L’ingegneria climatica a confronto con le eruzioni vulcaniche

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L’ingegneria climatica, detta impropriamente anche geoingegneria, è l’insieme delle tecnologie proposte per tentare di contrastare su scala planetaria le cause o gli effetti dei cambiamenti climatici. Probabilmente avete sentito (o letto) il termine usato a sproposito in ambito complottista per riferirsi a chissà quali loschi disegni di manipolazione del clima da parte di poteri più o meno occulti, in realtà la posizione degli scienziati è che sarebbe preferibile non interferire col clima a livello globale ma potremmo essere costretti, se le sofferenze per via del cambiamento climatico diventassero troppo grandi cercare di contrastarle con un intervento di ingegneria climatica potrebbe essere il male minore, l’unica via per limitare i danni.
Dal momento che sappiamo che le emissioni di imponenti eruzioni vulcaniche hanno modificato il clima (temporaneamente) raffreddandolo (rendendo l’atmosfera più opaca e dunque lasciando filtrare meno radiazione solare) gli interventi di ingegneria climatica che vengono ipotizzati si basano su quelle, ma ora uno studio dalla Carnegie Institution for Science ha messo a confronto simulazioni riguardo la geoingegneria con le eruzioni vulcaniche e ha trovato che non sono perfettamente sovrapponibili.


Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters.
Sia nel caso delle eruzioni che di interventi di ingegneria climatica che prevedono di pompare costantemente aerosol nell’atmosfera si registra una differenza di raffreddamento tra la terra e gli oceani (la terra si raffredda più velocemente),  ma nel caso delle eruzioni questa differenza è più pronunciata. Dunque ricapitolando: l’intervento di ingegneria climatica consiste in un intervento protratto nel tempo, l’effetto dell’eruzione dura pochi anni; nel caso dell’eruzione la terra si raffredda di più; maggior differenza di raffreddamento della terra rispetto al mare significa maggior impatto sul ciclo delle acque, le precipitazioni diminuiscono sulle terre emerse causando penuria d’acqua per le popolazioni.
La conclusione è che le eruzioni vulcaniche non sono buoni modelli per gli interventi di ingegneria climatica, ma questo non vuol dire che gli scienziati auspichino il ricorso a queste tecniche come il più desiderabile degli scenari, lo scenario preferito rimane limitare le emissioni di gas serra, però dobbiamo continuare a studiare gli scenari di geoingegneria in modo che se ci si dovesse arrivare potremo prendere decisioni informate.

Roberto Todini

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