La cottura del cibo è una tradizione vecchia di almeno 780.000 anni

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Un antico fossile di Cyprinidae sarebbe la prova che la cottura del cibo era un’abitudine già nota ai primi ominini e, se l’ipotesi venisse confermata, bisognerebbe spostare le lancette dell’orologio indietro di oltre 600.000 anni.

La scoperta della cottura del cibo è stato un momento chiave nella storia evolutiva dell’uomo, poiché ha inciso su molteplici aspetti biologici e sociali. Tuttavia, ad oggi ancora non è chiaro quando i nostri antenati hanno cominciato a utilizzare il fuoco anche per cuocere gli alimenti.

Lo studio

Pubblicato su Nature Ecology & Evolution, è il risultato di quasi un ventennio di collaborazione tra archeologici e paleontologi guidati da Irit Zohar, ricercatrice dello Steinhardt Museum of Natural History (Tel Aviv). Negli anni il team ha cercato di trovare risposte circa le abitudini degli uomini, che vivevano nell’attuale Israele durante il Paleolitico inferiore. Nello specifico, ha focalizzato l’attenzione sulla ricerca di fossili nel sito di Gesher Benot Ya’aqov (GBY), lungo le rive del fiume Giordano.

Era come affrontare un puzzle, con sempre più informazioni fino a quando non siamo riusciti a ricostruire una storia sull’evoluzione umana.

Le parole di Zohar non nascondono le innumerevoli difficoltà riscontrate nell’affrontare questo tipo di ricerca che, tuttavia, ha portato a delle scoperte incredibili e potenzialmente rivoluzionarie.




Fossili di pesce senza lisca

Il ritrovamento di un sito archeologico con esemplari privi di lisca aveva subito insospettito i ricercatori, facendo avanzare loro l’ipotesi che le alte temperature avessero contribuito alla disgregazione delle ossa. Tuttavia, lo stato di conservazione dei pesci non faceva pensare ad un’intenzione di bruciarli, ma piuttosto di cuocerli, per trarne un alimento di migliore qualità. Difatti, i resti di altri animali sono stati trovati completi dello scheletro, allontanando l’idea che gli uomini volessero bruciarli. In ultimo, ad avvalorare l’ipotesi della cottura si sono aggiunti i numerosi fossili di selci arse, nonché le tracce di un possibile focolare domestico.

Una passione per i Ciprinidi 

Su oltre 40.000 reperti analizzati, la variabilità di specie ittiche osservate è stata estremamente bassa. Difatti, il team ha rilevato la presenza di due soli pesci barbi, Luciobarbus longiceps e Carasobarbus canis , molto simili alle carpe moderne.

Cottura del cibo: cosa ci dicono i denti?

Considerata la mole di denti ritrovata, sbilanciata rispetto al numero di lische, il team ha deciso di procedere con ulteriori accertamenti sullo smalto. Difatti, tale rivestimento si compone per il 96% di materiale inorganico, come l’idrossiapatite, resistente e con una struttura cristallina di dimensioni caratteristiche. Tramite la tecnica di diffrazione dei raggi X, i ricercatori hanno dimostrato un’alterazione dei cristalli dello smalto e, nello specifico, un loro aumento di dimensione, ma una minore sensibilità alla deformazione.

Presumibilmente, secondo i test fatti poi in laboratorio, i denti fossili sono stati sottoposti a temperature comprese tra i 200 e i 500 °C. Tale intervallo è compatibile con alterazioni minime, peraltro di difficile osservazione, le quali però, avvalorano l’ipotesi di una possibile cottura del cibo. Difatti, se i pesci fossero stati lasciati semplicemente a  bruciare, i tecnici avrebbero evidenziato delle deformazioni maggiori.

Non sappiamo esattamente come venivano cotti i pesci, ma data la mancanza di prove di esposizione alle alte temperature, è chiaro che non  venivano gettati nel fuoco come rifiuto o come materiale da bruciare.

Queste le parole dell’archeologo Jens Najorka del Natural History Museum di Londra, dove il team ha svolto le analisi con i raggi X. Insomma, numerose prove sembrano confermare l’ipotesi della cottura del cibo, in particolare del pesce; tuttavia, non abbiamo alcuna testimonianza di quali “tecniche culinarie” utilizzassero i nostri antenati.

Dobbiamo davvero spostare le lancette indietro di 600.000 anni?

Sarebbe prematuro parlare di certezze, motivo per cui sono doverosi ulteriori studi sulla questione. D’altro canto quanto scoperto è incredibile e potrebbe riscrivere la storia dell’evoluzione umana, attribuendo già ai primi ominini la capacità di controllare il fuoco per cucinare.

Ad oggi sono ancora molte le domande in cerca di risposte e, infatti, non tutta la comunità scientifica accetta tale interpretazione.

Il fuoco è un simbolo naturale di vita e passione, sebbene sia l’unico elemento nel quale nulla possa davvero vivere.

L’uomo ha iniziato a domare il fuoco quasi 2 milioni di anni fa e tale scoperta ebbe conseguenze importanti sulla sua evoluzione. Dalla possibilità di produrre calore a quella di cucinare, l’ampio utilizzo della fiamma ha cambiato radicalmente la vita delle prime comunità di cacciatori-raccoglitori.

In particolare, la cottura del cibo ha permesso al nostro cervello di crescere e migliorare, conferendo all’uomo capacità cognitive uniche. Infatti, gli alimenti cotti danno maggiori energie e possono migliorare l’apporto di alcuni nutrienti, oltre ad essere spesso più digeribili per l’organismo.

“La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura.”

Cucinare è un’arte che accomuna  l’uomo ad ogni latitudine. Ciascun paese conserva tradizioni antiche importate ormai in tutto il mondo da una globalizzazione estrema, capace di annullare le distanze. Abbiamo inventato milioni di piatti, imparando a gustare ogni forma di alimento commestibile.

E se in passato i nostri antenati apprezzarono molto la scoperta della cucina cotta, noi oggi non disdegniamo il crudo, quale pietanza prelibata e non di rado particolarmente costosa.

Carolina Salomoni

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