I partiti palestinesi esclusi dalle elezioni per la Knesset rappresentano l’intera componente politica dei cittadini palestinesi di Israele. La Commissione elettorale ha estromesso anche Ofer Cassif e Sami Abu Shehadeh. Le decisioni dovranno passare al vaglio dell’Alta Corte.
La Commissione elettorale centrale israeliana ha escluso dalle elezioni per la Knesset del mese prossimo le due liste che rappresentano i palestinesi con cittadinanza israeliana. La decisione, riportata dai media israeliani il 23 settembre, dovrà essere esaminata dall’Alta Corte.
Il provvedimento riguarda la Lista Araba Unita e la Lista Unita. La prima costituisce il braccio politico del Movimento Islamico in Israele. La seconda riunisce Hadash, Taal e Balad, formazioni diverse per orientamento, storia e riferimenti politici. La decisione coinvolge quindi l’intera rappresentanza partitica palestinese ammessa finora alla competizione per il Parlamento israeliano.
Hadash, Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza, è un’alleanza ebraico palestinese di sinistra, estranea al sionismo e legata alle origini del Partito Comunista di Israele. Taal, Movimento Arabo per il Rinnovamento, è una forza laica impegnata nella rappresentanza dei cittadini palestinesi di Israele. Balad, Assemblea Nazionale Democratica, appartiene al nazionalismo palestinese laico e propone un Israele definito «Stato di tutti i suoi cittadini» al posto della formula di «Stato ebraico».
La Legge fondamentale invocata dalla commissione
La commissione ha motivato l’esclusione richiamando la Legge fondamentale sulla Knesset. La norma consente di impedire la candidatura di una persona o di un partito qualora neghi l’esistenza di Israele quale Stato ebraico e democratico, inciti al razzismo oppure sostenga la lotta armata condotta contro Israele da uno Stato nemico o da un’organizzazione terroristica.
L’estromissione congiunta delle forze politiche palestinesi resta una scelta rara nella storia elettorale israeliana. Il ricorso alla Legge fondamentale ha riguardato in passato singoli candidati e formazioni, mentre il voto del comitato interessa in questa occasione entrambe le liste nelle quali confluiscono i principali partiti palestinesi.
La Lista Araba Unita aveva partecipato alla coalizione guidata dall’ex primo ministro Naftali Bennett, suscitando allora le critiche dei partiti sionisti. In vista del nuovo voto, Bennett ha già escluso qualsiasi collaborazione con una formazione palestinese per la nascita di un governo. La precedente partecipazione della Lista Araba Unita a una maggioranza parlamentare rende ancora più netto il cambio di indirizzo espresso in vista delle prossime elezioni.
La Commissione elettorale centrale è composta in larga parte da esponenti del Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu. Nella stessa giornata ha estromesso anche due candidati, Ofer Cassif di Hadash e Sami Abu Shehadeh, presidente di Balad. Le decisioni individuali si affiancano quindi all’esclusione delle due liste e restringono ulteriormente la presenza palestinese nella competizione elettorale.
Le esclusioni di Cassif e Abu Shehadeh
La richiesta contro Abu Shehadeh è arrivata da Otzma Yehudit, Potere Ebraico, il partito del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Al centro della contestazione figura un articolo di opinione pubblicato da Abu Shehadeh dopo l’operazione di Hamas del 7 ottobre 2023.
Nel testo, il presidente di Balad aveva definito l’attacco contro basi militari e insediamenti israeliani «un importante evento storico dal punto di vista militare, politico e strategico». In seguito aveva espresso rammarico per aver scritto l’articolo.
La sua esclusione ha ottenuto il sostegno di tutti i partiti di opposizione a maggioranza ebraica, compreso Yair Golan, presidente della formazione di centrosinistra dei Democratici. L’appoggio ricevuto dalla richiesta di Otzma Yehudit mostra quanto il voto contro Abu Shehadeh abbia raccolto consensi oltre i partiti della maggioranza guidata da Netanyahu.
Cassif è l’unico deputato ebreo della Lista Unita. La commissione lo ha escluso per aver definito genocidio le azioni israeliane a Gaza, chiesto l’abrogazione della Legge del Ritorno e sostenuto la liberazione del leader palestinese detenuto Marwan Barghouti. La Legge del Ritorno concede automaticamente la cittadinanza agli ebrei che emigrano in Israele.
«Le richieste di squalifica mirano a delegittimare completamente la società araba e la partnership israelo-araba, nonché a perpetuare il regime totalitario e la tirannia della maggioranza», ha replicato Cassif. La sua risposta lega l’esclusione personale alla decisione più ampia assunta contro le forze politiche palestinesi e contro la cooperazione tra cittadini ebrei e palestinesi.
















