Christiana Edmunds: l’avvelenatrice di cioccolatini della città di Brighton

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Nella Londra dell’epoca vittoriana ci fu un caso che sconvolse la cittadina di Brighton: una signora di nome Christiana Edmunds venne accusata di aver avvelenato centinaia di persone con dei semplici cioccolatini. La vicenda coinvolse numerosi cittadini, i depistaggi portarono la polizia ad imboccare strade sbagliate e le indagini finirono col durare più del previsto.

Ma partiamo con ordine.

Christiana Edmunds era una donna benestante, nata a Margate intorno al 1829, le sue origini risalgono addirittura dai Royal Marines, mentre il padre, William Edmunds, era un architetto a cui fu diagnosticata l’isteria nell’adolescenza.

Quando Christiana andò a vivere con la madre vedova a Brighton, verso la fine del 1860, cominciarono i veri problemi: perse la testa per un uomo sposato, un certo Beard, ed iniziò a spedirgli delle lettere. Egli era un medico locale che viveva con la famiglia in un’abitazione poco distante dalla casa della Edmunds. I due si scrivevano saltuariamente e, nonostante il dottor Berard fosse un uomo impegnato, la loro storia epistolare proseguì fino a quando, per Christiana, divenne una vera e propria ossessione amorosa.

La Edmunds era sempre più insistente e dalle semplici lettere passò, ben presto, a dei veri e propri appostamenti sotto casa del dottore, arrivando persino a fingersi malata pur di poterlo vedere.

C’era solo un piccolo ostacolo a questa fantomatica relazione extraconiugale: la Signora Emily, moglie del suo amato Beard. Christiana Edmunds, però, non voleva arrendersi ed escogitò un sistema per eliminarla una volta per tutte, offrendole dei cioccolatini farciti con una dose di stricnina ed arsenico.

La combinazione delle due sostanze avrebbe potuto causarne la morte, ma fortunatamente Emily riuscì a sopravvivere ed il dottor Beard troncò ogni tipo di contatto con la presunta amante.

Per Christiana fu un duro colpo ed il suo amore si tramutò in odio. Nonostante il suo folle gesto, architettò presto un progetto per allontanare da lei ogni tipo di sospetto; il primo tentativo di depistaggio lo programmò con molta astuzia: per fare in modo che nessuno potesse collegarla al tentato omicidio, chiese ad un ragazzo di acquistare alcuni cioccolatini nella pasticceria del John Maynard, la più famosa del paese. Una volta ricevuto l’ordine, riempì i dolci di veleno e li restituì al mittente con un bigliettino, utilizzando una banale scusa per farseli sostituire.

I cioccolatini avvelenati tornarono, così, nella vetrina del negozio ed il proprietario, ignaro di tutto, continuò a vendere i prodotti. Poco alla volta la gente del paese iniziò a stare male ed il primo ad essere indagato fu proprio il pasticciere. Malgrado ciò, la polizia non aveva abbastanza indizi per poterlo incriminare, così le indagini proseguirono.




Dopo la morte di Sidney Baker, un bambino di soli 4 anni, la situazione precipitò e gli investigatori decisero di ricompensare chiunque avesse informazioni a riguardo. Ben presto si fece avanti un farmacista che ricordò di aver venduto del veleno alla Signora Christiana Edmunds.

Alla polizia servivano delle prove schiaccianti per poterla incastrare e, nel momento stesso in cui il Dottor Beard consegnò loro le lettere, la perizia calligrafica riuscì a confrontarle con i bigliettini che l’omicida utilizzava per restituire i cioccolatini. Il risultato fu sorprendente: erano stati scritti dalla stessa persona.

Per la Edmunds non c’erano più speranze, durante il processo del 1872 fu condannata all’ergastolo, ma riuscì comunque ad eludere la pena di morte a causa della sua malattia mentale. Venne rinchiusa nel manicomio criminale di Broadmoor Hospital, dove passò il resto della sua vita e divenne presto nota come la famosa “Chocolate Cream Killer” di Brighton.

 

 

Silvia Morreale

 

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