Aiace d’Oileo, il più empio e detestabile tra gli eroi greci

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Altro che nobili d’animo e timorati degli Dei: sotto le mura di Troia, tra i guerrieri dell’uno e dell’altro schieramento militavano delle vere carogne! Tra i peggiori merita di essere ricordato Aiace d’Oileo, così empio che riuscì a farsi odiare (e uccidere) anche dalle divinità che parteggiavano per lui.

La migliore descrizione di Aiace d’Oileo, noto anche come Aiace di Locride o “piccolo Aiace” per distinguerlo dall’omonimo figlio di Telamone, è offerta da Idomeneo. Il re di Creta, infatti, esasperato, nel ventitreesimo libro dell’Iliade gli si rivolge così:

Aiace, il migliore a far liti, senza buon senso, tu in tutto
resti inferiore agli Argivi, perché hai testa dura.

(Iliade XXIII, vv. 620-623)

Non aveva torto, Idomeneo. Il figlio di Oileo, infatti, e principe della Locride, era valoroso e quasi imbattibile nella corsa e nel tiro con l’arco. Ma era anche un terribile piantagrane, oltre che un uomo crudele e tracotante. E proprio il suo disprezzo per gli uomini (e soprattutto per le donne) e per gli Dei avrebbe avuto un costo inimmaginabile per l’esercito acheo.




La genealogia e l’ardimento in battaglia di Aiace d’Oileo

Aiace d’Oileo era, come molti eroi achei, un figlio d’arte. Suo padre Oileo, infatti, era stato un membro degli Argonauti che avevano accompagnato Giasone nella sua impresa. Tornato in patria, si era conquistato il trono della Locride e aveva generato un figlio con la ninfa Rene, oppure con Eriope. Forte dei suoi natali e della sua fama di atleta e guerriero, da giovane principe Aiace d’Oileo era rientrato anche tra i pretendenti di Elena. E, sebbene questa fosse poi andata a Menelao, all’annuncio della spedizione a Troia Aiace d’Oileo non si era tirato indietro. Anzi, si era impegnato ad aiutare il re di Sparta a vendicare il torto partendo con quaranta navi.

Che non fosse il valore in campo militare ciò che mancava ad Aiace d’Oileo durante i dieci anni di guerra fu sempre più che evidente. Quando, infatti, adirato con Agamennone Achille si era ritirato dallo scontro, era riuscito a non farne sentire la mancanza, facendo strage di nemici. E quando i Troiani avevano attaccato più duramente l’accampamento acheo mettendolo a ferro e fuoco, era stato l’unico insieme ad Aiace Telamonio a non indietreggiare. Così, mantenendo la posizione, aveva salvato le sorti dei Greci anche quando il suo omonimo era stato ferito, rifiutando di arrendersi. Purtroppo, però, nobiltà e coraggio non erano le uniche caratteristiche di Aiace d’Oileo.

Un principe assetato di sangue

Ad Aiace d’Oileo, di fatto, non piaceva soltanto vincere e dimostrare il proprio valore in battaglia. Gli piaceva molto, forse un po’ troppo, uccidere i nemici e farne scempio.

Per esempio quando Ettore durante uno scontro uccise Anfimaco per vendicare la morte di Imbrio, abbattuto da Teucro, Aiace d’Oileo si accanì sul cadavere del troiano sconfitto. Si abbassò sul corpo e con un colpo di spada gli tagliò la testa, per poi tirarla con un calcio ai piedi di Ettore in segno di disprezzo. In modo non molto diverso si era comportato con la testa di Ilioneo, ucciso da Peneleo. Aiace d’Oileo la aveva impalata su una lancia, conficcando poi questa nel terreno davanti alle mura di Troia. Aveva inoltre trafitto e sventrato il corpo del semidio Satnio. E aveva immerso fino all’elsa la spada nel collo del soldato Cleobulo dopo averlo costretto a terra, ridendo della pioggia di sangue quando l’aveva estratta.

La brutalità e la rozzezza di questi gesti, peraltro, vanno considerati nel contesto. Vero, si trattava pur sempre di una guerra. Ma anche lo scontro aveva le sue regole, tanto che le parti coinvolte si concedevano reciprocamente pause per disporre i propri morti. Spogliare i cadaveri, specie se erano re e principi, delle armature come bottino era concesso, ma profanare i cadaveri era pura empietà. E gli Dei non la vedevano di buon occhio.

L’inimicizia con Atena

Tra le divinità cui meno piaceva il comportamento di Aiace d’Oileo c’era senz’altro Atena. Che, pur schierandosi spassionatamente a favore dell’esercito greco, non faceva mistero della propria antipatia per il principe di Locride. Come quando, per esempio, lo sfavorì apertamente durante i giochi in memoria di Patroclo, ucciso da Ettore in battaglia. Durante la gara di corsa, infatti, non si limitò ad aiutare a vincere il suo prediletto Odisseo, ma fece addirittura scivolare Aiace d’Oileo nel letame. Questi non poté che alzarsi, scornato e dolorante, con il naso e la bocca pieni degli escrementi lasciati dai buoi sacrificati sulla pira.

Del resto, se prima della presa di Troia Atena non guardava con favore al locrese, le sue azioni durante il saccheggio glielo resero proprio odioso. Aiace d’Oileo, infatti, osò entrare nel tempio di Atena dove alcuni cittadini e i sacerdoti si erano rifugiati, uccidendone alcuni e trascinando fuori gli altri. La sua sete di sangue e il desiderio di fare prigionieri da rivendere furono più forti del timore degli Dei. Non pago di ciò, trovò la profetessa Cassandra che abbracciava il Palladio, statua della dea protettrice, implorando pietà, ma ignorò le sue preghiere. La trascinò via a forza dalla statua, facendo cadere a terra il simulacro senza curarsene e violentando la sacerdotessa nello spazio sacro del tempio. Un crimine per il quale non c’era perdono.

La maledizione di Aiace d’Oileo

Conscio della gravità del suo crimine, Aiace d’Oileo non confessò ai compagni d’armi cosa aveva fatto. Ma l’ira di Atena ormai gravava sulle sorti dei Greci. Ad avvertirli fu l’indovino Calcante, che profetizzò gravi sventure se gli Achei non avessero ucciso il sacrilego prima di fare ritorno in patria. Sebbene il parere fosse sostenuto da molti, tra i quali Odisseo, non fu possibile metterlo in pratica. Infatti, mentre si preparavano a lapidarlo, Aiace d’Oileo trovò rifugio presso un altare – in altre versioni, paradossalmente, addirittura abbracciando lo stesso Palladio da cui aveva strappato Cassandra. Poiché era considerato un atto di empietà uccidere chi si rimettesse alla protezione divina, gli Achei non poterono che lasciarlo in vita. Segnando così il proprio destino, visto che in pochissimi avrebbero avuto un felice ritorno da Troia.

Furibonda con i Greci, Atena convinse Zeus in persona a scatenare una tempesta di folgori sulla flotta achea, affondando molte navi. Inclusa quella che portava Aiace d’Oileo, che sopravvisse poiché aveva ancora Poseidone dalla sua. Ma non per molto.

La morte

Quando la sua nave affondò, Aiace d’Oileo con l’aiuto del dio del mare riuscì insieme ad alcuni uomini ad aggrapparsi a delle rocce affioranti. Arrampicatosi e messosi in salvo però, anziché essere grato, il principe non trovò di meglio che attribuirsi tutto il merito. Si gloriava, cioè, di essersi salvato da solo, contro la volontà degli dei. Offeso, Poseidone colpì subito con il proprio tridente le rocce, spezzandole e facendo precipitare in mare l’empio.

In altre versioni, il naufragio sarebbe avvenuto presso le coste dell’Eubea. Qui Aiace d’Oileo sarebbe stato sollevato in un turbine di vento e impalato da un fulmine da Atena stessa. Che poi, per buona misura, ne avrebbe scaraventato il corpo contro le rocce.

In entrambe le versioni, il cadavere sarebbe stato recuperato dalla dea Teti, che lo avrebbe sepolto nel mare di fronte a Mykonos. Dove, in ogni caso, Aiace d’Oileo non sarebbe mai più stato in grado di fare danni.

Valeria Meazza

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