La comunità ebraica di Roma contro la delibera della Raggi

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

La polemica è stata scatenata da una delibera della giunta romana guidata da Virginia Raggi per dedicare un parco della capitale all’ex leader palestinese Yasser Arafat. Nello stesso documento era compresa una proposta per intitolare una piazza al rabbino Elio Toraff. La sindaca ha deciso di fare marcia indietro sospendendo la proposta in seguito ad una lettera di protesta.





Il disappunto è stato espresso per iscritto dal presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Duraghello. Quest’ultimo ha definito la proposta di dedicare un’area della città al ex capo del movimento per la palestina libera “inaccetabile, offensiva e antistorica”.  “Proprio nel momento in cui l’Europa è vittima di una serie di attentati terroristici di matrice islamista. Arafat del terrorismo odierno è stato il precursore, se non l’ideatore. Il premio Nobel per la Pace da lui ricevuto non è altro che il primo dei tanti premi Nobel assegnati con dubbio merito” si legge nelle righe indirizzate alla sindaca del Movimento 5 stelle. Tra le altre accuse spicca il potenziale coinvolgimento dell’ex leader palestinese in un attentato alla sinagoga della capitale nel 1982. Il 9 ottobre di quell’anno perse la vita per mano di un terrorista islamico un bambino romano ebreo.

Contestazioni decisamente prevedibili vista la controversia del personaggio e le tensioni che persistono in Medio Oriente. Forse in un tentativo di arginare la polemiche, la Raggi aveva deciso di rendere parallelamente onore al Rabbino Capo Emerito romano, Elio Toraff. Tuttavia le autorità ebraiche non hanno condiviso questa scelta definendola “oltraggiosa” per l’accostamento dei due personaggi nella stessa delibera.

Per calmare le acque la prima cittadina ha optato per un dietrofront politico. Immediata la sua risposta a Duraghello: “Considerato che il nostro atto intende richiamare processi di pace che si fondano sulla condivisione delle scelte. Insieme alla giunta abbiamo deciso di rinviare l’attuazione della delibera per quanto riguarda le denominazioni in questione.”

Grigorij Silaev

 

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *