Transgender Day of Remembrance: conoscere per non giudicare

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Oggi si celebra il Transgender Day of Remembrance (TDoR), la giornata in ricordo delle vittime transessuali e transgender.

Il 20 novembre 2022, a primo impatto, può essere una data insignificante, ma non lo è affatto. Si celebra infatti il Transgender Day of Remembrance, conosciuto anche con la sigla TDoR, la giornata in ricordo delle vittime transessuali e transgender. Per l’occasione, abbiamo dato voce a tre persone che hanno vissuto o stanno attraversando un processo di transizione. Ripercorriamo insieme alcuni stralci della chiacchierata fatta con Jessica Giorgia Senesi, Leonardo Elyah Santuari ed Edoardo Pinto.

Prima di procedere però, vogliamo farvi una domanda. Sapevate di vivere in un paese transfobico? Se pensiate sia un’esagerazione, dovete sapere che, secondo le misurazioni del Trans Murder Monitoring, nel 2018, l’Italia è stato il paese più transfobico d’Europa, quindi con il maggior numero di vittime trans uccise. Anche negli anni successivi, non ce la siamo cavata molto meglio. Il tutto è davvero preoccupante, soprattutto se pensiamo che i dati riportati fanno riferimento soltanto alle morti di vittime trans comparse nei quotidiani, quindi un numero enormemente sottostimato.

Il Transgender Day of Remembrance, nato in ricordo di Rita Hester, assassinata nel 1998, è la volontà di ricordare le vittime transessuali e transgender di ogni anno e di ogni nazione, sensibilizzando alla lotta per il riconoscimento dei diritti di queste persone.

Transgender Day of Remembrance: le storie di Leonardo, Edoardo e Jessica

I nostri intervistati sono giovanissimi e tutti e tre legati al mondo dei social. La prima cosa che si nota è la loro spiccata gentilezza e disponibilità. Una delle prime frasi che colpiscono di Edoardo è proprio: “Con la gentilezza si possono eliminare un sacco di problemi“. Questo è il messaggio che vogliamo trasmettervi per il Transgender Day of Remembrance.

Tre persone estremamente diverse, ognuna con la propria esperienza, ma con un passato simile e tortuoso alle spalle. Se c’è una cosa che abbiamo sicuramente imparato è che transitare da un sesso all’altro, non è facile. Edulcorare il processo non serve a niente. Le persone trans non si svegliano una mattina e, per moda o stravaganza, decidono di cambiare sesso. Tutto nasce da una ferita, un vuoto incolmabile che sotto alcuni punti di vista ti segna per sempre. Persino discutendo di insulti e vicende di discriminazione, mai una parola fuori posto, solo tanta maturità.

Edoardo Pinto (_edoardopinto_ su Instagram) ha 22 anni, abita a Torino e lì fa anche due lavori, uno al mattino e uno la sera. Ama tatuare, ma ha dovuto un po’ mettere da parte questa passione per iniziare il percorso di transizione. Ci teneva a pagarsi le spese del percorso da solo, perché era una soddisfazione personale. Giustamente fiero del suo traguardo, Edoardo si guarda indietro e vede i sacrifici fatti per arrivare fino a dov’è ora.  “Questo percorso è come una laurea per me“, dice con voce emozionata. Non tutti sanno che il processo di transizione è dispendioso, sia in termini economici che di tempo. Richiede impegno, sacrificio e tanta consapevolezza.

Leonardo (leoosantuari su Instagram) ha 20 anni, vive a Trento, ma desidera trasferirsi a Firenze. Si occupa di business online e ha l’hobby dei videogiochi. Inizia ad usare i social da piccolo, ci confessa però di essersene distaccato un po’ negli ultimi anni. Molti sono i suoi video su Instagram e youtube , nei quali racconta alcune tappe importanti del suo percorso di transizione e offre consigli ai suoi followers.

Jessica (jessicagiorgiasenesi su Instagram) ha 24 anni, abita a Bologna, lavora come content creator e si occupa di attivismo sui social. Ci racconta come la sua community sia esponenzialmente cresciuta, soprattutto da quando ha iniziato a condividere il percorso di transizione con i suoi followers. Anche lei ama i videogiochi che, insieme al disegno, definisce un “prezioso mezzo per staccare dalla realtà”. Ha inoltre collaborato con Ludovico Bessegato alla creazione di Prisma, serie tv disponibile su Amazon Prime Video.

Incongruenza di genere: quando inizia e come

Ogni esperienza è soggettiva e sarebbe estremamente categorico e limitante stabilire come e quando si percepisce l’incongruenza di genere. Tuttavia, abbiamo cercato di porre questa domanda ai nostri intervistati.

Leonardo pensa che forse stenteremo a credere che già, alle elementari, era convinto di essere un bambino. Si sentiva maschio, ma non sapeva cosa fosse quella sensazione. Alle superiori, circa a 15 anni, conosce persone più grandi, e avvicinandosi al mondo LGBT, scopre molto di più della sua persona.

Anche Edoardo ci spiega di aver avuto sin da piccolo dei dubbi sulla propria identità di genere, ma anche lui non conosceva il mondo transgender. Se immaginava se stesso da adulto, si vedeva uomo. Solo a 21 anni però, la conoscenza di una persona che aveva già avviato un percorso di transizione, lo fece risvegliare. Quel momento, che ricorda come doloroso e rabbioso, pensando che quella persona fosse riuscita a tirare fuori la sua vera identità, lo fece profondamente riflettere. Tutto questo trovò poi una conferma quando, nei primi incontri di psicoterapia, si sentiva diverso. Il vuoto e il dolore erano scomparsi. La strada che stava percorrendo era quella giusta.

Il coming out e i commenti degli altri

Quando ci siamo addentrati di più nelle domande, parlando del coming out e dei commenti ricevuti, ci ha stupito sentire che tutti e tre abbiano avuto esperienze piuttosto positive. Jessica si ritiene molto fortunata, racconta che sia la sua famiglia  che i suoi amici l’hanno sostenuta sempre. Il suo percorso è stato veloce: ha cambiato i documenti e si è operata in Thailandia in un anno.

Anche la sua scuola ha saputo gestire la situazione nel migliore dei modi. Finito il liceo, ha iniziato un corso artistico, studiando un anno di animazione in 2D e poi 3 anni di videogame concept art. Lì, ci spiega come l’ambiente fosse ancora più aperto mentalmente. Alcuni suoi insegnanti facevano parte della comunità LGBT. Nei social, come spesso accade, la musica cambia. Lì purtroppo ha dovuto sopportare tanti commenti negativi. Tra quelli che ricorda con maggior tristezza compaiono: “Sei contro natura” oppure “non sarai mai una vera donna”.

Anche Leonardo racconta di un esito positivo in famiglia. A 16 anni, quando inizia il percorso psicologico, è la mamma a voler condividere con lui questa esperienza e quando è il momento di dirlo alla nonna, lei lo rassicura e comprende la sua scelta. Ad un tratto, dice: “Ogni persona è la media delle cinque persone che ha intorno“. Ecco il tutto racchiuso in questa frase tanto semplice quanto potente. Leonardo si circonda di chi ama e chi lo rispetta, ma quando questo non accade, è pronto a combattere per far sentire la sua voce.

Ci racconta, ad esempio, di quando era nel centro della sua città con delle amiche lesbiche e un ragazzo si avvicinò al suo gruppo. In maniera sgarbata chiese se il gruppo fosse composto da maschi o femmine. Leonardo rispose d’impulso: “Guarda che se continui a chiedere se sono donne, non vengono a letto con te“. L’uomo gli sferrò un pugno. Racconta di essersi impaurito in quell’occasione, non tanto per il pugno, quanto per l’indifferenza della gente intorno.

Come reagisci quando ti fanno dei complimenti che in realtà suonano come altro? Ad esempio: “Sembri proprio un uomo”. Quali altre frasi inopportune hai dovuto sentire nel corso della tua vita?

Leonardo risponde di non farci troppo caso. Anzi, spesso li prende  come complimenti. A volte gli dicono che fosse più bello prima della transizione e lui spiega di non  fare questo percorso per una ragione estetica. Edoardo ha fatto coming out sui social, quindi le persone che si approcciano a lui, conoscono già la sua storia. Ci spiega che c’è gente che non ha questo tipo di fortuna. Anche le domande indiscrete le vede di buon occhio, tendendo un po’ a giustificarle. L’odio e le discriminazioni più grandi, anche nel suo caso, provengono dai social. La maggior parte degli insulti li riceve dai ragazzi etero, a loro volta bullizzati da una società performativa e simboli di una mascolinità fragile e tossica.

Tempo fa Edoardo fece un’ intervista per Fanpage e i commenti ricevuti, principalmente da gente adulta, erano terribili. Quello che gli rimase più in mente fu il commento di una signora che scrisse: “Non so che cos’è, però è carino”. Pensate quanto possa essere doloroso non essere riconosciuto neanche in un genere umano, bensì come un qualcosa da capire. A subire maggiormente bullismo verbale, secondo Edoardo, sono però più le ragazze transgender, associate nella maggior parte dei casi alla mercificazione del corpo e alla prostituzione.

Il mondo del lavoro

Nell’ambiente lavorativo, le persone trans vengono spesso discriminate. In Italia, se sei transessuale, la percentuale che il tuo curriculum venga respinto è molto alta. Non a caso, l’accesso al mondo del lavoro è uno dei temi più importanti nella difesa dei diritti delle persone transgender. Edoardo era terrorizzato da questo fattore, tanto da  scrivere il curriculum vitae in due versioni con due nomi: uno femminile e uno maschile.  Fortunatamente, nel suo caso, i datori di lavoro hanno mostrato tatto e delicatezza.  L’hamburgeria dove lavora la sera, ha preferito collocarlo nel punto di vendita più centrale rispetto a quello periferico, così da salvaguardarlo da eventuali violenze o malintenzionati. Una bella storia, senz’altro. Ma se ci pensate, nel 2022, in Italia, vi sembra normale che occorra proteggere una persona transessuale che sta lavorando?

Leonardo, invece, racconta che due anni fa un’esperienza lavorativa lo sconvolse particolarmente. Si trattava di uno stage scolastico presso un hotel. Aveva già cambiato i documenti  ed  assunto il testosterone. L’hotel dove stava lavorando non conosceva quindi il suo passato, ma un ragazzo che lavorava lì, tramite social, scoprì della sua transizione. Sparse la voce tra i colleghi e, un giorno, dal nulla disse a Leonardo: “Ah, mi hanno detto che tu sei una donna”. Lui ignorò completamente quella frase, rimanendone spiazzato. Ma il tipo continuò: “Tirati giù i pantaloni, fammi vedere cos’hai lì sotto“. A quel punto Leonardo rispose: “Al massimo ti faccio vedere la mia carta d’identità“.  Se ne andò il giorno seguente dall’hotel, ma quella notte avrebbe dovuto condividere la stanza proprio con quel collega, così preferì cambiare stanza. Fu una violenza a tutti gli effetti, ma decise di non sporgere denuncia per non infangare il nome dell’hotel e dei proprietari che si erano comportati bene con lui.

Anche durante il suo lavoro da operaio in una fabbrica, ad un certo punto iniziarono a circolare le voci sulla sua transizione. Ora, da un anno e mezzo, lavora con il business online e sottolinea di non aver avuto mai problemi. L’ambiente è stimolante e le persone che collaborano con lui sono migliori.

Anche Jessica racconta di collaborare attualmente con persone sensibili. Non subisce discriminazioni sul lavoro, ma qualche tempo fa, ricevette una mail per partecipare ad una pubblicità. Dopo vari scambi di mail e foto, venne a scoprire che il regista dello spot decise di escluderla perché secondo lui non rappresentava l’ideale tradizionale di femminilità.

Corpo e sessualità

Senti necessariamente il bisogno di dire “uomo trans”/”donna trans” o preferisci non farlo?

Tutti e tre ci spiegano che spesso chi si rapporta con loro ha già dato un’occhiata ai social e conosce la loro storia. Nel caso in cui qualcuno non sapesse del loro passato, cercano di conoscere prima la persona che hanno davanti ed arrivare ad un grado di confidenza maggiore. Leonardo afferma che a quel punto è lui in primis a voler approfondire e fare tante domande all’altra persona, così da evitare eventuali futuri momenti di disagio.




Jessica risponde che non è sempre facile capire cosa fare. Da un lato è orgogliosa di quello che è, quindi non ha problemi a dire di essere una ragazza trans e a parlarne apertamente. “Dall’altro sono una donna e “trans” è un’aggettivo in più, come se fossi bionda o alta“, spiega.

Inoltre, purtroppo dire subito di essere trans a qualcuno potrebbe comportare un rischio. Non si può dare per scontato nulla e non sapendo chi hai davanti, aspettare un attimo a parlarne è una forma di sicurezza personale. Occorre capire se quella persona è contraria alla cosa, o persino violenta. Quindi cosa fare? Da un lato ti proteggi, dall’altro senti la pressione della società e devi dirlo.

Ci spiega come le ragazze trans vivono in costante pressione anche per colpa di questo. Soprattutto quelle che all’inizio non hanno un’aspetto subito femminile, loro subiscono il peggio. Considerate “meno donne”, sono soggette al cosiddetto “passing“. Per passing si intende la capacità di una persona trans di sembrare del sesso opposto a quello di nascita. Chi non ha un buon passing, viene presa di mira.

Un’altra forma di discriminazione che colpisce le persone transessuali e transgender e che ci piacerebbe sviscerare e cancellare per sempre riguarda la questione dei genitali. Esiste una sorta di ossessione per scoprire il sesso delle persone trans. Tutti e tre i nostri intervistati si sono sentiti dire almeno una volta nella vita: “Sì, ma cos’hai tra le gambe?“. Ecco, ora pensiamo di incontrare una persona non trans che abbiamo appena conosciuto. Immagineremmo mai di chiederle qualcosa di così intimo?

Edoardo Pinto è molto empatico e pensa che spesso le persone vadano comprese e la mancanza di sensibilità deriva dall’ignoranza. Dice anche però che occorrerebbe normalizzare la sessualità di una persona trans, inserire la possibilità di un “terzo sesso” nei libri di scuola, così che magari faccia “meno paura”.

Adolescenti trans, le vittime più fragili

Le storie di Jessica, Leonardo e Edoardo sono quelle di persone comprese che, malgrado dolori e difficoltà, hanno ottenuto il loro desiderio più grande. Purtroppo, per molti altri ragazzi ciò non è possibile. Jessica dice che le persone che le scrivono sui social, spesso sotto falso nome o con account nuovi o privati, non hanno avuto un percorso semplice. Molti sono quelli che tendono a nascondere la loro transizione. Altri hanno perso il lavoro e non sanno come superare la cosa. Ci sono anche tantissime ragazze giovani che le scrivono che le famiglie non le accettano e non le rispettano e sono costrette a subire violenze.

Proprio oggi, 20 novembre, è anche la giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e occorre sensibilizzare anche per questo. Gli adolescenti sono i più fragili e una scelta coraggiosa come quella di cambiare sesso deve essere trattata con delicatezza e comprensione. Edoardo ci racconta anche che i ragazzini che gli scrivono  spesso sono ossessionati da domande riguardo la terapia ormonale. Si informano su questo, ma giustamente lui fa notare come ci sia un abisso di domande da affrontare prima. Occorre ascoltarsi, parlarne con uno psicologo e poi procedere.

Transgender Day of Remembrance: perché le persone trans vengono discriminate?

Abbiamo infine cercato di indagare i motivi per i quali le persone trans in Italia subiscano ancora discriminazioni di vario tipo. Sicuramente una buona dose di ignoranza accompagnata da una rappresentazione mediatica fortemente stigmatizzata sono due dei fattori principali.

Leonardo ci spiega come a volte abbia la percezione che le persone abbiano paura di essere “contaminati” dal mondo transgender. Una paura che aumenta perché sentono che piano piano la società sta cambiando e la legge inizia a riconoscere questa possibilità, seppur ci sia ancora molta strada da fare. Aggiunge ancora:

La gente non capisce. Non capisce che vieni seguito e c’è un percorso dietro. Lo psicologo aiuta talvolta a capire che non tutti poi desiderano realmente cambiare sesso. Il mio medico ha voluto aspettare per darmi il testosterone finché non avessi compiuto i 18 anni.

Per Jessica, la causa principale di discriminazione è collegabile all’ignoranza, intesa proprio come non conoscenza.  C’è da sempre a livello culturale questa divisione netta tra uomo e donna ed è difficile estirpare queste ideologie. Conclude poi con questa affermazione:

Hanno scientificamente provato che la donna trans, nonostante sia nata uomo, abbia un cervello più vicino a quello della donna biologica.

Che questo Transgender Day of Remembrance possa finalmente farci informare di più sul mondo transessuale e transgender. Noi ci abbiamo provato. Conoscere per non giudicare, conoscere per essere migliori esseri umani.

Giulia Sofia Fabiani

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