Il ruolo dei social nella promozione dei libri

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Fino ad una decina di anni fa, quando un autore pubblicava il suo libro, la promozione di quest’ultimo avveniva per mezzo della casa editrice, oppure, per passaparola. All’epoca, infatti, era importantissimo dire a tutti, ma proprio tutti, che la propria fatica letteraria era presente nelle librerie.

social

Le case editrici, come del resto succede anche oggi, non danno un grosso contributo in termini di marketing, a meno che non abbiano una garanzia di vendita. E poi, si facevano numerosissime presentazioni in giro per tutto il territorio.

Nonostante sia passato così poco tempo, per sponsorizzare il proprio libro, oggi, i social network hanno assunto un ruolo fondamentale.
Facebook, Twitter, ed infine, Instagram sono i tre maggiori social in cui, sia le case editrici e sia gli autori interagiscono con i lettori. Ora, le case editrici quasi non considerano un autore che non possiede un pagina Facebook, o un profilo Twitter. L’immagine, quindi, risulta la prima cosa da curare per un autore. Le condivisioni, gli hashtag e i likes fanno tutto il resto. Gli hashtag, per esempio, sono un mezzo molto potente per raggiungere tantissime persone sparse per il mondo che hanno a che fare con quel determinato argomento.

L’esigenza di utilizzare i social come strumenti di marketing è data dal fatto che gli utenti trascorrono la maggior parte del loro tempo a scorrere lo schermo dello smartphone. In questi termini, vi è pure una strategia di pubblicazione dei post in base alla quantità di fan collegati in media durante la giornata.

E’ necessario sottolineare anche, come la tecnologia abbia aiutato il settore dei libri a crescere, in particolare, per quanto riguarda gli e-book. Se all’inizio del terzo millennio, gli italiani erano più conservatori e tradizionalisti, leggendo quasi solo ed esclusivamente libri cartacei, ora, l’uso degli e-book è fortemente in ascesa.

Poiché a questo mondo digitale ci possono accedere tutti, il pericolo è quello di trovare delle grandi promozioni che coinvolgono una grossa quantità di pubblico, ma che nella sostanza non sia un granché.
La qualità del prodotto, quindi, rischia di passare in secondo piano, e gli autori, oltre che scrivere, devono essere dei social media manager di se stessi.

Michael Floris

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