Sunspring: ora anche i robot scrivono i film

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Ebbene sì, la tecnologia corre alla velocità della luce e ora i robot si cimentano addirittura nella sceneggiatura di un vero e proprio film: Sunspring

Sunspring
stadio24.com

Sunspring è infatti il primo cortometraggio realizzato da un robot. Come è possibile? E’possibilissimo invece. L’esperimento è stato realizzato dal regista Oscar Sharp e dal ricercatore Ross Goodwin che hanno deciso di allenare un’intelligenza artificiale somministrandogli decine di film di fantascienza da visionare, così per fargli fare una “cultura” cinematografica che gli permettesse di scrivere una sceneggiatura vera e propria. Grandi classici come Alien e Star Wars sono stati dati al computer insieme a film più leggeri e cartoons come Scary Movie e Futurama.

La mano umana ha fornito solamente le indicazioni relative all’architettura del testo ma il contenuto è tutto frutto dell’intelligenza artificiale. Il risultato è la creazione di un corto di nove minuti chiamato Sunspring. La prima trama creata da un robot appare molto criptica e senza un nesso logico a partire dai dialoghi dei suoi protagonisti. Ovviamente si tratta di un primo esperimento alquanto interessante per l’industria cinematografica di Hollywood che è valso a far guadagnare al corto un bel decimo posto nella classifica del concorso Sci-fi London 48 Hour Film Challenge.

Non è la prima volta che l’intelligenza artificiale si va a sostituire all’uomo, molti esperimenti sono stati fatti in ambito artistico, letterario, musicale ma mai prima d’ora era stato affidata ad un robot la possibilità di creare una sceneggiatura cinematografica. L’esperimento ha permesso di girare il corto in tempi molto brevi, si parla di pochi giorni, con protagonista il famoso attore della serie cult Silicon Valley, Thomas Middleditch. Questo aspetto rende molto bene l’idea di come l’industria cinematografica americana sia interessata alle possibilità di sfruttare i computer per girare i film in tempi brevissimi e quindi accrescere un mercato molto redditizio.

Ma può un robot sostituirsi alla creatività umana? Se nel prossimo futuro saranno i computer a scrivere film, quale sarà il risultato, quale sarà il messaggio che un film può veicolare? La qualità di un film dipende fortemente dalla sua sceneggiatura, il resto è un contorno. Ben venga l’uso della tecnologia e degli effetti speciali per arricchire un film, ma non credo che un elemento così dinamico e creativo quale può essere la sua trama debba essere ridotta ad una successione di 0 e 1, volendo parlare di sistema binario tanto caro agli informatici.

La cosa inquietante inoltre, è che il nostro famoso robot chiamato Jetson dal suo creatore Goodwin, ha deciso di barare al concorso. Jetson, alias Benjamin, è questo il nome che il robot si è dato in barba al suo creatore, è riuscito ad inserirsi nel sistema di votazione informatico e ha votato per sè stesso, imbrogliando alla grande. L’episodio è curioso e inquietante allo stesso tempo. Alla tecnologia vengono dati sempre più strumenti per apprendere comportamenti e modi di fare umani, che si tratti di scrivere una sceneggiatura o addirittura barare in un sistema di votazione. Mi chiedo se ne vale davvero la pena correre il rischio di snaturare la cosa più bella che l’uomo possiede, ossia la creatività a favore di logiche di mercato, perché di questo stiamo parlando e non di importanti passi avanti nella tecnologia che hanno un’utilità sociale. La tecnologia ha un ruolo di miglioramento, di aggiunta, un ruolo accessorio che può aiutare l’uomo in determinati ambiti dello scibile umano ma non può sostituirsi ad esso.

In casi come questi mi viene in mente il famoso film Io robot, con protagonista Will Smith, in cui gli umanoidi, creati dall’uomo con lo scopo di migliorare la vita delle persone, gli si rivoltano contro nel momento in cui si evolvono e assumono una coscienza pensante. Significativa è l’ultima scena del film, quando dopo aver sconfitto i cattivi, l’unico robot pensante, guarda dall’alto di una collina, un esercito di robot che è tornato alla normalità ma che ad un certo punto si arresta e rivolge lo sguardo verso l’alto a quell’unico loro simile che non li segue nella loro marcia. Non hanno vinto gli umani, non hanno sconfitto i robot ribelli, anzi. Quegli stessi robot che hanno creato a loro immagine e somiglianza ormai non si distinguono più in nulla dal loro creatore umano, ed è questo che spaventa di più.

Lasciamo alla tecnologia il suo ruolo accessorio, ma non dimentichiamoci del nostro io, della nostra personalità, della nostra coscienza pensante, è questo che ci rende ancora uomini in un mondo artificiale e artefatto.

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