OGM o non OGM, questo è il dilemma!

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Da sempre la questione OGM è motivo di scontri e dibattiti, ma siamo sicuri di essere sufficientemente informati?

In primis è necessario definire cosa sia precisamente un organismo geneticamente modificato: si tratta di un organismo in cui il DNA , tramite operazioni di ingegneria genetica, è stato modificato. In esso sono stati innestati pezzi di DNA di un altro organismo, per creare esseri viventi non presenti in natura e non ottenibili tramite incroci. Poiché molte proteine e molti geni introdotti negli OGM a uso alimentare non sono mai stati consumati dagli animali o dall’uomo, non è prevedibile la risposta dell’organismo che li consuma. Ancora meno prevedibili sono le conseguenze genetiche in tutte le specie coinvolte nella catena alimentare di cui fa parte l’organismo geneticamente modificato. Nel caso delle piante, come mais e soia, l’innesto di un gene di batterio può creare una specie resistente a un diserbante o all’attacco di un insetto o, ancora, al freddo.

Parlando di vegetali, per la prima volta nella storia dell’agricoltura, tutte le piante transgeniche sono sottoposte a controlli per certificare l’assenza di effetti sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità prima di essere commercializzate.  Da notare che analoghi controlli non sono previsti per nuove varietà ottenute con le tecniche tradizionali (incroci conseguiti mediante l’impollinazione tra stesse specie o diverse specie, ma compatibili sessualmente).

Se gli OGM sono sottoposti a così tanti controlli ed è certificata la loro sicurezza, cos’è che preoccupa allora?

L’agricoltura in generale è preoccupata per la possibile dispersione del transgene mediante granuli pollinici; se si verificasse, provocherebbe la creazione di ulteriori specie geneticamente modificate, alterando la normale riproduzione delle varietà già presenti in natura.

Ѐ possibile evitarlo?

Sono attivi molti studi in merito, la soluzione c’è ed arriva dall’università Yale: le piante transgeniche sono state munite di un differente corredo di enzimi, che rendono il loro metabolismo dipendente da amminoacidi sintetici, così da impedire categoricamente la promiscuità di queste con qualunque altra specie.

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