Ucraina nuova colonia

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Ucraina nuova colonia trattata come l’Africa europea: piena di risorse primarie, di cui fruiremo sempre più a caro prezzo, e di attività secondarie controllate dalla sinergia multinazionali occidentali-oligarcati locali (simili a quelli russi nel saccheggiare capitali nazionali per allocarli all’estero). Controllata da schieramenti di piccoli fanti equipaggiati di armi arrugginite, vecchi fondi di arsenale, e dalle vite svendute.
La terra di Kiev è da anni povera, marginale, depredata dalla corruzione (mi attengo ai dati ufficiali), pullulante da anni di donne sradicate e indigenti, costrette a rinunciare a una vita familiare e sociale per emigrare come badanti al fine di assistere persone non autosufficienti giorno e notte. No, ormai le politiche dell’URSS sono una causa troppo remota. I controversi colpi di Stato e i feroci attacchi ai sindacati sono stati liquidati come transizione alla democrazia, una volta epurati dalla nostra informazione gli aspetti oscuri degli atti sovversivi architettati dalle destre, cui la Nato si è affrettata a dare una veste esteriore democratica ribattezzando le forze politiche, ingerendo nella politica interna di uno Stato sovrano. L’annoso e complesso conflitto etnico è rozzamente incasellato nelle categorie Zelensky buono/Putin pazzo criminale. Va bene: poniamo che la feroce aggressività dell’autocrate russo abbia fondati motivi per impensierire. Ci mancherebbe. E poi?
C’è molto che non torna e volere fermare l’invasione di Putin non è una giustificazione per accelerare precipitosamente un ingresso di Kiev nell’UE, ingresso attualmente finanziariamente proibitivo persino per la più ricca Serbia, da tempo candidata. Questa cooptazione della “Piccola Russia”, benedetta dalle sempre più antidiplomatiche interferenze USA, appare uno stratagemma per creare una colonia-serbatoio di risorse, opulenta per i signori dell’economia, povera socialmente, e sacrificabile come baluardo di frontiera, fortificato da avanguardie rozzamente armate e nutrite di nazionalismo kamikaze, mentre i tranquilli borghesi del settore occidentale dell’UE si potranno beare del loro bellicismo vissuto sulla carne altrui, un habitus che appare l’ennesimo prodotto d’importazione americana.
L’Ue non ha fatto crescere socialmente Romania, Bulgaria e Grecia, sta facendo scivolare verso il declino economico la stessa Italia (verrebbe da pensare che i rubli siano la nostra valuta, da come veniamo “castigati” ultimamente), strangolata da aumenti insostenibili e da un ristagno economico sempre più vischioso, figuriamoci se darà dignità sociale all’Ucraina.
Intanto la militarizzatissima Cina e l’armatissima India (un serbatoio di 3 miliardi di persone non refrattarie a turni di 16 ore lavorative) prosperano anche grazie ai rapporti sostanzialmente cordiali e molto proficui con la Russia.
Contemporaneamente quasi tutta l’Africa subsahariana è affamata, si contorce dalla fame privata del grano europeo, ma com’è naturale, è condannata a essere ignorata, tranne quando si decide di far partire qualche breve spot propagandistico magnificante la santità dell’UE.

Leggi anche >>> La guerra in Ucraina e la crisi del grano: l’Africa è l’agnello sacrificale


Vigiliamo, coscienti che la realtà ha molteplici chiavi di lettura: le categorie “ragione” o “torto”, “like” o “dislike” lasciamole a questa roba su cui spesso scrivo e che ha elargito a tutti lauree e presidenze del Consiglio virtuali a piene mani.

Stefania Colombo

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