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Thomas Sankara, la rivoluzione interrotta del Burkina Faso

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15 Ott 2026
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Thomas Sankara, la rivoluzione interrotta del Burkina Faso 1
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Il 15 ottobre 1987 Thomas Sankara venne assassinato a Ouagadougou insieme a dodici suoi collaboratori durante il colpo di Stato che portò Blaise Compaoré al potere. Aveva 37 anni e governava il Burkina Faso dal 1983. In quattro anni aveva promosso campagne di vaccinazione e alfabetizzazione, politiche per l’emancipazione femminile, interventi contro la desertificazione e una linea economica fondata sull’autosufficienza. La sua morte interruppe l’esperimento politico avviato nel Paese e aprì i 27 anni di potere di Compaoré. Nel 2022 un tribunale militare lo ha condannato all’ergastolo in contumacia per complicità nell’assassinio di Sankara.


Dalla colonia francese all’Alto Volta indipendente

Thomas Isidore Noël Sankara nacque il 21 dicembre 1949 a Yako, nell’allora Alto Volta, colonia francese dell’Africa occidentale che avrebbe raggiunto l’indipendenza nel 1960. Entrò nell’esercito e completò parte della propria formazione militare all’estero, entrando in contatto con idee marxiste, panafricaniste e anticolonialiste che avrebbero influenzato la sua successiva esperienza politica.

L’Alto Volta indipendente aveva conosciuto una lunga successione di governi civili e militari, colpi di Stato e forti tensioni sociali. Sankara acquistò progressivamente notorietà nell’esercito e tra una parte della popolazione, costruendo un’immagine molto diversa da quella delle élite politiche che avevano governato il Paese.

Nel settembre 1981 venne nominato segretario di Stato all’Informazione nel governo del colonnello Saye Zerbo. Lasciò l’incarico dopo pochi mesi. Dopo un altro colpo di Stato, nel gennaio 1983 divenne primo ministro sotto la presidenza di Jean-Baptiste Ouédraogo. Le divergenze interne al governo portarono alla sua destituzione e all’arresto nel maggio dello stesso anno.

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La detenzione contribuì ad aumentare la mobilitazione dei suoi sostenitori.

La rivoluzione del 4 agosto 1983

Il 4 agosto 1983 un nuovo colpo di Stato guidato da Blaise Compaoré portò alla liberazione di Sankara e alla caduta del governo di Ouédraogo. A 33 anni, Sankara assunse la presidenza del Consiglio nazionale della Rivoluzione e la guida dello Stato.

Il nuovo governo presentò il proprio programma come una Rivoluzione democratica e popolare. L’obiettivo dichiarato era trasformare profondamente la struttura economica e sociale del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e coinvolgere direttamente la popolazione attraverso i Comitati di difesa della Rivoluzione.

Il progetto aveva una marcata impronta socialista e panafricanista. Sankara considerava il sottosviluppo africano anche una conseguenza dei rapporti economici costruiti durante il colonialismo e proseguiti dopo le indipendenze formali.

La sua politica avrebbe quindi riguardato contemporaneamente sanità, agricoltura, istruzione, condizione femminile, amministrazione pubblica, ambiente e rapporti internazionali.

Dall’Alto Volta al Burkina Faso

Una delle trasformazioni più visibili arrivò nell’agosto 1984.

Il nome Alto Volta, ereditato dall’amministrazione coloniale francese, venne sostituito con Burkina Faso. L’espressione combina parole provenienti da lingue locali ed è generalmente tradotta come “Paese degli uomini integri”.

Cambiarono anche la bandiera e l’inno nazionale. La scelta rientrava nel tentativo del governo di costruire un’identità politica svincolata dall’eredità coloniale.

Per Sankara l’indipendenza politica aveva infatti un valore limitato senza una maggiore autonomia economica. Da questa concezione derivavano tanto la promozione della produzione nazionale quanto la sua opposizione ai meccanismi attraverso i quali, secondo la sua analisi, le vecchie potenze coloniali continuavano a esercitare influenza sui Paesi africani.

Il Burkina Faso doveva produrre una parte crescente di ciò che consumava, valorizzare il lavoro contadino e ridurre la dipendenza dagli aiuti esterni.

Vaccinazioni, istruzione e sanità

La sanità pubblica divenne uno dei terreni principali dell’azione governativa.

Una delle iniziative più conosciute fu l’Operation Vaccination Commando del 1984. In circa due settimane furono vaccinati più di 2,5 milioni di bambini contro morbillo, meningite e febbre gialla. L’operazione mobilitò personale sanitario e strutture locali in tutto il Paese.

Il governo promosse inoltre la costruzione di strutture sanitarie e campagne per rendere maggiormente accessibili le cure nelle zone rurali.

Un impegno analogo riguardò l’istruzione. L’analfabetismo costituiva uno dei maggiori problemi ereditati dall’Alto Volta e vennero organizzate campagne di alfabetizzazione e iniziative per aumentare l’accesso alla scuola.

Questi programmi erano strettamente collegati alla concezione politica di Sankara. L’accesso all’istruzione e alla sanità veniva considerato parte della trasformazione delle condizioni materiali della popolazione e della costruzione dell’autonomia nazionale.

La terra e l’autosufficienza alimentare

Il Burkina Faso era un Paese prevalentemente agricolo, esposto alle conseguenze della siccità e della desertificazione del Sahel.

Il governo rivoluzionario intervenne sui rapporti agrari e cercò di aumentare la produzione alimentare nazionale. L’obiettivo era ridurre la dipendenza dalle importazioni e dagli aiuti internazionali, sostenendo i produttori locali.

Sankara collegava frequentemente la sovranità politica alla capacità di nutrire la popolazione con risorse prodotte nel Paese. Lo stesso principio veniva applicato all’abbigliamento e ad altri beni di consumo.

Nel suo celebre intervento davanti all’Organizzazione dell’Unità Africana ad Addis Abeba avrebbe sintetizzato questa impostazione chiedendo ai Paesi africani di produrre, trasformare e consumare in Africa ciò di cui avevano bisogno.

Anche le politiche ambientali avevano una funzione economica. Il governo organizzò campagne di riforestazione e interventi contro gli incendi, il taglio incontrollato della legna e il degrado dei terreni.

Thomas Sankara e le donne

La condizione femminile occupava uno spazio particolarmente importante nel progetto politico di Thomas Sankara.

Il governo contrastò i matrimoni forzati e le mutilazioni genitali femminili, promosse l’accesso delle donne all’istruzione e al lavoro e aumentò la loro presenza negli incarichi pubblici. Le donne parteciparono anche direttamente alle campagne sanitarie e alle organizzazioni rivoluzionarie.

Sankara sosteneva che una trasformazione della società fosse impossibile senza modificare anche i rapporti tra uomini e donne. La subordinazione femminile veniva inserita nella stessa analisi delle disuguaglianze economiche e sociali che la rivoluzione dichiarava di voler combattere.

Le sue posizioni erano particolarmente avanzate rispetto alla realtà sociale del Burkina Faso degli anni Ottanta, anche se le trasformazioni legislative e politiche non eliminarono pratiche e rapporti sociali profondamente radicati.

La questione femminile rimase comunque una componente riconoscibile dell’esperienza sankarista, anziché un elemento marginale del programma rivoluzionario.

Uno Stato meno costoso

Sankara cercò anche di costruire una rappresentazione del potere distante dai privilegi associati alla classe dirigente.

Il suo governo ridusse alcune spese dell’amministrazione e mise in discussione automobili di lusso, viaggi in prima classe e altri benefici concessi ai funzionari pubblici. Anche lo stile personale del presidente contribuì alla costruzione della sua immagine politica.

Dietro questi gesti esisteva una questione più ampia. In uno dei Paesi più poveri del mondo, Sankara riteneva incompatibile una classe dirigente caratterizzata da consumi molto superiori a quelli della popolazione.

Questa politica gli procurò consenso, accompagnato però da crescenti tensioni con settori dell’amministrazione, delle strutture tradizionali e della società.

Le contraddizioni della rivoluzione

L’esperienza di Sankara ebbe anche aspetti autoritari che una ricostruzione storica deve considerare insieme alle riforme sociali.

I Comitati di difesa della Rivoluzione disponevano di un’influenza considerevole nella vita politica e sociale. I Tribunali popolari della Rivoluzione furono utilizzati per processare persone accusate di corruzione e altri reati, ma il sistema rivoluzionario venne criticato per le limitazioni delle garanzie giudiziarie.

Sindacati e oppositori entrarono più volte in conflitto con il governo. Vi furono arresti arbitrari e restrizioni delle libertà politiche, contestate anche dalle organizzazioni per i diritti umani.

La rivoluzione sankarista fu quindi un’esperienza nella quale programmi sanitari, educativi e sociali particolarmente ambiziosi convivevano con una struttura politica che riduceva gli spazi del dissenso.

Negli ultimi anni dello stesso governo, Sankara riconobbe pubblicamente l’esistenza di deviazioni e tensioni interne alla rivoluzione. La presidenza del Burkina Faso ricorda che nel 1986 denunciò queste derive e richiamò i rivoluzionari all’unità, mentre all’interno del Consiglio nazionale della Rivoluzione si stavano ormai formando profonde divisioni.

La battaglia contro il debito africano

Una delle battaglie politiche per le quali Sankara sarebbe rimasto maggiormente conosciuto riguardava il debito dei Paesi africani.

Il 29 luglio 1987 partecipò al vertice dell’Organizzazione dell’Unità Africana ad Addis Abeba. Nel suo intervento propose la creazione di un fronte comune africano sul debito, sostenendo che i singoli Stati avrebbero avuto una capacità molto limitata di opporsi ai creditori internazionali se avessero agito separatamente.

Sankara interpretava il debito come parte della continuità dei rapporti economici stabiliti durante il colonialismo. Per questo chiedeva una risposta collettiva africana e collegava la questione finanziaria alla sovranità politica.

Il suo discorso non si limitava alla cancellazione del debito. Chiedeva anche di ridurre le spese militari dei Paesi poveri, creare un mercato africano maggiormente integrato e favorire la produzione locale.

La delegazione burkinabè presente al vertice indossava tessuti prodotti e confezionati nel Paese. Sankara utilizzò quell’esempio per spiegare concretamente cosa intendesse per autonomia economica: produrre in Africa, trasformare in Africa e consumare in Africa.

Meno di tre mesi dopo quel discorso sarebbe stato ucciso.

Il 15 ottobre 1987

Nel pomeriggio del 15 ottobre 1987, Sankara si trovava a una riunione presso il Conseil de l’Entente di Ouagadougou.

Un commando armato raggiunse l’edificio. Sankara e dodici uomini che si trovavano con lui furono uccisi. Aveva 37 anni.

Il colpo di Stato portò al potere Blaise Compaoré, fino a quel momento uno degli uomini più vicini a Sankara e protagonista insieme a lui della rivoluzione del 1983. La presidenza burkinabè colloca esplicitamente l’assassinio di Sankara nel golpe che consegnò il potere a Compaoré e pose fine ai quattro anni della rivoluzione.

Compaoré avrebbe governato il Burkina Faso per 27 anni, fino alle proteste popolari che lo costrinsero a lasciare il potere nel 2014.

Per molto tempo le circostanze e le responsabilità penali dell’assassinio rimasero prive di una conclusione giudiziaria. La caduta di Compaoré rese possibile riaprire il procedimento.

Il processo per l’assassinio di Sankara

Il processo iniziò a Ouagadougou nell’ottobre 2021, più di trent’anni dopo l’omicidio.

Tra gli imputati figuravano Blaise Compaoré, l’ex comandante della sua sicurezza Hyacinthe Kafando e il generale Gilbert Diendéré. Compaoré, che viveva fuori dal Burkina Faso, venne processato in contumacia.

Il 6 aprile 2022 il tribunale militare di Ouagadougou pronunciò le sentenze. Compaoré fu riconosciuto colpevole di attentato alla sicurezza dello Stato, complicità in omicidio e occultamento di cadavere e condannato all’ergastolo. La stessa pena venne inflitta a Kafando e Diendéré.

La sentenza modificò profondamente anche il modo in cui l’assassinio può essere raccontato sul piano storico. Le responsabilità di Compaoré non appartengono più soltanto alle accuse politiche formulate nei decenni successivi alla morte di Sankara: esiste un accertamento giudiziario del tribunale militare burkinabè, pronunciato nei suoi confronti in contumacia.

Nel luglio dello stesso anno Compaoré presentò pubblicamente le proprie scuse alla famiglia di Sankara e alla popolazione del Burkina Faso per gli atti che poteva aver commesso durante il proprio governo, senza assumersi direttamente la responsabilità dell’assassinio.

Quattro anni che cambiarono il Burkina Faso

Thomas Sankara rimase al potere soltanto dal 1983 al 1987. In quel periodo il suo governo tentò una trasformazione estremamente rapida di uno Stato povero e dipendente dagli aiuti esterni.

Alcuni risultati furono immediatamente visibili, come le campagne di vaccinazione e la mobilitazione per l’alfabetizzazione. Altre trasformazioni incontrarono forti resistenze oppure produssero contraddizioni. Il sistema rivoluzionario ridusse inoltre gli spazi concessi agli oppositori e ai sindacati, lasciando una parte controversa della sua esperienza di governo.

Sankara cercò contemporaneamente di spostare il discorso oltre i confini nazionali. Debito, autonomia economica, emancipazione femminile, ambiente e rapporti postcoloniali venivano interpretati come questioni africane, anziché esclusivamente burkinabè.

La sua morte del 15 ottobre 1987 interruppe quel progetto dopo quattro anni. Il governo di Compaoré prese progressivamente le distanze da numerose politiche del periodo precedente e costruì un sistema politico destinato a durare quasi tre decenni.

La figura di Thomas Sankara è rimasta legata proprio alla brevità di quell’esperienza e alle domande che aveva posto sulla possibilità per uno Stato africano di ridurre la propria dipendenza economica, trasformare le condizioni materiali della popolazione e ridefinire i rapporti con le ex potenze coloniali.

Il processo concluso nel 2022 ha aggiunto un elemento che per decenni era mancato alla ricostruzione della sua morte: una sentenza sull’assassinio che pose fine alla rivoluzione burkinabè e consegnò il potere a Blaise Compaoré.

Tags: Burkina FasopanafricanismoThomas Sankara
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