Corsa all’acqua preoccupante, tutto il mondo è a rischio

Siamo abituati a pensare che le crisi idriche riguardino solo il Terzo Mondo, i paesi più poveri; ma non è così: la corsa all’acqua è cominciata e non c’è paese che non ne viene toccato.

Alcuni numeri

La corsa all’acqua è iniziata da tempo, ma non ce ne siamo resi ancora conto e la situazione non va migliorando.
In base ad alcune proiezioni, entro il 2050 la popolazione mondiale potrebbe arrivare a contare 9 miliardi di abitanti, con una crescente e preoccupante difficoltà nel fornire a tutti le risorse necessarie.
Secondo l’ONU saranno circa 5 milioni le persone che potrebbero subire le conseguenze di una grave crisi idrica, in un futuro non lontano. Nonostante il problema sia già noto da tempo non si stanno facendo gli sforzi necessari per correre ai ripari prima che possa essere troppo tardi. A dirla tutta, le prime conseguenze cominciano già a farsi sentire.
L’acqua ricopre il 70% della superficie del pianeta, ma solo il 2,5 % di essa è dolce. Di questa l’1,5 è ai poli e del restante 1% solo lo 0,1 è destinata al consumo umano. Questi dati sono riportati dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e aiutano senz’altro a riflettere sulla disponibilità delle fonti idriche a nostra disposizione.

Secondo il WRI (World Resource Institute), invece, 17 paesi nel mondo stanno prelevando più acqua del dovuto dalle loro falde acquifere, senza metterne da parte per i periodi di siccità; ciò li sta portando ad affrontare una crisi idrica grave. Tra essi, alcuni sono arrivati a prelevare fino all’80% delle loro risorse. Altri invece, tra cui l’Italia, ne prelevano ogni anno tra il 20 e il 40% con un rischio anche qui elevato di prosciugare le riserve.
I prelievi di acqua in tutto il mondo sono aumentati dal 1960 e non accennano a diminuire. Il rischio è quello di arrivare al cosiddetto Giorno Zero, quando tutte le risorse saranno terminate e la corsa all’acqua non sarà più possibile.

Servizi igienico-sanitari

Un report su acqua potabile e igiene, redatto da Unicef e Oms nel 2019, sottolinea anche un altro dato importante. Secondo l’indagine una persona su tre ha accesso limitato ad acqua e servizi igienico-sanitari; mentre sarebbero tre miliardi le persone cui mancano gli strumenti anche solo per lavarsi le mani, un gesto semplice ma necessario e per noi scontato. La pandemia che stiamo affrontando ha portato alla luce queste gravi mancanze, già conosciute. Una pandemia che, purtroppo e in tutta probabilità, non sarà neanche l’ultima. È dunque di fondamentale importanza rendere questa corsa all’acqua non una gara di accaparramento delle risorse, ma un’occasione per ripensare consumi, distribuzione e soluzioni.

“Di fronte a un consumo accelerato, al crescente degrado ambientale e agli impatti multiformi dei cambiamenti climatici, abbiamo chiaramente bisogno di nuovi modi per gestire le richieste di acqua dolce”
(Gilbert Houngbo)

Le cause

Come è facilmente intuibile, tra le cause che hanno portato a questa inarrestabile corsa all’acqua, ci sono i cambiamenti climatici. Questi ultimi hanno condotto a maggiori e più lunghi periodi di siccità, scatenando un bisogno massiccio di acqua non solo direttamente per la popolazione, ma anche per l’agricoltura, che ha incontrato difficoltà non indifferenti a causa dell’aridità dei terreni.

Un’altra causa di carenza di acqua è l’inquinamento che non permette di accedere a fonti sicure che non contengano batteri, virus o altri agenti inquinanti; una situazione che porta ogni anno a contare circa 5 milioni di vittime. E così in molti paesi le persone rischiano di morire a causa di acque inquinate, contraendo malattie diffuse in esse come tifo, colera, epatite e dissenteria.
Se nei paesi sviluppati si dispone di infrastrutture che permettono di controllare e rendere potabile l’acqua, questo non è possibile in paesi con gravi difficoltà economiche.
Ma ci sono agenti patogeni che possono costituire un problema anche nei paesi sviluppati, ad esempio in acque non utilizzate per bere ma destinate ad altri usi.

C’è poi l’inquinamento da metalli pesanti alcuni dei quali, come il piombo, possono causare gravi danni all’organismo come si è visto nella crisi idrica di Flint, cittadina americana.
L’inquinamento è anche quello dei pesticidi utilizzati in agricoltura, dei fertilizzanti, dei rifiuti dell’uomo e degli sversamenti delle industrie.

Agricoltura e allevamenti

Proprio l’agricoltura, poi, rappresenta un’altra fonte di consumo ingente di acqua: il 70% di quella dolce è utilizzata, non con pochi sprechi, in questo ambito. Va ricordato che l’agricoltura non produce solo cibo destinato all’uomo ma anche agli animali; ecco allora che gli allevamenti intensivi si configurano come una delle maggiori ragioni di spreco di acqua: per produrre un chilo di carne, la media mondiale di acqua utilizzata è di 15.415 litri.
Si chiama water footprint e calcola quanta acqua viene utilizzata per i cibi che consumiamo quotidianamente: la carne, bovina e suina in particolare, è in testa alla classifica.

“Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano per il consumo umano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne […]. Sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America”.
(International Water Institute di Stoccolma)

Corsa all’acqua e moti migratori: tutto è collegato

“Secondo la Croce Rossa, le crisi ambientali stanno generando un numero di profughi più alto rispetto ai conflitti violenti. La fame, la siccità, l’inondazione delle coste e l’opprimente espansione dei deserti metteranno in fuga centinaia di milioni di persone. Le massicce migrazioni mineranno i delicati equilibri di varie regioni, scatenando battaglie per le risorse naturali, atti di terrorismo e dichiarazioni di guerra”
(Nathaniel Rich, Perdere la Terra)

Entro il 2050, con l’aumento della popolazione mondiale, si stimano circa 250 milioni di sfollati a causa dell’assenza di acqua.
Come ricordato durante la Giornata mondiale del rifugiato, i migranti climatici sono una realtà, anche se non riconosciuta da tutti i paesi. La corsa all’acqua porta allo scatenarsi di fattori come guerre per l’accaparramento di risorse, e spostamenti di persone che cercano condizioni migliori.

L’acqua sta diventando una risorsa sempre più contesa tanto che si parla di oro blu , e per questo “oro” sono già molti i conflitti che si combattono. Secondo l’Unesco tra il 2000 e il 2009 se ne sarebbero già contati circa 94, destinati a crescere drasticamente; a farne le spese sono soprattutto i bambini, tra le prime e più numerose vittime.
Un altro report del 2018, stavolta dell’ONU, riporta che circa 2 miliardi di persone vivono in paesi che soffrono crisi idriche; la loro situazione peggiora di pari passo con i cambiamenti climatici.
Le guerre non vengono fatte solo per l’acqua ma questa viene utilizzata come arma di dissuasione: si attaccano strutture idriche e sanitarie al fine di indebolire una nazione e i suoi civili.




Le guerre per l’oro blu

La corsa all’acqua è una realtà attualissima e una delle guerre di cui si parla maggiormente, quella in Siria, conta proprio la siccità tra le sue cause. È stato, infatti, un periodo di siccità e di conseguente impoverimento dei raccolti, a portare oltre un milione di persone a spostarsi in massa verso centri abitati più grandi e forniti di strutture di prima necessità.
Anche la Libia sta conoscendo una stagione di guerre dovute alla scarsità e alla sicurezza dell’acqua. Questo tato, per cui il 95% di approvvigionamento idrico dipende dall’estrazione dalle falde, rientra tra i 17 paesi che prelevano più acqua del dovuto.
Questo solo per citare due dei paesi che più sentiamo nominare in tema di immigrazione, movimenti umani che hanno alle spalle un insieme di cause concatenate.

La situazione in Europa

L’Europa e l’Italia non sono immuni da questa corsa all’acqua o da periodi di siccità. A preoccupare i paesi europei non è l’aridità del suolo, problema che non concerne il continente, ma le fonti di approvvigionamento. Secondo quanto riportato nel 2010 dalla Commissione Europea ci sono alcuni paesi all’interno dei confini europei che consumano più del 20% delle risorse, l’Italia è tra questi. Superare la soglia del 20% indica un certo stress idrico delle fonti; se si supera quella del 40% lo stress è grave e le risorse non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di tutti.

Il problema dell’approvvigionamento in Europa è aumentato in concomitanza a episodi di siccità verificatisi nei primi anni del 2000 e che hanno coinvolto quasi tutti i paesi.
La carenza idrica non è rimasta circoscritta a quegli anni ma è un fenomeno in preoccupante aumento e che in Europa riguarda circa l’11% della popolazione. Dal 1980, poi, si è registrato un aumento nella gravità dei periodi di siccità, con il picco raggiunto nel 2003.
Anche per noi vale il discorso, dunque, di un peggioramento con l’avanzare dei cambiamenti climatici.

“Senza acqua non c’è possibilità di accedere all’energia, idroelettrica e termica, per esempio. Senza acqua igiene e salute vanno in crisi. L’acqua è una delle cause delle emergenze, e contribuisce anche ad acuirle, tra epidemie e alluvioni. E anche il cambiamento climatico ha il suo peso; l’aumento della temperatura comporta l’aumento del livello del mare, facendo così che l’acqua salata entri nelle falde e le renda inutilizzabili”.
(Margherita Romanelli, GVC)

L’acqua è un bene primario; ad essa è legata la nostra sopravvivenza non solo in senso stretto, ma anche relativamente a fattori di causa-effetto inscindibili.
Con il pronostico dell’aumento della popolazione e dei cambiamenti climatici, è fondamentale trovare soluzioni che garantiscano l’accesso a fonti pulite e sicure per tutti.
Come sempre, anche in questo caso, si parla di diritti umani.

 

Marianna Nusca

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