Masih Alinejad, l’attivista che dà voce alle donne iraniane

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Be My Voice: da domani al cinema 

Domani uscirà nelle sale italiane Be my voice, firmato dalla regista iraniana naturalizzata svedese Nahid Persson. Il documentario racconta il quotidiano impegno e l’enorme fatica di Masih Alinejad, l’attivista che ha letteralmente donato la propria vita alla difesa dei diritti delle donne iraniane. La data di uscita del film, all’alba della giornata dedicata ai diritti delle donne, non è scelta a caso. Il bellissimo docu-film Be my Voice racconta la vita dell’attivista e giornalista iraniana e il suo lavoro estenuante al fianco delle donne che vivono nel paese lasciato dieci anni fa. #BeMyVoice è anche l’hashtag con il quale viene contrassegnata la campagna grazie alla quale Masih Alinejad dà voce alle donne iraniane, che la propria voce altrimenti non riuscirebbero a farla sentire al mondo. Ecco chi è l’attivista attualmente in tour in in Italia e che ieri è stata ospite di Propaganda Live.

Chi è Masih Alinejad?

Masih Alinejad è la giornalista iraniana che ha condotto numerose campagne per i diritti delle donne in Iran, a cominciare dalla lotta all’imposizione del velo islamico. Dal 2014 l’attivista raccoglie testimonianze di donne che si ribellano a questa imposizione. Rischiano l’arresto, la detenzione e addirittura le punizioni corporali. E tuttavia hanno deciso di calcare le strade del loro paese a volto scoperto, e di riprendersi con il telefonino mentre lo fanno. La loro arma, -afferma Masih Alinejad- è il loro smartphone. Far conoscere al mondo le durissime leggi della Repubblica Islamica è il principale strumento di resistenza per le donne iraniane. E Masih, seguita sui social da migliaia di follower, le sostiene costantemente. E nel frattempo, nonostante le minacce, non smette di attaccare i chierici della Repubblica Islamica. Per il suo coraggiosissimo impegno nella difesa dei diritti delle donne, Masih Alinejad è candidata al premio Nobel per la pace.





Il vento tra i capelli, la biografia di Masih Alinejad

Masih Alinejad è ribelle e insofferente alle ingiustizie già da bambina. La sua infanzia, le sue ribellioni da adolescente, l’arresto a soli diciotto anni, la detenzione, la gravidanza prima del matrimonio e la fuga dall’Iran sono splendidamente raccontate nel libro “Il vento tra i capelli” edito da Nessun Dogma. La biografia racconta le imprese della bambina che si arrampica sugli alberi e vuole giocare come suo fratello. E poi la giovane donna che diventa giornalista presso il Parlamento iraniano.  Masih viene arrestata per aver diffuso volantini sovversivi, rimane incinta prima del matrimonio, divorzia dal marito, prende una casa da sola. Tutte cose impensabili in Iran. Ma non è tutto: affronta con sfacciataggine e coraggio i leader della Repubblica Islamica, sbeffeggiando la fatwa che impone la sottomissione della donna.

Le accuse di islamofobia

A rischio per le sue posizioni, Masih Alinejad ha trovato riparo prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Oltre alle centinaia di sostenitori, l’attivista per i diritti civili ha diversi detrattori. Uomini allineati alla Repubblica Islamica la sbeffeggiano in rete. Ma purtroppo c’è di più. Masih Alinejad,  riceve anche minacce di morte da parte degli estremisti islamici. La voce di una sola donna libera fa evidentemente molta paura al regime degli ayatollah. La scorsa estate l’FBI ha sventato un piano di rapimento che prevedeva di riportare la donna in Iran affinché fosse giudicata secondo le durissime e parziali leggi del paese. Il paradosso vuole che proprio lei che si batte per i diritti sia accusata di islamofobia per via delle sue critiche alle pratiche discriminatorie del regime islamico, il quale vieta le più basilari libertà alle donne.

L’inizio di una rivoluzione

Le sofferenze e le gioie di Masih Alinejad, così spontaneamente catturate dalla telecamera di Be My Voice, descrivono meglio delle parole il dolore e la fatica di cui si è fatta carico questa coraggiosa eroina. A noi non resta che consigliare la visione di questo bellissimo lavoro documentaristico. Del resto, il minimo che si può fare è sostenere attraverso la condivisione Alinejad e le donne che attraverso di lei trovano voce perché -come dice la stessa Masih- insieme siamo più forti.

Irene Tartaglia

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