L’Italia dichiara guerra alla Germania il 13 ottobre 1943, poco più di un mese dopo l’annuncio dell’armistizio con gli Alleati. Il governo guidato da Pietro Badoglio aprì così formalmente le ostilità contro quello che fino a poche settimane prima era stato il principale alleato del regime fascista. Il passaggio, però, non trasformò il Regno d’Italia in una potenza alleata: Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica gli riconobbero lo status di cobelligerante, mentre la penisola era divisa tra il Regno del Sud, l’occupazione tedesca, la Repubblica sociale italiana e una Resistenza in via di organizzazione.
Dalla caduta di Mussolini all’armistizio
La dichiarazione del 13 ottobre arrivò al termine di una trasformazione iniziata durante l’estate. Il 25 luglio 1943, dopo lo sbarco alleato in Sicilia e la crisi interna al fascismo, Benito Mussolini venne destituito e arrestato. Vittorio Emanuele III affidò il governo al maresciallo Pietro Badoglio.
Il nuovo esecutivo dichiarò inizialmente che la guerra sarebbe continuata, mentre avviava trattative segrete con gli Alleati. Il 3 settembre venne firmato a Cassibile l’armistizio tra l’Italia e le potenze alleate. La sua esistenza fu annunciata l’8 settembre, quando Badoglio comunicò via radio la cessazione delle ostilità contro le forze angloamericane. Un secondo documento, il cosiddetto armistizio lungo, venne firmato a Malta il 29 settembre e precisò ulteriormente le condizioni imposte all’Italia.
L’annuncio dell’8 settembre lasciò gran parte delle forze armate senza direttive sufficientemente chiare su come comportarsi nei confronti dei tedeschi. Il re, Badoglio e altri esponenti della struttura militare e governativa abbandonarono Roma e raggiunsero Brindisi. Nel frattempo la Germania mise in atto i piani preparati per occupare il territorio italiano e disarmarne le forze armate.
Da quel momento la guerra nella penisola cambiò natura.
L’occupazione tedesca
Le truppe tedesche occuparono rapidamente gran parte dell’Italia centro-settentrionale. A Roma reparti italiani e civili tentarono di opporsi all’avanzata germanica, combattendo anche a Porta San Paolo tra il 9 e il 10 settembre. La resistenza venne sopraffatta e la capitale cadde sotto il controllo tedesco.
Situazioni analoghe si verificarono in numerose località italiane e nei territori occupati dalle forze italiane all’estero. Migliaia di militari dovettero decidere se continuare a combattere al fianco della Germania, consegnare le armi oppure opporsi ai tedeschi.
Centinaia di migliaia di soldati italiani furono catturati. La Germania li classificò successivamente come Internati militari italiani, sottraendoli alle tutele che sarebbero derivate dal riconoscimento dello status di prigionieri di guerra. Molti furono deportati e impiegati nel lavoro coatto.
L’8 settembre aveva quindi posto fine all’alleanza militare costruita durante il fascismo, senza determinare immediatamente uno stato di guerra formale tra il Regno d’Italia e la Germania.
Mussolini e la Repubblica sociale italiana
La situazione divenne ulteriormente intricata dopo la liberazione di Mussolini dalla prigionia di Campo Imperatore, avvenuta il 12 settembre per opera di un reparto tedesco. Trasferito in Germania e successivamente rientrato in Italia, Mussolini assunse la guida di un nuovo regime fascista.
Il 23 settembre 1943 nacque la Repubblica sociale italiana, strettamente dipendente dalla presenza militare tedesca e insediata nei territori controllati dalla Wehrmacht.
La penisola risultò così politicamente e militarmente frammentata. Nel Mezzogiorno operavano il governo monarchico e gli Alleati. Nel Centro-Nord l’occupazione tedesca conviveva con le strutture della RSI. Intanto prendevano forma le organizzazioni della Resistenza.
Il 9 settembre era stato costituito a Roma il Comitato di liberazione nazionale, nel quale confluirono diverse forze antifasciste. La guerra contro l’occupazione tedesca sarebbe stata combattuta quindi sia dalle forze regolari dipendenti dal governo monarchico sia dalle formazioni partigiane, con strutture e orientamenti politici differenti.
La scelta del governo Badoglio
Per il governo di Badoglio esisteva anche un problema diplomatico. L’Italia aveva firmato una resa con gli Alleati e rimaneva sottoposta alle condizioni dell’armistizio. Il governo cercava però di ottenere un riconoscimento del contributo italiano alla guerra contro la Germania.
La possibilità di attribuire all’Italia lo status di cobelligerante era stata discussa con gli Alleati già nelle settimane precedenti. Il generale Dwight D. Eisenhower considerava utile rafforzare il governo italiano e impiegare le sue forze contro i tedeschi, mantenendole allo stesso tempo sottoposte alle condizioni armistiziali.
La differenza terminologica era sostanziale. Dichiarare guerra alla Germania non significava cancellare la precedente partecipazione italiana al conflitto al fianco dell’Asse, né trasformare automaticamente il Paese in uno degli Alleati.
L’Italia poteva combattere contro lo stesso nemico delle potenze alleate mantenendo una posizione giuridica distinta.
Il 13 ottobre 1943
La decisione venne formalizzata il 13 ottobre 1943.
Badoglio aveva anticipato a Eisenhower che Vittorio Emanuele III aveva dichiarato guerra alla Germania e che la comunicazione formale sarebbe stata consegnata attraverso le rappresentanze diplomatiche. Un telegramma diplomatico statunitense del 12 ottobre riferiva che inizialmente si era ipotizzato un annuncio del re, mentre si preferì infine affidare a Badoglio la comunicazione pubblica.
La rottura con la Germania diventava così formalmente uno stato di guerra.
Nello stesso giorno Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica diffusero una dichiarazione congiunta. Le tre potenze accettavano la cooperazione del governo e delle forze armate italiane nella guerra contro la Germania e riconoscevano all’Italia la posizione di cobelligerante.
Il documento conteneva però una precisazione fondamentale: la cobelligeranza non modificava automaticamente le condizioni dell’armistizio, che continuavano ad avere pieno valore. L’Italia rimaneva dunque un Paese sconfitto sottoposto alle clausole della resa, pur partecipando militarmente alla guerra contro la Germania.
Anche il successivo trattato di pace avrebbe ricordato questa successione di eventi: caduta del fascismo, armistizio, partecipazione delle forze governative e della Resistenza alla guerra contro la Germania e dichiarazione di guerra del 13 ottobre.
Cobelligeranti, senza diventare Alleati
La formula della cobelligeranza consentiva di tenere insieme due elementi apparentemente contraddittori.
L’Italia aveva partecipato alla guerra di aggressione del fascismo e aveva combattuto per più di tre anni insieme alla Germania. Questa responsabilità non scompariva con il cambio di governo. Il futuro trattato di pace avrebbe infatti richiamato esplicitamente la responsabilità dell’Italia fascista nella guerra.
Allo stesso tempo, dopo l’armistizio forze italiane combattevano ormai contro i tedeschi. Gli Alleati avevano quindi interesse militare a utilizzare uomini, mezzi e strutture del Regno d’Italia senza riconoscergli immediatamente una posizione equivalente alla propria.
Un documento diplomatico britannico sintetizzava con particolare chiarezza questa distinzione: la cobelligeranza era sufficiente e la dichiarazione di guerra avrebbe reso il governo italiano cobelligerante, senza farne un alleato.
È uno degli elementi essenziali per comprendere il 13 ottobre. Definire semplicemente l’Italia “alleata degli angloamericani” dopo quella data cancellerebbe la particolare condizione internazionale nella quale si trovava il Paese.
Gli italiani tornano a combattere contro i tedeschi
La cobelligeranza ebbe anche conseguenze militari concrete. Le forze fedeli al governo del Sud vennero progressivamente impiegate nelle operazioni contro la Germania.
L’esercito ricostituì reparti destinati a combattere accanto alle forze alleate. Uno dei primi momenti importanti arrivò nel dicembre 1943 con i combattimenti di Montelungo, durante la campagna d’Italia. Successivamente il contributo militare italiano aumentò attraverso il Corpo Italiano di Liberazione e i Gruppi di Combattimento.
Aeronautica e Marina parteciparono a loro volta alle operazioni della cobelligeranza.
Parallelamente, nei territori occupati si sviluppava la lotta partigiana. Le formazioni della Resistenza avevano origini politiche differenti e rapporti spesso difficili con il governo monarchico, ma combattevano anch’esse contro l’occupazione tedesca e contro la Repubblica sociale italiana.
La documentazione utilizzata durante la preparazione del trattato di pace avrebbe riconosciuto espressamente il contributo alla guerra contro la Germania sia delle forze armate governative sia del Movimento della Resistenza.
Un Paese diviso
La dichiarazione del 13 ottobre non ricompose l’Italia. Formalizzò piuttosto una delle fratture che già attraversavano il Paese.
Esistevano due autorità italiane contrapposte. Il governo monarchico combatteva come cobelligerante insieme agli Alleati, mentre la Repubblica sociale continuava la guerra al fianco della Germania. Nei territori occupati, partigiani italiani combattevano tedeschi e fascisti repubblicani.
A questa divisione politica si aggiungevano occupazione militare, deportazioni, bombardamenti, rappresaglie e massacri contro la popolazione civile. La campagna militare sarebbe proseguita lungo la penisola fino alla primavera del 1945.
Anche la questione istituzionale rimaneva aperta. Nella dichiarazione congiunta del 13 ottobre, Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica riconobbero l’impegno del governo italiano a lasciare alla popolazione la scelta della futura forma democratica dello Stato una volta espulse le forze tedesche.
Quella scelta sarebbe arrivata dopo la guerra, con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
La rottura definitiva dell’alleanza con Hitler
Il 13 ottobre 1943 segnò dunque la formalizzazione di una situazione prodotta dal crollo del regime fascista, dall’armistizio e dall’occupazione tedesca. Il Regno d’Italia entrò ufficialmente in guerra contro la Germania mentre una parte consistente del territorio nazionale rimaneva sotto controllo tedesco e la Repubblica sociale italiana continuava a combattere dalla parte di Hitler.
Dire che quel giorno l’Italia passò semplicemente dall’Asse agli Alleati rischia perciò di nascondere la natura del passaggio. Il governo Badoglio rimaneva vincolato dalle condizioni della resa e ottenne lo status di cobelligerante, distinto da quello delle potenze alleate.
Da quel momento soldati del Regno, partigiani e forze alleate combatterono contro la Germania sul territorio italiano, pur appartenendo a strutture diverse e perseguendo prospettive politiche che non coincidevano necessariamente.
La dichiarazione di guerra rappresentò così uno dei passaggi della lunga transizione italiana tra la caduta del fascismo, l’occupazione tedesca, la Resistenza e la costruzione del nuovo ordinamento che sarebbe nato dopo la fine della guerra.
















