Quel buio che è calato sull’ immaginazione

"L’uomo che non riesce a visualizzare un cavallo al galoppo su un pomodoro è un idiota." A. Breton

foto:www.fernandobotella.net
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Quel buio che è calato sull’ immaginazione

 

L’immaginazione è indefinitamente più ricca della realtà, da sempre, ma non è certo colpa della realtà se a fronte di tutte le innumerevoli cose che riusciamo a concepire ci accontentiamo sempre di semplificare. Il guaio è che col passare del tempo anche tale ricchezza inizia ad atrofizzarsi proprio in nome di quella che chiamiamo realtà.

Insomma cominciamo ad adeguare il nostro pensiero – che per innata fortuna è in grado di concepire di tutto – alla cosiddetta inevitabilità del dato di fatto, ammettendo per beneficio di inventario che anch’esso esista senza la nostra complicità.

Così, senza rendercene conto, iniziamo ad immaginare meno e, a poco a poco, desertifichiamo e impoveriamo questa “Regina delle facoltà”, come la definiva Baudelaire, fino a ridurla ad un’arida landa di pensieri dispersi coperti dalla rassegnazione, una rassegnazione che amiamo chiamare, solo per giustificarla, buon senso. In pratica rinunciamo a qualcosa di estremamente potente, anche complesso, e di certo non sempre piacevole: infatti rinunciamo anche a farci “tentare” dalla nostra immaginazione. Nessuno pensi che l’immaginazione sia sempre un luogo felice, essa è in fondo la sede di un groviglio infinito di “cose” nel quale la coscienza è in grado di concepire e pensare tutto: dalla più indicibile delle crudeltà alla più sublime delle altezze, e stanno tutte lì, sempre, che le richiamiamo al pensiero o meno restano nella nostra caleidoscopica natura sino al nostro ultimo fiato.

Chi crede con monolitica certezza di aver capito cosa è “giusto” (termine che dovrebbe terrorizzarci) spesso si impoverisce e impoverisce il mondo escludendo parte della sua natura anziché fare la fatica di mettersi in discussione con un esercizio continuo di consapevolezza, e con estrema facilità – come ci insegna la storia – si ritrova ad essere l’artefice di sciocchezze immani, a volte anche tragiche.

Ciò accade in modo trasversale sia chiaro. Peccheremmo di poca immaginazione se pensassimo che solo menti elementari o rozze possano incappare in pericolose e rigide semplificazioni. Infatti se Salvini ha ridotto il suo pensiero ad un semplice tasto on/off, acceso e spento, giusto e sbagliato e non possiamo sperare in nulla di più se non in un corto circuito che ce lo tolga in modo fulmineo dalle palle, non possiamo non vedere l’altra faccia della medaglia, cioè il brillante intellettuale Fusaro che ha ridotto ai minimi termini le enormi possibilità di pensiero a sua disposizione perché ormai abitato dalla convinzione di esser l’unico eletto tra sette miliardi e rotti di individui che non hanno capito un caz*o.

Il banale e il complesso sono arrivati alla stessa identica semplificazione del reale, il primo per evidenti limiti cognitivi contornati dalla non opponibilità del pollice, il secondo per megalomania intellettuale vestita da “glottocachìa” … purtroppo non è Virilio, anche se lo scimmiotta spudoratamente, e detto tra noi … di Paul Virilio ne basta uno.

Però non siamo ancora giunti al vero problema, infatti pochi individui ormai scissi dal mondo conviti di possedere il verbo possono far poco o nulla se restano arginati nel loro personalissimo e povero delirio di amenza, il guaio sta nel numero di consensi che generano. Il problema è quindi il nostro aderire a tutto questo senza voler immaginare oltre,  prendere per “reale” l’immaginario altrui, vuoi per rabbia sociale, per un timore di invasione montato ad arte sulle nostre paure, vuoi per fascinazione pseudo intellettuale, senza sottoporre tutto questo al nostro spirito critico, alla nostra straordinaria e tentatrice immaginazione. Ecco, questo il vero danno, la vera resa; credere di essere così poveri di immaginazione da aderire a quelle altrui. Una mitologia senza poesia è una porta spalancata verso il nulla e, in tutta onestà, se proprio devo scegliere un’immaginazione malata preferisco tenermi la mia … è infinita.

fonte immagine blog Fernando Botella

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