Calcio in trincea 1915, scudetto per la Lazio dannunziana?

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Maurizio Martucci

Di Maurizio Martucci

 

Col bene stare nella relazione della speciale Commissione di studio, a meno di clamorosi colpi di scena è solo questione di giorni: passata la sosta ferragostana,  la Lazio d’epoca dannunziana potrà rispondere alla Roma mussolinea: 101 anni dopo, il primo nome capitolino in albo d’oro verrà inciso alla voce ‘Prima Categoria 1914/15’, ex equo col Genoa. Una (Grande) guerra mondiale prima della Seconda (del 1942 il titolo testaccino), la FIGC potrebbe rendere l’onore delle armi alla memoria civico-sportiva di un sodalizio ultracentenario, eretto per Regio Decreto in Ente Morale nel 1921 su proposta del Ministro dell’Istruzione Pubblica Benedetto Croce, convertito il proprio campo di calcio (Rondinella, oggi zona Flaminio) in orto popolare, per sfamare soldati al fronte e popolazione afflitta dalla carestia bellica, con ventuno giocatori biancocelesti insigniti di alte onorificenze (al valor Militare e con Croce di Guerra) per aver servito col massimo sacrificio e spirito di abnegazione la madre Patria (una stele all’Olimpico, nel Centenario scoperta dal CONI a perenne memoria).

Le (inevitabili, nel pallone italico!) polemiche degli ultimi giorni (addirittura, da Napoli reclamerebbero un’assegnazione postuma, pur fondati gli azzurri con la manovra fascista nel 1926, cioè 11 anni dopo!) non concedono il giusto merito al club (all’epoca) allenato da Guido Baccani e presieduto da Fortunato Ballerini, due pionieri delle pratiche sportive (oltre che dell’importato d’oltre Manica football association in versione ginnastica) nel panorama italiano centro meridionale di fine ’800 ed inizi ‘900, con una Lazio belle époque finalista sul campo anche nei massimi tornei 1913, 1914 e 1923.

Infatti a Roma tre volte (quattro se non ci fosse stata l’interruzione per la Grande guerra) riuscì solo alla Lazio (pur puntualmente arresasi allo strapotere dei più attrezzati squadroni nordisti, come Casale, Pro Vercelli e Genoa), mentre una chance la perse in finale la papalina Fortitudo (vice campione d’Italia nel 1922, sconfitta dalla Pro Vercelli) e due la gloriosa Alba, poi Alba-Audace (nel 1925 s’arrese al Bologna, nel 1926 alla Juventus). Certo, rispetto ad oggi, quello era tutto un altro calcio, così come i suoi protagonisti non erano i manager dei talent televisivi, basti pensare al federale fascista dell’Urbe Italo Foschi (nel 1927 fonderà la Roma) che proprio per la semifinale dell’Alba con l’Internaples, in compagnia del presidente bianco-verde Nicolò Maraini volò su Napoli a bordo di un aereo idrovolante, quasi a simboleggiare nell’arditismo dell’aria l’impresa fiumana di Gabriele d’Annunzio (per chi non lo sapesse: si dice che alla creatività del Vate si deve il ricamo del primo scudetto sul petto nelle maglie di calciatori a Fiume).

L’ultima, una curiosità romanocentrica (per abbeverarsi alla fonte, a Settembre uscirà il mio nuovo libro Roma Sparita Football Club’, la storia inedita e sconosciuta del calcio romano, dal 1892 ad oggi):  se la Lazio riceverà a tavolino lo scudetto del primo conflitto, raggiungendo le tre vittorie proprio come i cugini, i laziali Campioni d’Italia vanterebbero tre allenatori su tre ad aver militato sull’altra sponda del Tevere con risultati (guarda caso) inversi e contrari.

Infatti Guido Baccani (scudetto 1914-15) fu il primo allenatore post-fondazione di una deludente Roma, il primo ad essere esonerato nella storia giallorossa, per giunta dopo solo 7 giornate (nel 1929, prese 3 reti da Alessandria e Milan, 2 dalla Pro Vercelli). Tommaso Maestrelli (scudetto 1973-74) da giocatore era persino il capitano romanista della prima rovinosa retrocessione in Serie B (1951, finora l’unica debacle), mentre Sven Goran Eriksson (scudetto del secondo millennio, 1999-2000) era sulla panchina in quel Roma-Lecce 2-3, quando nel 1986 i romanisti persero in casa un campionato già vinto, coi salentini di Eugenio Fascetti matematicamente retrocessi. Ma più che storia del calcio, questa è febbre da derby! Ma la storia insegna che non bisogna mai dire scudetto. Almeno fino al Consiglio federale del 31 Agosto …

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