Quello che non c’è. La normalità dell’assenza nelle storie di Szczygieł

“Quello che non c’è. Quindici storie vere” è l’ultima fatica di Mariusz Szczygieł pubblicata nell’edizione italiana da Nottetempo. Lo scrittore polacco nel suo lavoro a metà tra il racconto, la biografia e il reportage si dimostra abile e curioso osservatore – la sua anima giornalistica emerge nella continua ricerca dell’essenza delle storie – ma anche fidato accompagnatore, in un viaggio che tramite i personaggi e le vicende più diverse porta alla scoperta della  normalità e di…quello che non c’è.



Quello che non c’è

quello che non c'èNon aspettatevi trame elaborate e personalità prorompenti, lunghe narrazioni e appassionanti battaglie. La grande protagonista del libro/reportage di Szczygieł è…la normalità. E’ la vita quotidiana di ognuno di noi. Lenta, a volte noiosa. Sono le piccole cose. Insignificanti, eppure così importanti nel momento in cui vanno perse. I protagonisti siamo noi. Le nostre esistenze, così familiari e monotone, eppure così preziose. Szczygieł ci porta con sé ora a Praga, ora a Budapest, poi si vola in Ucraina, o in Polonia. Siamo ora artisti, ora soldati, ora poeti, ora padri e figli. Quindici storie, quindici scenari a metà tra realtà e finzione. Legati tra di loro da un filo conduttore. Quello che non c’è. Alla scoperta dell’assenza, di quanto si è perso, di quello che non c’è più, di come fare i conti con il vuoto.

E’ un libro da rileggere e pensare, più che da divorare. Che fa riflettere più che appassionare. E’ un libro dove non succede niente di eclatante, eppure qualcosa succede dentro chi sa analizzare e osservare. Il repentino navigare tra le varie vicende lascia esso stesso un senso di assenza. Di un colpo di scena, di una grande storia di amore, di battaglie, guerre o misteri. Di quello che, insomma, ci si aspetta da un romanzo. Ma questo non è un romanzo. E’ la realtà, in tutta la sua a volte sconcertante umanità. Che li per li lascia interdetti, fino al vero colpo di scena. Arrivare alla fine e chiedersi “Cosa manca?”. Dove inizia un altro viaggio, quello dentro le storie di ognuno di noi.

Beatrice Canzedda

 

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