Nel Regno Unito si è tornati a parlare della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il partito conservatore, che si appresta ad eleggere il suo nuovo leader, ha nuovamente minacciato il ritiro dalla Convenzione. La Gran Bretagna è tra i paesi fondanti il Consiglio d’Europa e uno dei primi firmatari della Convenzione nel 1950.
L’ipotesi nello specifico è stata lanciata dal candidato alla leadership del partito conservatore Robert Jenrick il quale, come gran parte del suo partito, ritiene la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) un ostacolo al controllo sull’immigrazione poiché questa vieta ai singoli paesi che l’hanno sottoscritta di decidere autonomamente riguardo l’allontanamento degli immigrati dal proprio territorio.
É dello stesso avviso anche l’avversaria di Jenrick all’interno del partito conservatore ovvero Kemi Badenoch tuttavia entrambi hanno riportato in superficie un tema presente nel Regno Unito da vari anni. Nel 2022 la CEDU ha dichiarato illegale il piano del governo UK per trasferire forzatamente alcuni migranti irregolari in Ruanda, in quel caso fu un uomo di 54 anni fuggito dall’Iraq a rivolgersi alla Corte per una «irreparabile violazione dei propri diritti». Secondo la sentenza l’uomo se portato in Ruanda veniva privato della possibilità di rientrare nel Regno Unito una volta concluse positivamente le pratiche per chiedere asilo.
L’anno successivo anche la Corte suprema britannica ha bocciato il piano per il trasferimento dei migranti irregolari in Ruanda e nell’occasione il primo ministro Rishi Sunak è tornato sull’argomento affermando di non voler permettere ad un tribunale straniero (La Corte ha sede a Strasburgo in Francia ndr) di bloccare i voli ed aggiunse:
«Non credo che la CEDU sia stata istituita per impedire a un paese di mandare delle persone in un paese considerato sicuro. Forse è arrivato il momento di rimuovere gli ostacoli sul nostro cammino, modificando il quadro giuridico britannico e riconsiderando la nostra adesione ad alcuni trattati internazionali.»
La minaccia di Jenrick riguardo il ritiro dalla Convenzione trova quindi le basi in avvenimenti di almeno 3 anni fa e prende forza, soprattutto a livello elettorale, nel sentimento anti immigrati da anni molto forte in Gran Bretagna. Tuttavia è da chiarire il ruolo effettivo della CEDU nella gestione dell’immigrazione irregolare problema che devono affrontare più o meno tutti i paesi europei.
Nascita e ruoli della Convenzione Europea e della CEDU
La Convenzione europea dei diritti dell’uomo è stata firmata a Roma il 4 novembre 1950 dai 13 paesi al tempo membri del Consiglio d’Europa (Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia, Turchia). Gli stessi paesi nove anni dopo hanno fondato la Corte europea dei diritti dell’uomo come organo giurisdizionale che vincola giuridicamente i paesi membri del Consiglio d’Europa che oggi sono 46.
Per quanto riguarda la sua azione giuridica la Corte può intervenire solo in alcuni casi specifici ovvero quando il richiedente asilo corre un rischio reale di tortura o di trattamenti degradanti nel Paese in cui verrebbe inviato come nel caso dell’immigrato iracheno. Nello specifico il principio del non respingimento, presente nella Convenzione all’art. 3, è però un principio fondamentale del diritto internazionale e come tale è presente anche in altri importanti accordi internazionali tra cui le Convenzioni ONU sui rifugiati e contro la tortura.
Da non sottovalutare tra gli aspetti di un eventuale ritiro dalla Convenzione dell’UK anche le gravi ripercussioni sull’Accordo del Venerdì Santo tra il Regno Unito e l’Irlanda. Tale accordo infatti si basa specificatamente sul testo della CEDU e non è secondario per la Gran Bretagna perché ha posto fine alla maggior parte delle violenze in Irlanda del Nord.
Secondo molti esperti l’effettivo ritiro dalla Convenzione dell’UK sarebbe svantaggioso poiché le autorità non sarebbero comunque in grado di «deportare» i migranti e il paese perderebbe di credibilità internazionale soprattutto all’interno dell’Unione Europea dove il problema legato ai migranti è più vivo che mai.
L’ipotesi di Jenrik, seguita da gran parte del partito, sembra quindi avere soprattutto scopo elettorale anche in vista della ormai prossima selezione del nuovo leader dei Tory dopo le disastrose ultime elezioni di luglio scorso.
Andrea Mercurio