Spam: l’origine del termine e 10 consigli di psicomarketing

La famosa carne in scatola Spam. Avrà qualcosa a che fare con la spam che ricevi nella posta elettronica?
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La famosa carne in scatola Spam. Avrà qualcosa a che fare con la spam che ricevi nella posta elettronica?

Ne hai “le caselle” piene? Ti arriva un sacco di spam ogni giorno? Capita a tutti; a chi più e a chi meno. Dipende molto da quali siti si visitano (non fare finta di niente…) e da quanto stiamo attenti sul web. Ma cos’è la spam e perché siamo sommersi da centinaia di spazzatura digitale?

Cominciamo dall’inizio: perché “spam”? Cosa significa? E cosa sarebbe lo psicomarketing? Una cosa alla volta, di psicomarketing parleremo tra un po’; prima la spam. A pensarci bene potrebbe derivare dall’accusativo latino spem, da spes, spei: speranza. Se volessimo vederla poeticamente ci sono migliaia di scafisti online che lasciano nell’oceano di internet miliardi di messaggi imbottigliati sperando che prima o poi qualcuno sia abbastanza pollo da aprirli.

Messaggi di speranza che tutti ben conosciamo, come “trova ragazze bollenti nella tua zona” e altri molto più espliciti. Ma non è così. Il termine spam deriva dalla famosissima marca di carne in scatola Spam. Cos’avrebbe a che fare la carne in scatola con le email?

Facciamo un passo indietro, nello specifico torniamo nel 1970. Anni luce prima della digitalizzazione di massa. Il gruppo comico Monthy Python manda in onda in Inghilterra uno sketch che diventerà famosissimo: una coppia entra in una locanda popolata da vichinghi e intende ordinare qualcosa da mangiare. La cameriera propone soltanto piatti che contengono Spam. Salsicce con Spam, uova, beacon e Spam e così via.

La carne in scatola Spam, un disgustoso mattone di carne pressata dal colore simile al prosciutto, era uno dei pochi cibi disponibili nel periodo della Seconda Guerra Mondiale in Inghilterra e l’ironia si basava sull’insistenza della cameriera che a son di proporre la Spam in ogni piatto, avrebbe convinto anche i clienti più riluttanti.

L’origine del termine Spam ebbe inizio nel 1970 da uno sketch dei Monthy Python, un anno dopo l’avvio del progetto ARPANET che diede i natali a internet.

Spam deriva da “spiced ham”, letteralmente “prosciutto speziato”. Nulla a che fare con le mail di spam che intasano le nostre caselle di posta elettronica. Ma lo sketch dei Monthy Python è diventato famoso anche tra i super nerd che facevano da balia a un neonato internet. Si mormora che già nel 1978 venne spedito il primo messaggio spam alle poche centinaia di utenti collegati ad ARPAnet, che collegava le università delle due coste degli Stati Uniti. Un messaggio pubblicitario indesiderato spedito agli scienziati che lavoravano al progetto del secolo.

Ma soltanto nel 1994 il fenomeno ha raggiunto proporzioni ragguardevoli, quando lo studio legale di Laurence Canter e Martha Siegel suggeriva ai circa 6.000 utenti del web di allora di usufruire dei loro servizi per garantirsi un posto in fila per una carta verde del governo degli Stati Uniti.

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Non importava che la maggior parte dei destinatari del messaggio non avesse alcun bisogno di una carta verde per rimanere nel loro Paese. Lo studio legale dei due geni dello spam ante litteram guadagnarono così oltre 100.000 dollari con un solo click.

La spam però è cambiata negli anni e oggi sembra essere affetta da gigantismo. Unepidemia più fastidiosa delle zanzare nelle notti d’agosto. Ma la spam funziona davvero? C’è davvero qualcuno che ci guadagna? Evidentemente sì, ma non si tratta più di pionieri del marketing aggressivo come quelli dello studio legale del 1994. Oggi gli spammer possono essere divisi in tre categorie:

  • Gli spammer daltura, che lanciano enormi reti nell’oceano di internet per pescare più clienti possibili con le loro email tendenziose e truffaldine. Il loro motto è “in tempo di guerra ogni buco è trincea” e sparano nel mucchio: “quel che piglio, piglio”.
  • Gli spammer lattanti, quelli che aprono un blog e spinti dalle promesse di guadagno stellare di qualche sedicente marketer come “Gianni, che ha guadagnato 59.978,99 euro con un metodo semplicissimo”, si tuffano nel mondo delle penalizzazioni di Google e della vita da fuorilegge del web, odiati da tutti gli utenti.
  • Gli spammer inconsapevoli, quelli che si rivolgono al mio sito espressotriplo.com dopo aver constatato che riempire i clienti di messaggi spazzatura non è una buona strategia di marketing.

Io mi occupo delle ultime due categorie: i peccatori consapevoli e quelli un po’ più ingenui. Mi occupo anche e soprattutto di chi odia la spam e non la vuole propugnare ai propri clienti, ma non sa proprio come migliorare il marketing della propria attività.

Chi sono? Mi chiamo Angelo Bandiziol e sono un imprenditore e psicomarketer. Ecco finalmente la spiegazione di psicomarketing: significa fare marketing mettendo la psicologia prima di tutto. Inutile saper usare gli strumenti più complessi come le tecniche SEO e Google Analytics se non hai niente da dire o non sai come dirlo.

Lo psicomarketing è quel marketing che tiene conto della persona che hai di fronte, il tuo cliente e delle abitudini mentali che lo caratterizzano. Il cliente va prima compreso e rassicurato e solo alla fine gli si può vendere qualcosa. Sapere quante keywords inserire in un articolo non ti aiuterà se le parole saranno quelle sbagliate o se non saprai sciogliere i dubbi e la diffidenza del tuo cliente.

La spam viene lanciata con l’intento di accalappiare qualche cliente con l’inganno, ma questa strategia ti obbligherà a scappare sempre come Leonardo Di Caprio in Prova a Prendermi e i clienti non torneranno mai da te. Per avere successo online con il tuo blog o la tua attività dovrai partire dalla constatazione che il cliente parte sempre prevenuto e che dovrai rassicurarlo tu. Eccoti 10 consigli di psicomarketing per migliorare il tuo marketing digitale:

  1. Non inviare spam: le email che invii ai tuoi clienti devono contenere materiale interessante, non solo esortazioni all’
  2. Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te: se odi ricevere ogni giorno le mail da un negozio online, non fare lo stesso con i tuoi clienti.
  3. Parla come mangi: “FANTASTICO!!! IL METODO MIGLIORE DELLUNIVERSO” sono espressioni e stili da dimenticare. Sii sincero, genuino e non pensare di parlare a un branco di scimuniti. Ricordati che anche tu sei il cliente di qualcun altro.
  4. Racconta storie: le persone rimangono affascinate dalle storie e le ricordano molto meglio dei dati. Altrimenti perché ti avrei raccontato la storia della spam?
  5. Ok, ma cosa scrivo sul mio blog? Se non sai cosa scrivere sul tuo blog, ho preparato una guida gratuita per scrivere contenuti irresistibili.
  6. Segui sempre i tuoi clienti e non abbandonarli una volta pescati: l’80% delle vendite arriva dopo il 5° contatto!
  7. Mantieni il contatto con i tuoi clienti inviandogli materiale gratuito
  8. Crea un’abitudine: manda le tue mail a intervalli regolari e non troppo spesso.
  9. Dopo che i primi clienti hanno acquistato il tuo prodotto, chiedigli come lo trovano e se sono soddisfatti
  10. Smettila di frequentare certi siti a luci rosse se vuoi meno spam!

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