Hokusai: le 36 vedute del Monte Fuji arrivano al cinema

Prodotto da Nexo Digital e dal British Museum di Londra sarà nei cinema dal 25 al 27 settembre il documentario dedicato alla vita e alle opere del grande pittore giapponese

LE trentasei vedute del monte Fuji, Katsushika Hokusai.
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Katsushika-Hokusai.
Il temporale sotto la cima.
Arriva nelle sale italiane il film documentario, dedicato al grande pittore giapponese Katsushika Hokusai (1760-1849). Prodotto da Nexo Digital e dal British Museum di Londra in occasione della mostra, terminta il il 13 agosto 2017. 

Hokusai, tra i più amati artisti giapponesi, con la sua sublime arte, approda al cinema solo il 25, 26 e 27 settembre. Film evento che guiderà gli spettatori attraverso la vita e le opere di Hokusai. Un’occasione unica per chi ama l’arte orientale, con la possibilità di poter di poter gustare da un nuovo punto di vista le opere, la poetica e la storia del chimerico Katsushika Hokusai.

Artista giapponese Hokusai, più di ogni altro, ha rivoluzionato la storia dell’arte moderna in Occidente, la sua opera più conosciuta, La Grande Onda di Kaganawa. Famosa a tal punto da essere stata copiata e riprodotta quanto la Monna Lisa di Leonardo.  La più famosa serie ukiyo-e, avente il Monte Fuji come soggetto con La Grande Onda, la serie delle 36 viste del Monte Fuji. Non a caso Hokusai ha infatti ispirato artisti come MonetVan Gogh e Picasso e, con i suoi emoji, è stato e rimane il padre del manga moderno. Oltre che un’inesauribile fonte di spunti per gli artisti di oggi.

Il film cinematografico è co-prodotto con NHK (Japan Broadcasting Corporation), con riprese in 8K. Sarà erogato nei cinema di tutto il mondo per raccontare l’arte di Hokusai attraverso incredibili dettagli rivelatori. La prima parte, del documentario, sarà interamente dedicata alla vita del pittore, dopodiché  condurrà il visitatore attraverso la mostra del British Museum Hokusai: Beyond the Great Wave.


Trailer del film prodotto dalla Nexo Digital. 

Hokusai dal British Museum

Il documentario dal titolo: Hokusai dal British Museum, è stato girato in Giappone , negli Stati Uniti  e in Inghilterra. Grazie ad esso sarà possibile “conoscere” il curatore della mostra Tim Clark; assieme ad esso ci sarà anche Roger Keyes. Keyes è uno tra gli studiosi che da quasi cinquant’anni si dedica alle stampe di Hokusai. Con l’opportunità di esaminare stampe e dipinti in nuovi modi – grazie ad anni di approfondimenti – sfruttando le potenzialità del digitale. Durante la proiezione del documentario i due storici proporranno anche nuove interpretazioni di opere famose. Analizzando l’opera di Hokusai a 360 gradi.

L’arte di Hokusai sarà indagata anche attraverso l’abilità degli artigiani giapponesi,  che riproducono le xilografie e i dipinti su seta del pittore. Condividendo appieno la convinzione che i grandi artisti migliorano solo con l’età, David Hockney celebrerà il lungo e intenso impegno di Hokusai.

Tra arte e natura

Hokusai nato nel 1760 in un Giappone, ritirato dal resto del mondo, vive e lavora principalmente nella grande città di Edo; l’odierna Tokyo. Impegna la sua vita studiando e celebrando la natura, all’infuori dell’esplorare dettagliatamente il mondo della natura e quello degli spiriti. I disegni “manga”, le stampe e i dipinti mostrano lo sguardo generoso e profondo con cui Hokusai indaga anche l’essere umano.

Agli albori della sua carriera sperimenta con lo stile Ukiyo-eL’arte del mondo galleggiante”. Ne sono esempio i suoi lavori composti da cortigiani, poeti e attori kabuki.  In seguito si convoglia  sulla natura e, soprattutto, sul Monte Fuji. Vulcano giapponese che per lui rappresentava una fonte sacra di longevità. Persino il simbolo stesso dell’immortalità. I suoi lavori raccontano di una personalità fuori dal comune, le sue realizzazioni segnarono un cambiamento irreversibile nel Giappone a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Libri illustrati, dipinti su rotoli e ventagli, raffinate xilografie policrome, spiccano nelle Ukiyo-e – “immagini del mondo fluttuante” – la vita di città in rapida trasformazione.

Katsushika-Hokusai.
La grande onda di Kanagawa.
L’onda e la montagna

Nelle stampe dell’artista geniale e travolgente che fu Hokusai ritroviamo un insieme di linee pure, di contorni netti e definiti che rappresentano il mone Fuji. La serie appartiene alle “Trentasei vedute del monte Fuji”, realizzata da Hokusai tra il 1826 e il 1833, tecnica utilizzata è l’incisione sul legno complessa e elaborata. Tipico stile giapponese: rappresentazione ridotta all’essenziale; senza alcun rilievo; dove la linea sola definisce le forme.

Per Hokusai il monte Fuji rappresentava il simbolo di tutto il Giappone e per questo voleva ritrarre in ogni suo aspetto. A ogni variare della luce e dell’atmosfera delle stagioni. Nella Grande Onda di Kanagawa adotta la nuova prospettiva, appresa dalle incisioni e dai dipinti di paesaggio che arrivavano, proprio allora, dall’Europa. Ciò che produsse ebbe un effetto abbacinante, un successo immediato che lo porto a dover aggiungere altre incisioni.

Fino a quel momento, Hokusai, era conosciuto soprattutto nelle classi più popolari: artigiani, mercanti, ecc.. Tra i pittori più tradizionalisti aveva avuto scarsi riconoscimenti. Era considerato  “ignobile e volgare” essendo privo di cultura letteraria, tanto che lui stesso, con un pizzico di ironia, amava definirsi “il contadino”.

Hokusai, con una curiosità insaziabile, ha seguito il suo talento lavorando sia in solitudine che con grandi maestri. Con uno spirito inquieto e desideroso di scoprire nuove cose viaggia per tutto il paese, raffigurando tutto ciò che incontra durante il suo cammino. Dopo vari percorsi scegli di chiamarsi: Gakojin, pazzo per il disegno.



Nella prefazione alle Vedute scrive:

Solo ora, a settantatré anni, ho capito, pressappoco, la conformazione degli animali, delle erbe, degli alberi e degli uccelli, dei pesci e degli insetti; a ottant’anni avrò fatto progressi ancora maggiori. Penetrerò a novanta il mistero delle cose. Raggiungerò a cento raggiungerò il grado puro della meraviglia; a centodieci, nella mia opera, tutto, anche una semplice linea o un punto, sarà una cosa viva”

A ottantotto anni, nel 1848, scrive:

Se il cielo mi desse ancora cinque anni di vita, potrei diventare un grande pittore”.

Nel maggio dell’anno successivo morirà, dopo avere composto il suo ultimo haiku:
Anche solo come anima, staccata dal corpo, me ne andrò, per diletto, sui prati d’estate”.

 

Felicia Bruscino




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