Quando i Placebo distrussero Sanremo

Esattamente l’otto maggio del duemila venne pubblicato l’album “Black Market Music” dei Placebo, band di alternative rock britannica, fondata dal frontman Brian Molko e da Stefan Olsdal al basso e alla tastiera.    . Probabilmente “Black Market Music” non è il loro disco migliore, a mio avviso il loro lavoro capolavoro resta l’album “Sleeping with ghost” che contiene pezzi magnifici come “Special Needs” e “The Bitter End” –non ascoltate però questo disco se siete in piena crisi d’amore, io l’ho fatto e l’unico risultato che si ottiene è quello di deprimersi ancor di più e di pensare che un piccolo taglietto alle vene non sia poi così male-.

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Black Market Music” però, è un album strettamente legato all’Italia, entrato di diritto nella storia delle apparizioni live sul suolo italico. Se vi dico Special K” e Sanremo, vi viene in mente nulla? – tranquilli, non voglio parlarvi di quel festival così disgustoso, l’ultima volta che l’ho visto in tv, per riprendermi, mi sono dovuto iniettare in vena le ribelle note dei Sex Pistols.
Special K”, singolo di spicco del disco dei Placebo e chiaro riferimento alla ketamina, racconta, come ha rivelato Brian Molko, gli psichedelici e tormentati effetti che solo la droga e l’amore possono far provare alla nostra anima. L’ottusa stampa inglese distrusse i Placebo e non passerà mai la canzone sulle frequenze radiofoniche britanniche.

Non so perché, qualche geniale organizzatore di Sanremo decise, con estremo coraggio, di invitare i Placebo ad esibirsi sul famoso palco dell’Ariston per suonare questa canzone.
Ed è qui che accade un evento pazzesco, meraviglioso, fantastico. I Placebo suonano le prime note della canzone, iniziano a istigare il pubblico che reagisce male, malissimo. E così, quando la canzone sta per giungere alla fine, tra insulti e diti medi ben in vista, Brian Molko, probabilmente invasato dallo spirito vendicativo di Luigi Tenco – a proposito, bello schifo avete fatto quando Luigi se ne è andato e voi avete continuato il vostro patetico spettacolo- inizia a sbattere forte la chitarra contro l’amplificatore, mentre gli sguardi inorriditi e rabbiosi dei grassoni in prima fila vengono inquadrati dalle telecamere, -una goduria estrema vedere quei quattro benpensati così sconvolti.

“Ci sembrava la reazione più adatta, a quel tempo – rivela il frontman dei Placebo qualche tempo dopo –Eravamo scazzati perchè nessuno ci aveva detto come era il Festival. Ci sembrava di essere finiti in mezzo a una sciarada. A nessuno gliene fregava assolutamente niente di noi. Quando venne il nostro momento, c’erano in platea tutti questi vecchi grassi in giacca e cravatta, con le loro donne in abito da sera. Qualcosa ha fatto click nella mia testa ed è scattata una reazione primordiale. Vaffanculo tutta ’sta roba, mi sono detto; non dovrei nemmeno essere qua! La sola cosa che mi è rimasta impressa nella memoria era la gente che dallla sala mi gridava: “Pezzo di merda”
Fantastico.

Matteo Ferazzoli

(Qui sotto vi riportiamo la traduzione di Special K– presa da placebotribute.it)

Special K-Placebo

“Va oltre la mia immaginazione
questo ladro di coronarie,
molto più che un’ossessione
più caotico, senza pace.
Descriverò come mi sento:
ho ferite spalancate
che non guariscono mai.
Sei davvero il mio salvatore
o solo il mio settimo sigillo?
Senza indugio né esitazione
arrivi come la special K,
come se avessi ingoiato metà dose,
non vorrei mai precipitare.
Senza indugio né esitazione
arrivi come la special K.
Ora torni a chiederne ancora,
e io affondo nelle sabbie mobili.
Gravità
non si sfugge alla gravità
non c’è modo…
non senza pagare un prezzo.
Cado giù
colpisco la terra
con un tonfo sordo
ogni volta che sei qui intorno.
Descriverò come mi sento:
sei il mio nuovo tallone d’Achille.
Sei davvero il mio salvatore
o solo il mio settimo sigillo?”

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