Tragedia a Firenze, Roberto Pirrone esce per suicidarsi ma uccide Idy Diene

Manca poco a mezzogiorno e Roberto Pirrone, italiano ultrasessantenne, si trova nei pressi del ponte Amerigo Vespucci, in centro a Firenze. Anche un altro uomo si trova lì. Si chiama Idy Diene e ha  54 anni. A un certo punto il primo rivolge una pistola contro il secondo ed esplode diversi colpi, poi si allontana abbandonando l’arma nelle vicinanze. Qualcuno dal vicino consolato degli Stati Uniti chiama i soccorsi. Arrivano i sanitari del 118 che tentano di rianimare la vittima per 40 minuti, invano. Arriva anche la polizia, che riesce a bloccare e ad arrestare l’omicida.

Il movente

Secondo quanto è emerso fino a ora, sarebbe escluso il movente razziale. Roberto Pirrone sarebbe, infatti, uscito di casa con la sua Beretta e con l’intenzione di togliersi la vita per motivi economici, ma poi non avrebbe avuto il coraggio di andare fino in fondo e avrebbe deciso di rivolgere l’arma contro la prima persona incontrata. Almeno questo è ciò che Roberto Pirrone ha dichiarato alla Polizia. A sostegno di questa tesi ci sarebbe una lettera in cui l’assassino spiega le sue intenzioni ai familiari, ritrovata dalla polizia nel corso della perquisizione della sua abitazione.

La vittima

Idy Diene è arrivato in Italia vent’anni fa. Qui risiedeva regolarmente e si manteneva facendo il venditore ambulante. Vendeva un po’ di tutto, nelle giornate di pioggia gli ombrelli. Era un volto noto a Firenze, molto benvoluto dalla comunità senegalese. Una crudele coincidenza vuole che fosse il cugino di Samb Modou, il senegalese ucciso nel dicembre 2011 insieme a Diop Mor da un estremista di destra, sempre a Firenze. A quel tempo, Idy Diene si era occupato dei funerali del cugino e del rientro della salma in Senegal e oggi si stava prendendo cura della vedova e della figlia, che ora stanno vivendo una nuova tragedia.



L’arma

Roberto Pirrone non ha precedenti penali e ha un regolare porto d’armi. Con la sua pistola regolarmente detenuta questa mattina ha ucciso una persona. Solo tre giorni fa, a due giorni dal voto, un’associazione che dal 2015 persegue la tutela dei diritti dei legali possessori di armi, il Comitato Direttiva 477, aveva diffuso un comunicato sulle “posizioni dei principali partiti politici in merito ai diritti dei cittadini che detengono armi”. La battaglia per i loro diritti, la chiamano. Probabilmente non serve precisare che l’unico partito citato positivamente nel suddetto comitato, in quanto favorevole ad accogliere le loro proposte, è stato la Lega.

Michela Alfano

2 Thoughts

  1. Invece di capire i motivi si punta il dito su un oggetto. Oggetto che sembra quasi l’unico capace di uccidere, cosa ovviamente ridicola.

    Avete perso inutile che gettate fango su chi in parte vi ha fatto vedere i sorci verdi (curioso che sia anche il colore della lega) senza un reale motivo.

    Voi non siete giornalisti ma beceri “opinionisti “. I veri giornalisti non si devono lasciare andare a certe farneticazioni per fini politici….

    1. Buongiorno. Intanto preciso che non ho perso proprio nulla, non essendo candidata in alcuna lista. Per quanto riguarda la pistola, indubbiamente è un oggetto inoffensivo senza un dito che preme il grilletto, tuttavia è l’arma per uccidere da cui più difficilmente ci si può difendere. E se vogliamo vedere gli effetti deleteri di una politica favorevole a una sempre maggiore liberalizzazione delle armi da fuoco, ci basta consultare la cronaca recente degli Stati Uniti. Saluti.

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