Hustle: il Brexit e la politica spiegata al tempo della grande finanza

Classe alta, media e bassa secondo i Monty Python
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Conoscete Hustle? E’ il titolo di un bellissimo telefilm britannico, ambientato a Londra e dintorni, prodotto da sua maestà la BBC (in Italia lo trasmetteva La7).

Hustle, che vuol dire truffa, racconta con stile un po’ Cool Britannia ma ironico e quanto mai british in senso tradizionale, le gesta di un gruppo di truffatori di professione – gente di talento e molto smart, ma dal passato tormentato – il quale si muove come un branco di piranha in un mondo di grossi squali, quello della City e della finanza d’assalto, che va spesso a braccetto con i barracuda della malavita organizzata.

Hustle
Classe alta, media e bassa secondo i Monty Python

Ma le storie non hanno nulla a che vedere con quelle che denunciano “dall’interno” quel mondo, e per certi aspetti seguono la falsariga di classici come la Stangata – dove il meccanismo della truffa è comprensibile anche agli incolti, perché non si basa sugli algoritmi telematici della finanza, ma sullo sfruttamento della psicologia della vittima e del suo ambiente.

La genialità della serie è infatti che riesce a dimostrare il parallelismo fra il mondo della truffa “spicciola” o “di strada” e quello della finanza tecnocratica.

Alla base, c’è il seguente principio-guida : “se vuoi truffare qualcuno, trova qualcuno che vuole qualcosa in cambio di niente, e dagli niente in cambio di qualcosa”.

La globalizzazione finanziaria: the maximum Hustle

E infatti alla base della crisi esplosa nel 2008, ve l’assicuro, c’è lo stesso meccanismo : vendere cartaccia (come quella contenuta in molti subprime) alla gente – che pur sapendo di non avere garanzie accettava di contrarre debiti e mutui, credendo di esser furba e farla franca.

D’altronde, come spiegò lapidariamente lo storico Marc Bloch, “il capitalismo è quel sistema dove nessuno paga mai i debiti”. L’economia per certi aspetti si autoalimenta, sulla base di aspettative di futuri guadagni che ripaghino debiti e crediti, e così all’infinito.

Ma siccome l’infinito è un concetto solo matematico, e alla base dell’economia ci deve pur essere qualcosa di concreto, periodicamente il castello di sabbia viene raggiunto dalla marea. E chi rimane con la carta straccia è fregato.

In generale, alla base del ventennale e più periodo che abbiamo vissuto, c’è lo stesso future, la stessa promessa di future, certe, vicine magnifiche sorti e progressive : ricchezza per tutti.

La globalizzazione avrebbe conseguito progressi da tutti i punti di vista: occupazione, stipendi, circolazione della cultura, comodità eccetera. Avrebbe anche aiutato la vittoria dell’Occidente democratico-liberale.

A tutt’oggi così non è andata.

Le classi lavoratrici, e ormai anche la classe media constatano come le cose anzi siano andate per il verso opposto.

E questo è quanto mai vero nel Paese che è, ancor più di New York e degli Usa, per molti aspetti, il centro della civiltà finanziaria capitalistico-globale: la Gran Bretagna, Londra, la City – la nuova Urbe.

Al netturbino o all’impiegato, come è stato detto da David Randall, la globalizzazione e le meraviglie della City non hanno portato altro che la necessità di andarsene a vivere sempre più lontano dal centro, dalla City, dato che il costo delle case è aumentato vertiginosamente negli anni – poiché in quel Paese vige un regime di deflazione sistematica : il che vuol dire in soldoni, è il caso di dirlo, che le cose costano un sacco, proprio perché l’economia britannica si basa sulla compravendita di denaro da e per tutto il mondo, grazie agli alti tassi di rendimento .

La politica al tempo della grande finanza: una truffa ?

Il risultato quale è stato? Sul piano elettorale, ci sono state due fasi, che hanno interessato le varie democrazie.

Una corrisponde all’inizio del periodo di espansione economico-finanziaria, o in cui comunque l’ideologia neoliberista ha saputo persuadere tante persone con la promessa che ognuno si sarebbe singolarmente arricchito, e al diavolo il resto della comunità: l’era di Thatcher e Reagan.

In questa fase i partiti di sinistra hanno perso forza ed elettori già a partire dagli anni 80 (la caduta del Muro ha contribuito), mentre la classe media è tornata a votare massicciamente a destra.

Certo, i socialisti hanno saputo difendersi, e anzi nei 90, tutto sommato ancor più venati di ottimismo, le coalizioni di centrosinistra sono arrivate a governare quasi dappertutto.

Lì forse va situato il no turning point della crisi politica: i progressisti si sono mantenuti sostanzialmente nel solco del neoliberismo finanziario, alla Clinton-Blair, eliminando ogni ostacolo alla libera circolazione dei capitali – ma senza promuovere corrispondenti forme di governo globale delle istituzioni e dell’economia.

E’ nata così la Ue che conosciamo, con l’Euro ma senza un governo comune dell’economia – ma con un comune regime economico di austerity.

Così, sempre più la bilancia si è inclinata verso destra, e i socialisti sono precipitati nella crisi.

La seconda fase però è arrivata dopo la crisi più recente: inizialmente, com’è caratteristico dei periodi di vacche magre, essa ha ulteriormente favorito i partiti conservatori coi loro programmi di austerity alias deflazione – togliere ricchezze ai meno abbienti per girarli semmai, indirettamente ma non solo, ai più ricchi. Sulla scia dei tagli alle tasse di Bush jr.

Ma poi, dato che la spirale dell’austerity non finiva mai, molti elettori si sono accorti di essere vittima di questa hustle, e hanno preso piede i movimenti cosiddetti populisti : marchiati ormai tutti indistintamente e condannati univocamente al girone della irrazionale demagogia, anche perché non hanno più questa fiducia o piuttosto fede religiosa nel progresso. Fra questi, i Cinque Stelle da noi e lo Ukip di Farage in Inghilterra.

A una sinistra che stenta ad arrivare al 25-30 %, si è aggiunta una destra “europea” che si trova in una simile situazione.

E’ dappertutto così.

Le elezioni e i referendum spiegati da Hustle

Che diavolo c’entra Hustle? Ve lo spiego.

La truffa della globalizzazione non politica ma solo finanziaria è stata ormai in grossa parte svelata al mondo.

Ma certo il complesso sistema che l’aveva architettata e gli uomini e le donne che l’hanno incarnato non per questo accettano di fare la fine di una qualsiasi Vanna Marchi.

Lottano.

Uno degli stratagemmi di questa lotta è stato proprio quello di appoggiarsi (ed è già da un bel po’) ai partiti di sinistra ex-nemici e soprattutto al loro patrimonio di valori, elaborazioni ideologiche, e di militanti – con la loro fede, con la loro speranza, con la loro abitudini a votare sempre alla stessa maniera.

In un modo o nell’altro, 25+25 fa 50, e tanto basta per governare.

Il trasformismo di quella sinistra, che doveva trasbordare a destra i voti popolari, è stata una carta jolly di impagabile valore – altro che carta straccia. Agitare di volta in volta lo spauracchio di Berlusconi, o il babau dello spread, e’ stato un eccellente sistema.

Per fare un salto in Italia, questa era l’hustle, la prospettiva preparata da Bersani nel 2013, cioè la nuova grossa coalizione con Monti e dintorni : gli italiani l’hanno capito e l’hanno punito.

La nuova mossa dell ‘establishment ( e sia chiaro che rivendico la legittimità scientifico-analitica di questo termine) è stata alla fine di trovare una figura sostanzialmente conservatrice, se vogliamo centrista, dal tratto moderno e giovanile, che fungesse da catalizzatore dei voti mancanti ormai sia da un lato che dall’altro della grande coalizione che è di fatto al governo.

Un “grillino di regime”. Bel hustle davvero.

All’inizio ha funzionato, anche troppo bene : ma come vediamo, a lungo andare la regola lincolniana per cui “puoi ingannare molti per poco tempo, o pochi per sempre, ma non molti per sempre” si sta confermando.

A furia di austerity, il numero di elettori che non vota, o vota per i sedicenti nemici del sistema, dichiarandosi né di sinistra né di destra, aumenta di giorno in giorno. E per Renzi il tempo dei trionfi appare lontano.

Cameron e la sua furbizia spiegata da Hustle

Tornando in Gran Bretagna: là vige il sistema maggioritario più limpido del mondo, in cui quasi mai serve il 50% dei voti popolari per governare, per cui sinora la crisi politica era stata arginata.

Sinora, cioè sino al 2015: quando, è bene ricordarlo, se Cameron vinse così sorprendentemente bene le elezioni, fu perché recuperò molti voti a destra allo Ukip di Farage o all’astensione, a seguito della promessa di indire il referendum sulla Brexit. D’altronde fra gli stessi Conservatori gli euroscettici non sono mai stati pochi, e la richiesta di referendum era datata.

Referendum che addirittura Cameron ha anticipato di un anno : pensando di mettere a segno lui la stangata, o l’hustle.

Mentre i Conservatori stravincevano, i Laburisti a guida moderata crollavano – finendo per trovarsi come segretario un rappresentante dell’estrema sinistra, come mai in precedenza : Corbyn.

La sinistra non difendendo più i propri elettori tradizionali, ha continuato là come altrove il proprio declino. Ed aver cambiato rotta non ha invertito la discesa : anzi, i risultati del nuovo leader Corbyn sono stati pessimi, ad elezioni recenti.

Ma, ed ecco il punto, ai Conservatori ovviamente questo stava bene ma, alla maniera degli italiani, contavano sempre sui voti rimasti ai laburisti per ottenere il 50% a favore della permanenza nella Ue, in occasione del referendum.

La truffa architettata da Cameron consisteva infatti nel prendersi i voti dei laburisti, da sempre tutto sommato più europeisti dei conservatori, sia perché in effetti ai lavoratori non viene granché dalla Brexit, sia perché da sempre la sinistra non è nazionalista ed è aperta al mondo.

E’ stato detto che questa è stata invece l’occasione che tanti esclusi hanno colto per sentirsi di nuovo al centro della City- della Pòlis – e padroni della propria vita ; di veder contare il proprio voto; di dare un bel calcione alle élites cosmopolitche ; e anche di gridare “muoia Sansone…”. O magari di sentirsi per una volta Davide che abbatte Golia, come prometteva Marx.

Cameron e i media che lo sostengono e sostengono la destra lì e altrove, in primis il gruppo Murdoch, hanno creduto di poter continuare a propagandare i propri slogan euroscettici, quando non proprio xenofobi e antieuropei, contando sul fatto che a cavare le castagne dal fuoco sarebbero giunti i voti di sinistra, a far da stampella al sistema.

Insomma, Corbyn doveva essere il paradossale “utile idiota” dei Conservatori– l’opposto di quanto sperava Lenin cent’anni fa!

Ma a furia di scherzare col fuoco, o di fare gli apprendisti stregoni, il genio (del gretto nazionalismo) è scappato dalla lampada, e vallo a recuperare.

Il tanto agognato tracollo dei laburisti ha portato come risultato che i conservatori si sono ritrovati come leader della sinistra proprio un antieuropeista : Corbyn aveva già votato no al referendum per entrare nel mercato unico nel 1975, e le sue posizioni sono, per tanti aspetti, quelle dei comunisti della guerra fredda nemici della Cee.

Questo spiega come non stia aiutando in generale le sorti dei laburisti, ma spiega soprattutto il suo modesto contributo alla campagna per rimanere nella Ue. E d’altronde, è difficile dire quanti ex laburisti avrebbe potuto recuperare a quella causa, anche se avesse voluto – per i motivi suddetti.

Il risultato è stato così che la somma delle voti pro-Ue e quindi, di fatto, pro-sistema, non abbia raggiunto il fatidico 50%.

Addio Hustle !

Questo spiega anche la rabbia con cui Cameron, ieri, abbia consigliato a Corbyn di dimettersi come lui – considerazione davvero inusuale, da parte del leader di governo dimissionario nei confronti del rappresentante dell’opposizione.

Cameron infatti si è sentito tradito da colui, il povero, onesto e dignitoso Corbyn, che doveva invece salvarlo( facendo da vittima della sua Hustle).

Voleva i “suoi” voti, senza dare in cambio politiche sociali più espansive, perché credeva che comunque sarebbe stato accontentato, dato che Europa e globalizzazione per la sinistra sono per definizione un bene.

Prova quindi la stessa rabbia di quei personaggi di Hustle, alla fine di ogni bellissima puntata, quando si accorgono di essere stati gabbati per mezzo della propria stessa presunta scaltrezza e della propria avidità.

Cameron voleva qualcosa, in cambio di niente – ed ha avuto niente, in cambio…della propria poltrona.

ALESSIO ESPOSITO

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