Tra fotografia e musica, intervista a Chi Modu, fotografo delle stelle rap

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Non immaginate che onore sia stato per me intervistare Chi Modu. E’ tra i fotografi più quotati al mondo. Ha centinaia di migliaia di follower su Instagram ed è seguito, oltre che dai rapper, anche da modelle e influencer. Ma la sua credibilità non è attestata dalla popolarità sul web ma dalla sua immensa arte: ha scattato le immagini più note di rap stars come Biggie, Tupac, Eazy-EOl’Dirty, Method Man, Nas e Snoop Dogg.

Chi Modu è unico nel suo genere, con una visione ampia sia del mondo che della fotografia.

Ed è per questo che la sua mostra, realizzata in giro per il mondo da New York a Berlino passando per Sao Paolo, è intitolata ‘Uncategorized‘. Con lui ho parlato del rapporto tra fotografia e musica.


Sappiamo quanto è importante il ruolo dell’immagine nell’industria musicale soprattutto oggi, a causa dei social media come Instagram e Facebook. Da icona della fotografia quale sei, hai contribuito a modellare l’immagine degli artisti con cui hai lavorato. Com’è cambiata la relazione tra le foto e la musica negli ultimi 20 anni?

Penso che le foto oggi siano più importanti che mai. La maggior parte della musica viene acquistata in digitale e quindi non si lavora su l’artwork così come in passato accadeva col vinile. Le persone potevano studiare l’album, guardare le note in copertina, e chi aveva lavorato al disco dando un’occhiata al retro. Oramai il telefono cellulare domina le nostre vite e quindi anche l’aspetto grafico è fondamentale per gli artisti. Le immagini sono un metodo di interazione. E credo che la difficoltà oggigiorno sia quella di utilizzare delle immagini che non hanno lunga durata ma sono limitate al presente. Ma la realtà è che queste grafiche resteranno attorno al tuo progetto o alla tua band per il resto della tua carriera. Quindi è molto importante studiare una strategia che funzioni a lungo termine. Viviamo nella generazione di Snapchat dove tutto è pensato per un breve e non lungo termine.

Dall’analogico al digitale. Qual è il nuovo tipo di approccio che un artista fotografico deve avere durante uno shooting in questa “nuova era”?

Questo è un tema interessante da affrontare perché la gente alcune volte confonde la fotografia con i mezzi che si utilizzano per produrla. Quello che voglio dire è che vedo molti artisti che parlano del fatto che i servizi fotografici vengono fatti su pellicola. E vedo gente dare specifiche tecniche sulla loro camera e quello che hanno fatto durante il giorno. Ma in realtà se la fotografia che hanno scattato mi colpisce emotivamente, allora potrei volerne sapere di più sul processo creativo. In definitiva quello che conta è il quadro non certo se è digitale, in pellicola o quale attrezzatura viene utilizzata. La tua foto mi deve colpire senza che io sappia i dettagli di realizzazione. Quindi penso che la gente debba allontanarsi dalla spiegazione degli aspetti tecnici e di come sono arrivati alla loro immagine perché, in effetti, io dovrò essere attratto dalle immagini presenti nell’inquadratura. Se non mi colpiscono, non me ne frega niente se l’hai scattata col cellulare, con una fotocamera o con una buona digitale. Non importa. Quindi usare un solo tipo di formato per me è sciocco. 
Bisogna usare qualsiasi cosa funzioni. A volte l’unica fotocamera a disposizione è quella del cellulare e può bastare. Ma i fotografi professionisti vogliono sempre ottenere il meglio. Quindi è importante assicurarsi di avere la migliore attrezzatura disponibile ma non facendosi coinvolgere dall’attrezzatura.

Hai fotografato i più importanti artisti hip hop tra cui Biggie, Tupac, Snoop, Ol’ Dirty, Method Man, Eazy, Nas. Ti va di raccontarmi qualche aneddoto rispetto al loro approccio alla fotografia?

Penso che un sacco di star, che siano Tupac o Snoop alle prime fasi della loro carriera, pur avendo familiarità con la fotografia, non sanno davvero come rilassarsi e essere se stessi davanti a una telecamera. Quando riesci a catturare gli artisti, diventa responsabilità del fotografo aiutarli a essere rilassati e a far si che siano ciò che sono veramente e non quello che il pubblico pensa che siano. Questo è sempre stato il mio approccio sia quando parliamo di Eazy-E che di Method Man o altri. Devo passare abbastanza tempo con loro in modo tale che possano rilassarsi e essere se stessi davanti alla telecamera. 
Questo accade anche quando ho poco tempo. Il mio scopo è quello di farli rilassare perché, una volta fatto, la macchina fotografica non è invadente. Questo è quello che a volte dimentichiamo. Quando entra in gioco la camera può essere invadente. L’umore cambia. Quindi è importante sapere che corri questo rischio con l’obbiettivo di portare la situazione alla normalità e produrre un buon lavoro. Se catturi l’immagine di chi non è in posa, puoi ottenere l’essenza di chi sono veramente. Quando inizi uno shooting ti renderai conto che all’inizio il soggetto è un po’ in tensione ma appena si adattano al fotografo, ci si allenta.
Come spesso dico se il soggetto non appare bene in foto, è perché il fotografo non lo ha saputo interpretare bene. Quindi è proprio il fotografo che ha la responsabilità di scattare al momento giusto e dobbiamo utilizzare qualsiasi strumento nel nostro arsenale per essere in grado di farlo.

La tua arte è il risultato dell’immigrazione, dell’incrocio tra mondi, così come accade con il rap. Come pensi che l’arte possa sopravvivere in questo nuovo mondo che vuol chiudere i confini?

Credo che l’immigrazione porti le persona a condividere idee da diverse parti del mondo e non solo delle idee ma anche cibo, sapori, suoni, odori, tutto: è quello che fa andare avanti il mondo. L’isolamento non funziona perché puoi costruire tutti i muri che vuoi ma con la tecnologia oggi è facile aggirare i muri fisici. Io ho connessioni con le persone in tutto il mondo e son tutti fan dell’hip hop. Molto non parlano la mia lingua e io non parlo la loro ma entrambi parliamo hip hop. E c’è qualcosa in questo. Quindi penso che sia l’era della fine dei muri. Penso che sia arrivato il momento di unire le persone attraverso le loro differenze. Perché sono queste la bellezza della gente. Dobbiamo accettare le persone nello stesso modo in cui lo fa una fotocamera che ti consente di guardarle prima come essere umani per poi scoprire chi sono. Quando ho fotografato gli artisti hip hop, la mia missione era quella di mostrare i rapper come persone. Puoi avere la tua opinione sulla loro musica ma per me quello che conta è che tu le veda come persone. Questo è il trucco. Se umanizzi le persone, loro non sono solo ‘quelle persone’ ma diventano la persona. E questo può esser fatto da una fotocamera nelle mani giuste.

 

Carmine Errico

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