I rischi dell’intelligenza artificiale nell’era del post-umano

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

 


Sabatina Napolitano www.ultimavoce.it

Di Sabatina Napolitano


I rischi dell’intelligenza artificialeDalla breve biografia di Alessandro Curioni pubblicata sul volume “Certe morti non fanno rumore” edito Chiarelettere si evince che anche questo testo parlerà di Leonardo Artico (personaggio già apparso in altri suoi romanzi).

“Alessandro Curioni (1967) nasce giornalista e nel 2003, dopo un biennio di studio, pubblica per Jackson Libri il volume Hacker@tack dedicato alla sicurezza informatica. Da questa esperienza, e dopo sette anni nel settore, fonda nel 2008 Di.Gi. Academy, azienda specializzata nella formazione e nella consulenza nell’ambito della cybersecurity, della quale è azionista e presidente. È autore di saggi di successo, divulgatore, docente universitario e commentatore tra l’altro per Rai, “Il Sole 24 Ore” e Class Cnbc. Il suo primo romanzo, Il giorno del Bianconiglio (Chiarelettere 2021), ha come protagonista l’esperto di cybersecurity Leonardo Artico.”

Scritto in terza persona, il romanzo ci racconta di Leonardo Artico, e delle conseguenze nella sua vita dell’intelligenza artificiale. Non trattandosi di fantascienza (anzi i riferimenti sono talvolta realmente accaduti in ambito internazionale), il romanzo è inscrivibile nel genere dello spionaggio. Insieme a Leonardo troviamo altri personaggi come un uomo dei servizi segreti, una donna a capo di una big tech. Diviso in quarantotto capitoli e un epilogo, la narrazione è descritta in un arco temporale da marzo a luglio. Il problema sollevato da Curioni sta proprio nell’intelligenza artificiale, in quali rischi andremo incontro non conoscendone il potenziale per intero. 

Un thriller vicino alla spy story che fa luce sui rischi dell’intelligenza artificiale, quindi. Un testo originale che appartiene al presente e al futuro come pochi altri. Un testo che nasce da una emergenza globale. Alessandro Curioni, docente di sicurezza dell’informazione alla Cattolica di Milano, esperto di cybercrime, di cyberwar, fondatore di DI.GI. Academy, ci spinge a una riflessione umana sulla realtà per come oggi è. Parte della nostra identità è spezzettata trai social media come Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), Microsoft (Linkedin) e Google (YouTube). E anche per chi non usa i profili social, inevitabilmente dovrà servirsene. Tutto è controllato dalla rete e la sicurezza quindi diventa un argomento fondamentale. 

È evidente che una delle necessità per il futuro sarà quella di orientare le nuove generazioni alla cybersecurity che è fatta principalmente dall’umano, dagli uomini, che svolgono ruoli di controllo come quelli delle forze dell’ordine -oserei dire- in un eccesso di trasparenza. In effetti le minacce che vengono dal terrorismo della rete, dai criminali, dagli eco terroristi, dagli hackers come dai pedofili, dalle mafie, dal riciclaggio dei soldi tramite reti digitali sono minacce serie dove la rete diventa reale, e perde la sua natura virtuale. 

Ecco che quindi il campo della sicurezza virtuale e digitale è un campo che ci protegge dall’ignoranza e anche dallo sconosciuto. Ciò di cui non siamo ancora antropologicamente consci ci preoccupa perché oscuro. La tecnica è l’arma che ancora come il fuoco prometeico ci restituisce la libertà da un potere che noi stessi abbiamo creato. Che cosa è il dark web? Se non una realtà nella realtà dove ribolle ciò che è la creazione del pensiero sottoforma di dati, dopotutto internet non è che una espansione del pensiero dell’uomo.

La sicurezza nei data protection è uno dei campi migliori dove applicare i principi di democrazia che hanno a che fare con le economie globali. Oggi che spiattelliamo tutto sui social parlare in termini di prudenza e riservatezza è probabilmente una filosofia molto vicina al significato delle nostre vite per cui la cyber security viene a diventare un ambito della morale e dell’antropologia. Sottovalutare il potenziale dell’antitodo equivale a soccombere al virus. Laddove la criminalità dilaga e bersaglia anche i singoli cittadini nei loro risparmi è evidente che non è possibile convivere con questa minaccia giornalmente. 

È probabile che nelle università del futuro la materia della ciber security sarà propedeutica non solo per gli informatici ma anche per i filosofi, i sociologi e gli antropologi. Il romanzo di Curioni mette in luce cosa potrebbe accadere “se”. 

Ma dice anche ciò che già accade in un quadro dove istruzione, prevenzione, consapevolezza dei rischi necessariamente fanno della formazione e dell’informazione il punto di partenza. 

Negli attacchi degli hacker restiamo ancora sconcertati e spesso non possiamo nemmeno rivolgerci ai carabinieri: basta aprire un sms, una mail e mettere dei dati. Addirittura chiamare ad un numero che ci compare sullo schermo dopo che il computer è stato mandato in tilt. Ci rubano i risparmi di una vita, ci minacciano per avere dei soldi e di fatto ci inguaiano una esistenza come lo sanno fare solo i criminali. È comune vivere con queste minacce? Soprattutto per la brava gente che usa le banche per conservare i risparmi conquistati con sudore e sangue? Capirete che non solo per il singolo, quindi, ma per la società globale è il momento che i governi si impegnino attivamente a una formazione continua. 

A cosa ci spingeremo se gli hacker saranno più intelligenti dei poliziotti della rete? Soccomberemo a una apocalisse annunciata o cominciamo a parlare dei problemi per quelli che sono? Il tentativo di Curioni non è solo pionieristico ma è anche affettivo. C’è necessità di trattare i soldi, le informazioni, con la protezione che ne avremmo se li conservassimo nel nostro intimo. La rete deve lavorare come un sistema di sicurezza dove comunicarsi in quanto identità non vuol dire esporsi all’essere nudi per essere derubati. Sono messaggi sublimali sbagliati che passano con la pubblicità che corre nelle nostre vene. Una pubblicità che non include ancora il ruolo fondamentale della cybersecurity. 

Non è giusto verso noi stessi lasciarci morti, ma è il momento di risvegliare le nostre anime nel senso della sicurezza. Non bastano i messaggi che la banca ci invia per dirci di non regalare dati a strane email o sms. Gli hacker sono intelligenti e corrono almeno quanto i buoni. Ma questo non deve più essere un mondo di buoni e cattivi ma di esperti che proteggono e soldi che vengono investiti per sistemi sicuri. 

È il tempo in cui il Face ID così come l’impronta digitale, come i passaggi che facciamo tracciandoci tramite le intelligenze artificiali si innestino all’umano con la pace e la consapevolezza che contraddistingue gli esseri intelligenti. 

Se è vero che il globale ci rende una famiglia antropologica, il senso di una collettività sta nell’evolversi non nel soccombere per cui è reale il grido alla difesa. 

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *