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Home Cultura

La Via Dell’Agave di Francesco Scopelliti

di admin
27 Giu 2016
in Cultura
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Agave in fiore

Il fiore che si staglia nel cielo

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Agave in fiore
Il fiore che si staglia nel cieloLa Talpa e l’Orologio, la “Centrale Sociale” di Imperia e Francesco Scopelliti

 

Conosco così, leggendo il libro La via dell’agave  di Francesco Scopelliti, Il Centro Sociale Autogestito di Imperia da quasi 28 anni nel territorio La Talpa e L’Orologio 

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Nei racconti di Francesco appena sfiorata la storia del centro, forse neppure nominato, ma vivo nei momenti dell’organizzazione di una manifestazione di protesta a Roma,
La via dell’agave di Francesco Scopelliti giunge fino a me.
Imperia sembra Lamezia Terme, stamattina, mentre leggo i racconti di Francesco Scopelliti, lasciati dal corriere al cancello della cooperativa.

“Imperia. La città facile del conosco un amico, che conosce un amico che è amico di… gente distrutta da tutto il possibile di questi anni”
…e descrive Lamezia come Imperia, entrambe le città con il mare, senza che questo mare diventi turismo e vita, diventi opportunità, anzi quasi un impiccio, da usare come pattumiera.
Un mare da noi oramai perduto, inquinato irrimediabilmente.
Voglio far conoscere la mia città proprio da un’agave, da me fotografata su una collinetta, nella periferia verso la frazione di Bella. Un balcone sul mare Tirreno, nel golfo di Sant’Eufemia e mentre leggo Francesco vedo proprio il fiore alto e fiero nel cielo azzurro di un paesaggio e scrivo le sue parole “Non si è capito che quello dell’agave non è un gesto individuale, ma una semplice affermazione di volontà. Volontà senza secondi fini.Volontà che si muove oltre vita e morte. Volontà che non vuole interpretare la trasformazione, ma essere la trasformazione”
Fiorire per il gusto di esserci. Di far colore nell’azzurro del cielo.
Mi trovo a parlare con i suoi racconti e mi fermo su “Guerre” il gioco della guerra fra bambini, quando erano le strade il parco giochi e mi riporta lo stesso visivo di I ragazzi della via Pal, senza le conseguenze del libro ora da me citato.
Attraverso i suoi racconti impariamo a conoscere Francesco e a conoscere luoghi e situazioni che il lettore sentirà simili e vicini al suo vivere.
“Lo stato ideale” dà una filosofia di vita che ci appartiene quando” perdi il confine fra pianura e prateria” In ogni futura dimensione parallela
Racconti, ci dice l’autore, che non insegnano nulla, se non la loro stessa memoria.
Ed invece io sento una carica affettuosa, una bella attenzione, non solo alle persone attorno ed agli ideali per cui ci si muove, ma anche verso la parola scritta, quel rispetto verso il foglio, verso la carta dove si è deciso che noi eravamo, chi eravamo e come eravamo come una pelle tatuata, nel racconto Carta, Forbice, Sasso.
Continuo a sfogliare e leggere e, dal mio luogo non luogo oggi abitato da lui, incontro Opiemme, che non conoscevo. Leggo la sua postfazione e mi affianco al suo scritto sul disagio che accomuna una terra: Scorbutica, scontrosa, inospitale, precaria. Una terra schiacciata fra acqua e monti, dove salutare è una fatica. A queste terre dove viviamo Francesco chiede con noi il diritto di esistere e il riconoscimento per tutti, non solo per i privilegiati, chiede nell’Ultimo stato di fondo, in fondo il coraggio di mangiare i fichi d’India, che sono frutti con spine dolorose e gustosi all’interno.
Bello anche il titolo del racconto, “Ultimo stato di fondo”, che vedrei come romanzo unico in una prossima pubblicazione.

Il Ponente Ligure è la via dell’Agave, mentre le lettere del disagio sono le radici che, in copertina, delimitano il golfo Ligure e come nel Golfo di Sant’Eufemia danno il nutrimento a generazioni di individui che continuano a fiorire per affermare una volontà senza secondi fini. Voler essere trasformazione.

“Francesco Scopelliti nasce ad Imperia nel 1982. Di padre calabrese e madre ligure è cresciuto nel piccolo comune di Dolcedo. Diplomato al liceo si è iscritto alla facoltà di lettere a Torino dove è eterno laureando. Ha lavorato come stagionale, in seguito ha svolto alcuni anni l’attività di operaio giardiniere e all’inizio del 2013 è diventato coltivatore diretto di Zolle Grame.  Ha pubblicato alcuni romanzi e racconti, il CSA La Talpa e l’orologio di Imperia è la sua casa.”

Tags: Francesco ScopellitiFrancesco VicoLa Talpa e L'orologioOpiemme
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