Tremate, tremate! Le streghe son tornate! Ramona Parenzan accusata di stregoneria

Ramona Parenzan è accusata di voler portare la stregoneria nelle scuole bresciane

Un’operatrice interculturale, scrittrice, insegnante di italiano per adulti e bambini stranieri è stata messa al centro di una polemica infondata che la accusa di voler corrompere i bambini con la stregoneria.

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Dal 15 marzo al 25 maggio la città di Brescia, attraverso le sue biblioteche di quartiere, sarà sede di un’iniziativa culturale intitolata Brescia Fantastica – il Fantasy: percorsi di diversa cittadinanza. Si tratta di un insieme di approfondimenti, concerti, visite guidate, film, degustazioni, laboratori per bambini e ragazzi, letture e incontri nelle scuole, nelle case di reclusione e negli ospedali.

Come si legge sulla locandina dell’evento, lo scopo è quello di stimolare una riflessione sui temi di inclusione propri del Fantasy. Dunque la magia, le creature fantastiche e i luoghi incantati diventano un modo per parlare di tematiche importanti. Niente di strano, fin qui. Il problema nasce nel momento in cui, sempre a Brescia e sempre nello stesso Anno Domini 2018, esplode uno scandalo stregoneria in relazione a un laboratorio per bambini tenuto in una scuola primaria da Ramona Parenzan.

La caccia alle streghe

Il 14 marzo su L’Espresso esce l’articolo:Dopo il gender è allarme streghe”: la battaglia del neosenatore leghista nelle scuole. Simone Pillon, fondatore del family day, afferma, infatti, che la sua prima interrogazione parlamentare sarà contro la stregoneria negli istituti di Brescia. Il post con cui lo annuncia è del 13 marzo e non è stato ancora ritrattato, quindi intendeva proprio dire: stregoneria. Il suo fervore è stato alimentato da una notizia diffusa da La nuova Bussola Quotidiana. Secondo il quotidiano cattolico, in una classe prima di una scuola bresciana, sarebbero state tenute lezioni di stregoneria, senza il consenso dei genitori. Questo perché un’operatrice interculturale è entrata in aula nell’ambito di un progetto promosso dalla biblioteca civica, finanziato dal Comune, deliberato dal Consiglio d’Istituto e presentato ai genitori. Come ha spiegato a L’Espresso la dirigente scolastica Sabina Stefano.

Il progetto fiabe e racconti dal mondo

Il progetto viene portato nelle scuole dal 2016 e si basa sull’omonimo libro, edito nel 2015. Una raccolta di fiabe e racconti da venticinque Paesi, di tutti i continenti, nella rielaborazione che vari autori hanno fatto delle narrazioni tradizionali. Ramona Parenzan, una delle autrici e curatrice della raccolta, realizza anche laboratori di intercultura nelle scuole e corsi di alfabetizzazione per minori e adulti stranieri. Entrambe le cose, secondo la scrittrice, possono farsi attraverso il format narrativo, partendo proprio dalle fiabe e dai racconti, che sono suscettibili di drammatizzazione, rappresentazione, musicalizzazione e tutte le manipolazioni utili allo scopo. In questo modo per i bambini è tutto molto più semplice e divertente. Ramona Parenzan si occupa anche di formare docenti ed educatori, lavora attraverso canali istituzionali, non entra di soppiatto nelle aule scolastiche per convertire i bambini a chissà quali assurde religioni alternative. Doverlo specificare ha un che di svilente.



Allarme infondato

Non risulta che si sia mai chiesto il consenso ai genitori prima di fare arrivare nelle scuole, Babbo Natale, o, per i bresciani, Santa Lucia. Non sembra ve ne sia motivo, trattandosi di personaggi di fantasia che fanno parte dell’immaginario dei bambini (e non solo) e che conferiscono alle loro vite quel pizzico di magia utile a stimolare i sogni e la fantasia. Il primo racconta di essere arrivato a bordo di una slitta trainata da renne volanti, carico di regali costruiti da elfi; la seconda, non vedente, viaggia su un carretto tirato da un asino. Tutte cose inverosimili, che tuttavia non scandalizzano nessuno. Per qualche motivo, invece, il laboratorio tenuto da Ramona Parenzan è stato del tutto frainteso e interpretato davvero come una lezione di stregoneria, al pari di quelle tenute dai professori Lumacorno e Piton nelle aule magiche di Howgarts.

Nessuna strega

Tutta la vicenda appare ancora più paradossale se si considera che durante l’episodio incriminato Ramona Parenzan ha tenuto il laboratorio in boubou, un abito tradizionale dell’Africa occidentale e centrale, come lei stessa ha precisato. Con sé aveva portato del tè per la fiaba pakistana e alcune conchiglie usate per esprimere desideri. Nessun amuleto e nessuna pozione, quindi. E, soprattutto, nessuna strega. Tutto è partito da un singolo genitore che ha completamente stravolto quanto avvenuto in classe. La Nuova Bussola Quotidiana e il neo-eletto rappresentante del popolo Pillon hanno fatto il resto.

Campagna denigratoria

Nel frattempo un altro articolo de La Bussola Quotidiana ha messo in scena una vera e propria campagna denigratoria nei confronti della Dottoressa Parenzan. Traendo spunto da un’accozzaglia di luoghi comuni, interpretazioni letterali di metafore, incursioni nel profilo Facebook della scrittrice e superficiali letture delle sinossi dei suoi libri, l’articolo mira a descriverla come un’effettiva seguace della stregoneria, intenzionata a corrompere i bambini con pratiche magiche.

Il risultato è stato una pioggia di insulti e minacce sul profilo Facebook di Ramona Parenzan, che tuttavia ha ricevuto anche molti messaggi di solidarietà. Ed è in questi messaggi positivi che bisogna sperare. Perché l’unico vero allarme è quello di una società che si sta talmente chiudendo in se stessa da non riconoscere l’umanità e la ricchezza di una persona che sta dedicando la propria vita alla realizzazione di un mondo più giusto e il più inclusivo possibile.

Michela Alfano

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