Italiani uccisi a Dacca, le autopsie raccontano l’orrore

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Le salme degli italiani uccisi a Dacca, arrivate in Italia, sono state trasferite al Policlinico Gemelli di Roma. Dall’autopsia dei corpi, emergerebbero particolari raccapriccianti. Le vittime non sarebbero state giustiziate come si credeva in un primo momento,  ma purtroppo si è infierito su di loro in modo barbaramente atroce. I corpi presentano mutilazioni da machete, colpi di arma da fuoco e percosse, nessuna delle quali mortali nell’immediato. I terroristi si sono divertiti a vederli agonizzare, sono stati attenti a non uccidere sul colpo, e come in un gioco sadico, hanno protratto più a lungo possibile le loro sofferenze. Una volta che la vita è scivolata via dai poveri malcapitati,  hanno continuato ad infierire anche sui corpi ormai privi di vita.

L’ORRORE  ai tempi di Facebook :

Chi si è salvato alla strage, ha raccontato che le vittime sono state costrette a consegnare ai loro carnefici, i telefoni cellulari e le password dei vari social, Facebook e Twitter su tutti. Una volta in possesso delle password, sarebbero entrati nei loro account per postare le foto delle torture e delle sevizie e per farli girare in rete dai membri di Isis. Intanto sarebbero al lavoro le maggiori piattaforme sociali, Facebook, Twitter e YouTube, per chiudere tutti gli account dei terroristi,  che da sempre si servono di questi mezzi per fare del proselitismo e per reclutare e tenere aggiornati i membri. Purtroppo è facile creare account falsi, ciò rende particolarmente ardua l’impresa di stanare tutti i terroristi ed escluderli dalla rete. Alcuni testimoni, hanno riferito addirittura,  che oltre alle armi, i terroristi avessero con sé portatili. Che il terrore viaggiasse in rete, lo si sapeva già da un pò,  ma che giocassero un ruolo così importanti i social, questa è una novità. Ed è spaventoso pensare che sia così facile per queste bestie far un pò quello che gli pare.

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