Moura Brasil, la favela delle favelas

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

Moura Brasil, la regina delle favelas. Quell’angolo di mondo dove accade l’inverosimile sotto l’oblio altrui.

Fortaleza, Brasile, nord – est del paese. Capitale dello stato del Ceará.
Reportage missione umanitaria. Ho vissuto trenta giorni in uno degli stati più pericolosi del Brasile. Uno stato straripante di favelas. Costellato di prostituzione, violenza femminile, droga, alcool, spaccio. Dopo aver lavorato in un centro d’aiuto per bambine, adolescenti e donne vittime di violenza a Juazeiro Do Norte, sono stata portata a Fortaleza, non molto distante, per conoscere e vedere con i miei occhi il famoso buco nero.

Immense distese di spiagge dorate, grattacieli e turismo internazionale. Tra una piacevole lezione di surf e un panino americano, nasce una delle favelas più pericolose del Brasile: Favela Moura Brasil.

Le Favelas

Il Brasile conta più di 1000 città favelas autogestite.  Riduttivo dire che le favelas siano solamente delle baraccopoli brasiliane, le favelas sono dei veri e propri quartieri. Punti focali: povertà intensa, assenza di servizi come energia elettrica e acqua, droga, prostituzione, alcool.
Fondamentale: Faida tra narcotrafficanti e polizia locale.

Favela Moura Brasil

Attraversare l’ultimo edificio infinito con vetri a specchio, svoltare a destra, aprire una piccola porticella in legno ed eccoci dentro un mondo parallelo.
No, non stiamo parlando del famoso armadio ”Delle cronache di Narnia” che dà accesso a un mondo incantato, ma parliamo di qualcosa di più disumano e raccapricciante: Favela Moura Brasil. 

Caldo umido in quel di Fortaleza. Entriamo sotto scorta.
Occhi che fissano, si respira minaccia da entrambe le parti. Paura e tensione.

Un uomo è seduto sulla seggiola a dondolo, ai suoi piedi si intravedono sei boccette di smalto rosso. Sorride in rosso. Lo stesso smalto è presente nella bocca e perfora i suoi denti.

Un gruppo di adulti sfatti in volto, saluta urlando con birre in mano. L’uomo con il cappello barcolla nel volersi avvicinare a salutarci. La donna, pelle e ossa al suo fianco, cerca di tenerlo mente scoppiando a ridere mostra l’enorme cicatrice sulla guancia destra.

Due bambini ci corrono incontro allegri e ci seguono fino all’uscita della favela. Si tratta di bambini vedetta: il loro compito è quello controllare intrusi o facce sospette.

Ci imbattiamo nel posto più pericoloso di questa favela: il buco nero.

Il famoso buco nero

Moura Brasil, la favela delle favelas
La Nuova Thule

Un guardiano è seduto all’ingresso della porta principale. Cappello rosso e petto nudo, è seduto su di una sedia verde di plastica, intento a guardare il telefono.

La nostra scorta chiede di poter entrare. Il guardiano, ventenne, ci scruta dalla testa ai piedi. Siamo senza zaini o borse. Parlano in modo vivace, in portoghese. Si percepisce l’insistenza della nostra scorta quando udiamo il tono alto della voce.




Entriamo. Qualche scalinata e ci troviamo dinanzi la scritta ”Dio” sul muro. Una stanza semiaperta. Apriamo, un uomo e una donna si stanno rivestendo su di un letto matrimoniale, vicino è presente un tavolo pieno di polvere bianca, accendini e due persone che smistano i sacchettini.

Ci troviamo nel buco nero, dove avviene il maggiore spaccio di droga dello stato del Cearà.

Restiamo il tempo di vedere queste scene di sfuggita. Veniamo subito invitati a uscire. Non ce ne andiamo solo dal buco, ma terminiamo direttamente la nostra visita della favela. Capiamo subito che quella visita ha creato fastidi e disordini interni.

Abbandoniamo Moura Brasil accompagnati sempre da occhi furtivi e sospetti che ci guardano dalla strada o dalle tende stracciate delle finestre.

Un salto nella storia

La favela zero nasce nei primi anni 20′ anche se insediamenti simili esistevano già dagli anni 80′.

Tutto nasce dalla forte crisi e dalla riforma d’industrializzazione del governo Getúlio Vargas che portò migliaia di persone a trasferirsi nelle grandi città per trovare fortuna.

È in quegli anni che sono iniziati i processi migratori di massa verso le metropoli, che hanno portato a loro volta alla nascita d’insediamenti abusivi, che prenderanno poi il  nome di Favelas.


Le Favelas continuano a essere il biglietto da visita di tutto lo stato del Brasile. Che se ne parli bene o male, che siano favelas pericolose o meno, rimane il fatto che in oltre cento anni la situazione e la ghettizzazione è solo peggiorata.

Possibile che non ci sia stato un governo o un movimento adeguato verso l’inclusione e l’abbattimento d’insediamenti come questi che favoriscono solo segregazione e isolamento?

 

Silvia De Lucia

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *