Migranti uccisi e i loro organi venduti: fermate 38 persone

Fonte: poliziadistato.it
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I migranti venivano uccisi da un’organizzazione criminale che ne vendeva gli organi. La polizia di Stato ha effettuato 38 fermi nell’ambito dell’operazione Glauco3.

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Fonte: poliziadistato.it

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo, nell’ambito dell’operazione chiamata Glauco3, ha fermato ben 38 persone, sospettate di essere coinvolte in un network internazionale per la tratta di organi dei migranti. L’organizzazione aveva la sede delle operazioni finanziarie a Roma. Qui infatti, sono stati sequestrati 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti.

Dall’inchiesta sono emersi particolari scioccanti: a quanto pare, queste persone adescavano i migranti in partenza sui barconi, chi non poteva permettersi di pagare la quota per fuggire verso le nostre terre, veniva ucciso e i suoi organi prelevati e venduti ai mercanti d’organi egiziani.

L’operazione Glauco 3 è la continuazione della precedente Glauco 2, che nell’aprile del 2015 aveva portato gli inquirenti palermitani a scoprire una vasta organizzazione criminale con sede in varie parti della Sicilia, che si occupava di gestire la fuga verso il nord Europa dei migranti che sbarcavano sulle nostre coste. Ai migranti, in cambio di soldi, veniva promesso il ricongiungimento con i familiari già presenti in Europa. L’operazione, le cui indagini sono partite nel lontano 2013, ha portato all’arresto di 24 persone.

Oggi, grazie alle dichiarazioni di un trafficante eritreo pentitosi, sono stati svelati nuovi agghiaccianti retroscena di questa vicenda. Nuredin Wehabrebi Atta, di 32 anni, arrestato nel 2015, ha svelato come i migranti che non potevano pagare venissero uccisi e i loro organi venduti. Le sue dichiarazioni hanno portato alle indagini coordinate dal Procuratore aggiunto Maurizio Scalia.

Quello dei migranti è diventato un business, che fa gola a moltissimi avvoltoi. La cosa più sconvolgente che emerge dalle indagini di questi anni è come la tratta di migranti sia operata dai migranti stessi. Africani che rubano soldi ai loro stessi fratelli, amici, consanguinei, i loro connazionali, con cui dividono il triste e travagliato destino dell’immigrazione.

Un business fruttuoso e funzionante, perché i migranti si fidano del loro aguzzino, non potrebbero fare altrimenti. L’altro non è un bianco, non è il ricco occidentale che sta dall’altra parte del mondo, la parte fortunata. L’altro è un loro fratello, con cui parlare la stessa lingua, condividere le stesse paure, le stesse speranze.

La speranza di rivedere il proprio caro, colui che in un certo qual senso ce l’ha fatta. Colui che quella barriera l’ha pur sempre superata, ma la morte è lì. Quella morte peggiore di un viaggio in mare tra le intemperie, quella morte dell’anima prima ancora di salire su quella barca. Pagare il fratello, pagarlo fior di quattrini per andare a morire. Una morte nascosta, celata. La morte di Abele per mano di Caino, e lo strazio di un corpo mutilato, dato in pasto a delle belve troppo affamate di soldi.

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