Tom Barrack, arrestato l’amico di Trump, cospirava come agente straniero

L’FBI ha arrestato oggi il presidente del comitato inaugurale del 2017 dell’ex presidente Donald Trump. L’accusa rivolta a Tom Barrack è quella di cospirazione per influenzare la politica estera di Trump a beneficio degli Emirati Arabi Uniti.

Il miliardario Tom Barrack, 74 anni, è tra i tre uomini accusati dalla corte federale di Brooklyn di cospirazione come agente straniero non registrato. I federali accusano Barrack anche di ostruzione alla giustizia e dichiarazioni false durante un’intervista del giugno 2019.



“Gli imputati hanno capitalizzato ripetutamente le amicizie di Barrack e l’accesso a un candidato, che alla fine è stato eletto presidente, a funzionari di alto livello della campagna e del governo, e ai media americani per promuovere gli obiettivi politici di un governo straniero senza rivelare le loro vere alleanze”, ha detto l’assistente procuratore generale Mark Lesko in un comunicato.

I procuratori hanno detto che Barrack non solo ha accettato di promuovere gli interessi di politica estera degli Emirati Arabi Uniti attraverso la sua influenza. Pare, infatti, che abbia anche fornito ai funzionari del governo degli Emirati Arabi Uniti informazioni sensibili sugli sviluppi all’interno dell’amministrazione Trump.

“…nelle sue comunicazioni con Al Malik, l’imputato ha inquadrato i suoi sforzi per ottenere una posizione ufficiale all’interno dell’amministrazione come il modo che gli avrebbe permesso di promuovere gli interessi degli Emirati Arabi Uniti, piuttosto che gli interessi degli Stati Uniti”, hanno scritto i procuratori.

 

Gli uomini di Trump, solo l’ultimo di tanti processi

In un incontro del 2016 tra Barrack, Grimes, Alshahhi e alti funzionari del governo degli Emirati Arabi Uniti, Barrack ha chiesto una “lista dei desideri” di obiettivi di politica estera che gli UAE volevano che gli USA completassero durante l’amministrazione Trump.

Nel settembre 2017, invece, Al Malik “ha comunicato con Barrack sull’opposizione degli Emirati Arabi Uniti a un vertice proposto a Camp David per affrontare una disputa in corso tra lo Stato del Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e altri governi del Medio Oriente.”

Dopo il consiglio di Barack al presidente Trump, il Dipartimento di Giustizia ha osservato nel suo comunicato stampa. “Il vertice non c’è mai stato”.

Barrack, secondo un suo portavoce, si dichiarerà non colpevole. “Il signor Barrack si è messo volontariamente a disposizione degli investigatori fin dall’inizio”, ha affermato il portavoce.

Riguardo il rischio di fuga si ricorda che Forbes stima il suo patrimonio netto a 1 miliardo di dollari e che ha un aereo privato. I procuratori lo hanno chiamato “un individuo estremamente ricco e potente con legami sostanziali con il Libano, gli Emirati Arabi Uniti e il Regno dell’Arabia Saudita” che pone un serio rischio di fuga.

Barrack è l’ultimo di una lunga serie di associati a Trump ad affrontare accuse penali:

  • il suo ex presidente della campagna
  • ex vice presidente della sua campagna
  • il suo ex capo stratega
  • l’ex ufficiale della sicurezza nazionale
  • il suo ex avvocato personale
  • il capo finanziario di lunga data della sua azienda

L’ esperienza di Trump può oggi costituire una lezione utile a tutte le democrazie: è necessario prestare costante attenzione alle influenze straniere ed all’impatto del lobbying nella politica interna. Dovremmo forse preoccuparci nel caso in cui un senatore della Repubblica intrattenesse rapporti con gli Emirati Arabi Uniti?

 

Francesco Maria Trinchese

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