Grace Marks: celebre assassina o vittima? il dualismo raccontato nella serie tv “Alias Grace”

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ALIAS GRACE:  storia di una “celebre assassina”

In un mondo dominato da uomini, in cui le donne sono ingabbiate dalla società patriarcale, si sviluppa la storia di Grace Marks. Siamo nell’Ottocento in Canada, in un’epoca in cui le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini e sono recluse al ruolo di serve per i padroni. La giovane Grace, infatti, sin da subito entra nelle case dei benestanti come serva. Ancora ragazzina ed ignara di come funzioni il mondo, incontrerà diversi personaggi che influenzeranno in modi diversi la sua vita.

Prima Mary Whitney, la ribelle ragazza che sarà per lei, una sorella, una confidente e la sua presenza rimarrà in Grace anche dopo la sua prematura morte. Poi, Nancy Montgomery, che con i suoi sorrisi ed una paga migliore inganna la ragazza che finirà per entrare in casa Kinnear. Luogo che porterà la giovane all’esasperazione per i modi in cui sarà denigrata fino a renderla complice degli omicidi che la condurranno ad una condanna di carcere a vita.




ALIAS GRACE: Tra finzione e realtà

La storia di Grace Marks, tratta dal romanzo di Margaret Atwood e portata sullo schermo da Netflix, è ispirata alla vera storia della “celebre assassina”. Insieme allo stalliere di casa Kinnear, venne condannata per gli omicidi dei padroni di casa e rimase in carcere per oltre 30 anni. Per tutte le sei puntate, le protagoniste indiscusse sono le parole di Grace, che la donna pesa e sceglie con cura, dato che sono quelle che le sono valse la pena. La Atwood inventa un personaggio che avrà il ruolo di cogliere e dare significato a queste parole: il dottor Simon Jordan.

Ogni puntata si sviluppa quindi come una seduta dallo psicologo e la ragazza racconterà al dottore ogni singolo evento della sua vita che l’ha portata al momento degli omicidi. Durante il racconto si aspetta con il fiato sospeso la fine, per decretare, con la stessa attesa del dottor Jordan, se Grace sia assassina o vittima. In realtà la verità non venne mai fuori. Ci furono diverse ipotesi, e tra queste la più accreditata afferma che Grace Marks avesse quello che oggi chiamiamo disturbo dissociativo dell’identità. All’epoca si era creduto che la donna fosse posseduta dallo spirito morto dell’amica Mary.

Alias Grace

Il momento rivelatore della serie che ci fa comprendere che Grace è a questo punto sia innocente che colpevole è il finale: una seduta ipnotica stile horror, in cui la presenza di Mary sovrasta quella di Grace. Vediamo dunque un dualismo, come afferma l’attrice interprete di Grace:

Essere una donna allora, o in qualunque epoca, ti obbliga a sopprimere alcune risposte e parti della tua personalità. Cosa succede a tutta quella energia e a quella rabbia? Al senso di impotenza? L’idea di avere più di un’identità, ossia il volto che si mostra al mondo e quello che si tiene in profondità di sé, mi ha catturato.(Sarah Polley)

Alias Grace- il disturbo dissociativo dell’identità

Il disturbo dissociativo dell’identità è caratterizzato dalla presenza di due o più personalità all’interno di un organismo (come la presenza di Mary e Grace).  Ognuna di queste identità prende il comando sull’altra senza che ve ne sia ricordo cosciente (come quando Grace sviene e svegliandosi crede di essere Mary) e può essere causata da un trauma subito (Grace inizia a manifestare il disturbo dopo la morte dell’amica).

Caratteristica di questo disturbo è l’amnesia dissociativa, che non permette di ricordare degli eventi traumatici (come le dimenticanze di Grace sul periodo degli omicidi). Queste memorie possono riemergere con l’aiuto di una psicoterapia, in cui il terapeuta riesce a comunicare con le varie personalità e cerca di creare un’integrazione tra esse.

Secondo i criteri del Dsm, si parla di disturbo dissociativo di identità quando queste personalità con-presenti causano alterazioni negli affetti, comportamenti, coscienza, memoria e percezione. I pazienti possono avere disturbi come epilessie, ansia, disturbi dell’umore e spesso possono essere spaventati dai pensieri o dalle emozioni intrusive e le loro conseguenze. Spesso è un disturbo legato agli abusi subiti durante l’infanzia.

Il meccanismo alla base del disturbo è la dissociazione, che si riferisce alla discontinuità del sé a causa della mancanza di integrazione dei processi psichici. Di conseguenza, solitamente in seguito ad un forte trauma, l’individuo non assimila l’esperienza vissuta all’interno della sua storia narrativa. Si ha una vera e propria frammentazione del sé che può disgregarsi in differenti personalità.

ALIAS GRACE

Rosiello Silvia

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