C’è un buco nero a mille anni luce dalla Terra, e le stelle ci danzano intorno

Lo studio sul buco nero a mille anni luce dalla Terra è stato pubblicato su Astronomy & Astrophysics.

Ballando con le stelle

C’è un buco nero a mille anni luce dalla Terra, accompagnato da due stelle. L’oggetto è il più vicino al nostro sistema solare mai osservato fin’ora. Proprio le due stelle compagne ne hanno permesso l’individuazione. Infatti, il team composto da ricercatori del European Southern Observatory (ESO) e di altri istituti stava studiando i due astri pensandolo come sistema binario.  Durante l’osservazione il sistema Hr6819, invece, rivela un terzo inquilino. Utilizzando lo spettrografo del telescopio Mpg/Eso da 2,2 metri, il team ha notato che una delle due stelle orbita ogni quaranta giorni attorno a un oggetto invisibile. L’oggetto, la cui massa è quattro volte quella del sole, non può che essere un buco nero. La sua individuazione spiega perché la terza stella rimane a grande distanza, orbitando intorno alla coppia centrale.



Vedere per credere

Un buco nero a mille anni luce dalla Terra: Panoramica del cielo
La panoramica mostra la regione di cielo, nella costellazione del Telescopio, in cui si trova HR 6819, un sistema triplo composto da due stelle e dal buco nero più vicino alla Terra finora trovato. La veduta è stata prodotta a partire dalle immagini della DSS2 (Digitized Sky Survey 2). Anche se il buco nero è invisibile, le due stelle in HR 6819 possono essere viste, dall’emisfero meridionale, in una notte scura e serena anche senza l’ausilio di un binocolo o di un telescopio. (Crediti:
ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin)

Se vi trovaste nell’emisfero australe del nostro pianeta, potreste osservare a occhio nudo il sistema stellare contenente il buco nero. Infatti, i tre astri si trovano nella costellazione del Telescopio, a “soli” mille anni luce da qui. Le stelle sono così vicine al nostro pianeta da risultare visibili a occhio nudo per chi si trova nell’emisfero sud. Le uniche condizioni necessarie, oltre a quelle geografiche, è che la notte sia scura e serena. Invece, i ricercatori hanno dovuto seguire il ciclo di quaranta giorni della stella interna al sistema, osservando per diversi mesi tramite la tecnologia all’avanguardia di Eso.

Verso nuove scoperte

Il buco nero a mille anni luce dalla Terra potrebbe fare da apripista a una serie di nuove osservazioni e analisi simili. Infatti, la scoperta fornisce un metodo per osservare altri sistemi binari sospetti, così da comprendere se contengono “sorprese” come nel caso di Hr6819. Inoltre, questo oggetto è uno dei primi buchi neri di massa stellare che non interagiscono con l’ambiente circostante in maniera violenta, apparendo così totalmente neri. La silenziosità e invisibilità di questo oggetto lo rende una rarità se pensiamo che, normalmente, gli scienziati hanno scoperto poco più di una ventina di buchi neri  nella nostra galassia per via delle loro violente emissioni di raggi X. Il nostro nuovo vicino fornisce indizi preziosi sugli altri buchi neri “silenziosi” della Via Lattea. «Devono esserci centinaia di milioni di buchi neri l, ma ne conosciamo solo alcuni. Sapere cosa cercare dovrebbe aiutarci a trovare gli altri», osserva Thomas Rivinius, autore a capo dello studio.








Uno tira l’altro

A detta di Marianne Heida, coautrice dello studio,  “un altro sistema, chiamato Lb-1, potrebbe essere un sistema triplo” ma sono necessarie nuove osservazioni. Lb-1 è un po’ più lontano dal nostro pianeta, ma non molto. Questo suggerisce che sistemi come questo siano più comuni di quanto pensato in precedenza. “Trovandoli e studiandoli possiamo imparare molto sulla formazione delle stelle una massa pari a oltre otto volte la massa del Sole» e che, dopo una violentissima esplosione chiamata Supernova, lasciano al loro posto proprio un buco nero. Inoltre, alcuni astronomi ipotizzano che sistemi simili a Hr6819 e Lb-1, ma il cui centro contiene due buchi neri o un buco nero e una stella di neutroni, permettano delle fusioni cosmiche alla base di enormi emissioni di onde gravitazionali.

Daniele Tolu

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