Brescia segreta: luoghi, storie e personaggi della città – 2

Piazza Paolo VI a Brescia, con Duomo Vecchio e Duomo Nuovo.
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Abbiamo già svolto la nostra prima passeggiata con Viviana Filippini, sulle orme del suo: Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città (2015, Historica Edizioni). Proseguiremo oggi con altri luoghi di Brescia, magari già visitati distrattamente…

palazzo broletto brescia
Un’inquadratura della facciata del Broletto.

La “Passeggiata seconda” proposta nel saggio parte da Piazza Paolo VI, conosciuta anche come Piazza Duomo. Essa è situata nella parte antica della città. Qui, come suggerisce il secondo nome, hanno sede il Duomo Nuovo (la cattedrale estiva di Santa Maria Assunta, costruita fra 1604 e 1825) e il Duomo Vecchio. Al posto del primo, c’era la chiesa paleocristiana di San Pietro de Dom, demolita nel secolo XVI.

 




Il Duomo Vecchio è spesso detto “Rotonda”, per via della pianta circolare. Vide le sue origini intorno al secolo XI. Sul suo sito, in precedenza, si trovava la basilica invernale di Santa Maria Maggiore, risalente ai secoli VI/VII.  La Filippini lo segnala come uno dei più importanti esempi di rotonda romanica in Italia. Dall’esterno, sembra un edificio tozzo. L’impressione è data dal fatto che fu costruito su un livello stradale più basso dell’attuale. Sul pavimento del presbiterio, alcuni vetri preservano frammenti di mosaici antichi e i resti di un impianto termale romano.

 

Due cappelle laterali sono di epoca rinascimentale. In quella dedicata alle Sante Croci, sono conservate reliquie. La “Croce del Campo” o “dell’Orifiamma” risale all’XI sec.; è uno stendardo medievale che veniva esposto durante le guerre comunali. Il reliquiario della Santa Croce, o Stauroteca, è segnalato dalla Filippini come capolavoro d’artigianato (fine anni ’80 del Quattrocento). L’altra cappella è dedicata al Santissimo Sacramento. Essa ospita tele del Moretto a tematica biblica e affreschi di un ignoto, dedicati alla Passione e a due evangelisti.

 

Come ogni chiesa romanica che si rispetti, la Rotonda ha una cripta (X-XI sec.). Essa è dedicata a  San Filastrio, settimo vescovo di Brescia, e riutilizza antichi elementi architettonici romani.

 

Il Duomo Nuovo fu costruito su progetto di Giovan Battista Lantana. La realizzazione coprì un arco di due secoli, come abbiamo visto, per mancanza di fondi e difficoltà organizzative. Per erigere la grande cupola, giunse Rodolfo Vantini, che abbiamo già nominato per via dell’Arco del Granarolo. Fu lui, tra il 1821 e il 1825, a realizzare il progetto disegnato da Luigi Cagnola.

 

La prima cosa che si nota del Duomo Nuovo è il marmo bianco di Botticino impiegato sulla sua superficie. La porta centrale è sormontata da un busto realizzato da Antonio Calegari, rappresentante il card. Angelo Maria Querini, divenuto vescovo di Brescia nel 1727. Da lui, prende il nome la famosa Biblioteca Queriniana, istituita per sua volontà nel 1747.

All’interno come all’esterno, il Duomo è un ampio edificio neoclassico, ispirato all’ordine corinzio.

 

Una volta usciti dalla cattedrale, sulla propria destra, si trova Palazzo Broletto: oggi, è sede dell’amministrazione provinciale, dell’anagrafe comunale e di sale conferenze. La sua costruzione cominciò nel XII secolo e terminò nel successivo. Andò incontro a diversi rimaneggiamenti, spesso dovuti a gusti di casati come i Visconti e i Malatesta. Deve il curioso nome al lombardo brolo, ovvero orto o frutteto. In loco, vi era infatti un terreno coltivato appartenente alle basiliche sostituite dai due Duomi. Vicino a esso, nel XII sec., c’erano un mercato e la piazzetta delle adunanze popolari.

 

La destinazione del brolo a luogo del palazzo comunale si deve alla Pace di Costanza del 1183, con cui l’imperatore Federico Barbarossa riconobbe l’autonomia dei Comuni lombardi. L’edificio serviva a ospitare oratori e attività pubbliche. Del complesso, fanno parte la Torre del Pégol (dal dialettale pégol, il mercato cittadino merciaiolo della zona) e la chiesa romanica di Sant’Agostino.

 

Una porzione del Broletto è nota come “Torre dei Poncarali”. Essa deve il nome a un casato i cui membri fecero parte di ordini religiosi o svolsero ruoli pubblici fondamentali per Brescia. Nell’Emeroteca in fondo a via Querini, si trova una finestrella da cui si può vedere una parte originale della costruzione.

 

Tra la Torre del Pégol e quella dei Poncarali, c’è un palazzo del 1227, che ospitava podestà, consoli, cassa pubblica, archivio e adunanze del Gran Consiglio. Di esso, faceva parte la Loggia delle Grida, distrutta dai Giacobini nel 1797, durante i moti da cui nacque la Repubblica Cisalpina. La Loggia era infatti considerata un simbolo della sconfitta Repubblica di Venezia. Essa fu ricostruita nel XX secolo.

 

Tra Piazza Duomo e via X Giornate, è presente la Casa dei Camerlenghi. Essi erano magistrati della Repubblica veneta che sovrintendevano alle attività economiche. Questa era la loro sede bresciana; la si distingue per la trifora di fattura veneziana che si apre sulla sua facciata (probabilmente, l’unica originale della struttura). L’edificio ha però avuto origine nel XII sec., quando ospitava il soprintendente alle munizioni. Attualmente, è un’abitazione privata.

 

[Continua]

 

Erica Gazzoldi

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