29 giugno 1944, Strage di Civitella in Val di Chiana

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Civitella in Val di Chiana in provincia di Arezzo , 29 giugno 1944. Il paese festeggia i Santi Pietro e Paolo. Nel piccolo paesino di montagna, si riversano anche gli abitanti dei paesi vicini. I contadini non lavorano nei campi, e nessuno gira per i boschi. La chiesa del paese è gremita, la funzione religiosa è in svolgimento,  quando improvvisamente fanno irruzione delle truppe tedesche. Dividono le persone in piccolo gruppi e sparano a tutti alla nuca, senza distinzione alcuna, né per età né per sesso. Ammazzano tutti, donne e bambini. L’unico che si potrebbe salvare è il parroco, Don Alcide Lazzeri, ma sceglie di condividere la stessa sorte che è toccata ai fedeli.  Quel giorno, i tedeschi avevano indossato impermeabili per non sporcare le divise di sangue. Non paghi, hanno iniziato a sparare a tutti per strade, sono entrati nelle case, hanno ucciso tutti gli occupanti e poi hanno dato fuoco al paese. Alla fine della giornata le vittime civili sono state 244. Uno dei massacri più ignobili perpetrato dai nazisti sui civili. Nel 1945, le truppe americane catturano il tenente Willem Schmalz che era a capo delle truppe tedesche.  Il tenente non fu mai condannato per il vile crimine. Più tardi, nel 2011, il tribunale di Verona condanna all’ergastolo l’unico superstite Josef Milde, che tuttavia non fu mai estradato. Nessuno ha pagato per quel crimine. Noi non dimentichiamo. 

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