Rapporto tra uomo e natura: un viaggio nella letteratura

Un itinerario ecocritico dalla cosmogonia greca alla nostra crisi ambientale

Rapporto tra uomo e natura: un viaggio nella letteratura
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Il rapporto tra uomo e natura è sempre stato un tema centrale in letteratura. Oggi, in tempi di crisi ambientale è importante ripercorrerne la storia.

La dicotomia uomo-natura è stata, fin dagli albori della società, argomento di produzione letteraria. Tuttavia questa relazione è anteriore allo sviluppo di ogni facoltà creativa umana come afferma il professor Lawrence Buell dell’Università di Harvard. Egli è infatti uno tra i fondatori dell’ecocritica, ovvero lo studio della nostra relazione con ciò che ci circonda attraverso l’analisi delle opere letterarie. Una materia innovativa, che si è diffusa anche negli atenei universitari, fondamentale per analizzare come la visione umana sia cambiata attraverso i secoli, ma anche per comprendere i fenomeni che ci hanno portato ad una così grave crisi ambientale.

Le origini

Questo viaggio ecocritico sicuramente può avere come unico punto di partenza la tradizione classica. Attraverso la creazione di un’intricata cosmogonia, le civiltà greche sono le prime a trasformare in Dei gli elementi dell’ambiente. La Terra diventa Gea, il mare Poseidone, il vento Eolo e così via.  Divinità con tratti e comportamenti umani in grado di influenzare con le loro pulsioni gli eventi naturali. Tale visione si sarebbe radicata talmente profondamente da influenzare anche l’Iliade e l’Odissea, ma anche dal VI secolo in poi, le indagini filosofiche sulla sostanza originale di tutte le cose, individuata principalmente in elementi come l’acqua, il fuoco e l’aria.                      

 Alla tradizione greca deve sicuramente molto quella latina, creatrice con Virgilio del topos a letterario del “locus amoenus” un paradiso naturale dove regnano solamente bellezza e armonia. 

Una nuova simbologia

La svolta avviene con la diffusione del cristianesimo. Si adottano nuovi simboli: la spiga di grano, il grappolo d’uva, ma anche la colomba e l’agnello. Da qui si instaurerà una fitta rete di significati che sarà alla base della lirica provenzale. La rosa  in particolare è oggetto di venerazione poiché sintesi di perfezione femminile. Un accostamento che erediterà anche la poesia Stilnovista di Dante e Petrarca, basti pensare al gioco di significati sul “lauro”, sul quale si basa tutto il Canzoniere.

Un punto di stacco dalla tradizione arriva con la scoperta dell’America. Iniziano le prime esplorazioni e con esse i resoconti di viaggio dei conquistadores e dei missionari. Ecco che le descrizioni di questi luoghi esotici e selvaggi stravolgono la concezione del rapporto tra uomo e natura, ma anche degli spazi, che diventano preda degli appetiti coloniali europei.

Dal sublime alla resistenza 

I secoli successivi alla rivoluzione geografica sono caratterizzati da un ritorno alla razionalità greco-latina delle origini. Ne vengono rispolverati canoni e temi, in particolare quello Virgiliano del locus amoenus. Tuttavia già alla fine del Settecento comincia una vera e propria ribellione. Nasce  così il Romanticismo che considera ogni elemento naturale come manifestazione interiore. Si instaura un rapporto nuovo con il mondo che smette di essere tela di fondo dei drammi umani. La natura riveste ora ruolo di osservatrice e giudice impietosa, capace di sucitare uno stato d’animo turbolento come il sublime. In Italia Foscolo e Leopardi saranno maestri nel descrivere questo “orrendo che affascina”.

A partire dall’Ottocento inizia anche un fenomeno selvaggio di industrializzazione. Ne consegue la distruzione di un ambiente che fino ad ora era stato rappresentato nella sua integrità. Lo sfregio di ciò che ci circonda coincide anche con l’annichilimento dell’uomo stesso, come denuncia Dickens e in Italia specialmente i Veristi.

Il Novecento è inevitabilmente scosso da due conflitti mondiali che stravolgono la concezione stessa di vita , ma anche di natura. Essa per alcuni è malvagia e noncurante dei suoi figli, per altri invece come Calvino, diventa santuario e luogo di protezione per la resistenza e gli ideali di libertà.

Oggi…

Dal Novecento ad oggi si sono sviluppati molti generei letterari che hanno mostrato principalmente un’ottica disillusa sul piano ambientale. Con le prime denunce ambientaliste degli  anni Settanta si è sviluppato un’importante filone distopico e fantascientifico. Tra i nomi più famosi spiccano di certo James Ballard e Philip K. Dick,  autore del celebre Blade Runner.

Gli scenari apocalittici di queste opere sono sicuramente pessimistici rispetto al declino ambientale odierno. Tuttavia è proprio intento di questi autori terrorizzare noi lettori. La loro visione del rapporto tra uomo e natura è finalizzata ad un’ammissione di colpa per aver distrutto la nostra stessa casa. Una presa di coscienza non scontata, soprattutto adesso che il nostro tempo sta per scadere. 

Anna Barale

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