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Home Economia e Politica

Documenti segreti di Trump e Biden: il problema è nel sistema

di admin
13 Gen 2023
in Economia e Politica
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Documenti segreti
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Il ritrovamento di documenti segreti conservati da Biden richiama il caso di Trump.
Sorgono polemiche sul sistema di classificazione statunitense e sull’Espionage Act

Negli ultimi giorni, la Casa Bianca ha annunciato il ritrovamento di una serie di documenti classificati in un vecchio ufficio e nella residenza di Biden.
Il caso ricorda quello di Trump, in cui l’FBI perquisì la residenza dell’ex-Presidente per ottenere i documenti che questo aveva trattenuto dopo la fine del mandato.

Ora, si sollevano polemiche sul problematico sistema di classificazione degli USA e sull’utilizzo dell’Espionage Act.

Documenti segreti di Biden e Trump: due casi differenti

Essere in possesso di materiale classificato, sia per Trump che per Biden, è illegale. Dopo il periodo di transizione presidenziale, i documenti di ciascuna amministrazione dovrebbero essere consegnati alla custodia legale del National Archive.
Inoltre, è illegale rimuovere o conservare consapevolmente o intenzionalmente materiale classificato. Questo, perché la mancata conservazione e protezione del materiale classificato, comporta rischi per la sicurezza nazionale.

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Entrambi i i casi sono sotto indagine, ma presentano sostanziali differenze.

A seguito della diffusione della notizia riguardante Biden, Trump è intervenuto affermando: “quando un raid dell’FBI in casa di Biden?”
Il riferimento è all’episodio avvenuto lo scorso 8 agosto, quando l’FBI è entrata nella casa di Trump a Mar-a-Lago per perquisire 13.000 documenti riservati che il Presidente uscente aveva prelevato dalla Casa Bianca.

Il National Archive stava cercando di recuperare i documenti che Trump aveva trattenuto da oltre un anno, senza successo.
A seguito di un’indagine, intervenne l’FBI che portò via tutto il materiale conservato nella residenza di Trump.
Su questo caso sta indagando Jack Smith, procuratore di crimini di guerra, per definire se Trump abbia conservato impropriamente documenti riservati nella sua proprietà dopo aver lasciato l’incarico nel 2021, e se abbia cercato di ostacolare un’indagine federale.

Nel caso di Biden, al ritrovamento dei documenti è seguita un’immediata cooperazione con il National Archive e il Dipartimento di Giustizia.
Inoltre, il Presidente ha dichiarato di non sapere che quei documenti si trovassero nel suo ufficio e nella sua residenza.
L’ex procuratore Robert Hur sta indagando sulla rimozione e la conservazione di documenti riservati del periodo in cui Biden era vicepresidente, e sul ritrovamento di tali documenti nella sua casa e nell’ufficio di un tempo presso il Penn Biden Center, think tank gestito dall’Università della Pennsylvania.

Cosa rischia Biden? Le polemiche sull’Espionage Act

La controversia dei documenti segreti di Biden ha acceso i riflettori sull’Espionage Act, una legge discussa e criticata.




L’Espionage Act è una legge che risale al 1917, e fu pensata da Woodrow Wilson per punire le spie durante la Prima Guerra Mondiale.
Fin da subito, il Presidente utilizzò questa legge come mezzo di repressione politica, perseguitando persone che tenevano discorsi politici critici verso gli USA.
Ma, fino al caso di Trump, l’Espionage Act non era mai stato utilizzato contro un Presidente.

Le accuse rivolte all’ex-Presidente riguardano, in particolare: conservazione illegale di informazioni relative alla difesa che potrebbero danneggiare gli Stati Uniti o aiutare un avversario straniero, distruzione od occultamento di documenti per ostacolare indagini governative o procedimenti amministrativi, rimozione illegale di documenti governativi.

A differenza di Trump, Biden ha collaborato fin dall’inizio alle indagini, restituendo i documenti.
Tuttavia, questo non significa che non abbia potenzialmente violato la legge.
Infatti, l’Espionage Act persegue “chiunque abbia il possesso, l’accesso o il controllo non autorizzato di qualsiasi documento relativo alla difesa nazionale, lo conserva intenzionalmente e non lo consegna al funzionario o al dipendente degli Stati Uniti che ha il diritto di riceverlo“.
Manca quindi una distinzione tra gli addetti ai lavori del governo che condividono informazioni sulla sicurezza nazionale con potenze straniere per danneggiare gli Stati Uniti, e coloro che condividono informazioni con la stampa per informare l’opinione pubblica americana sulla cattiva condotta del governo e sulla criminalità.

Infatti, la legge è stata utilizzata per diverse volte contro whistleblowers tra cui Daniel Ellsberg, Reality Winner, Chelsea Manning, Edward Snowden, John Kiriakou.
Nel 2019, fu lo stesso Trump a decidere di perseguire per la prima volta un giornalista, Julian Assange, ai sensi dell’Espionage Act.

Il raggio d’azione di questa legge è talmente ampio che potrebbe coinvolgere anche i lettori di un giornale come il Guardian.

La legge è così ampia che se siete lettori di lunga data del Guardian, probabilmente avete tecnicamente infranto la legge anche voi!
Il Guardian, come ogni altro grande giornale che riporta notizie sugli Stati Uniti, ha pubblicato documenti che il governo considera classificati o “informazioni sulla difesa nazionale”. I file di Snowden sono solo un esempio; probabilmente ce ne sono innumerevoli altri.

Fortunatamente, il Primo Emendamento dovrebbe proteggere sia il Guardian che i suoi lettori da azioni legali

In ogni caso, il Dipartimento di Giustizia dovrà definire se Biden abbia trattenuto quei documenti consapevolmente.
In questo caso, si creerebbe un’aggravante che potrebbe portare a una persecuzione ai sensi dell’Espionage Act.

La segretezza USA: un sistema massiccio e draconiano

Un altro elemento critico è il sistema di classificazione degli Stati Uniti.
Sono molti gli esperti, tra cui gli stessi amministratori del sistema segretezza, ad aver denunciato un sistema di sovraclassificazione.
Tra questi J. William Leonard, ex classificatore del governo.

Il sistema sta diventando disfunzionale.
Chiaramente manca la capacità di distinguere tra informazioni banali e ciò che può davvero danneggiare il benessere della nostra nazione

Ogni anno, milioni di documenti vengono classificati, nonostante non ci sia la necessità di renderli segreti, e senza che ci sia la possibilità di contestare.
Oltre a un chiaro problema di libertà d’informazione, si pone anche un problema economico. Di tutto il denaro speso per il sistema di classificazione, infatti, meno della metà dell’uno per cento viene speso per la de-classificazione.

Inoltre, la conseguenza dell’eccessiva classificazione, come spiega il professore di diritto costituzionale all’American University, Stephen Vladeck, è il ricorso all’Espionage Act anche verso coloro che pubblicano informazioni che non sarebbero dovute essere secretate.

Come strumento per perseguire gli informatori, l’Espionage Act è una spada larga dove un bisturi sarebbe di gran lunga preferibile.
Criminalizza nella stessa misura la conservazione illecita di informazioni che probabilmente non avrebbero mai dovuto essere classificate in primo luogo, e la vendita intenzionale di segreti di stato ad agenzie di intelligence straniere

A intervenire con critiche verso il sistema sono stati anche diversi whistleblowers, tra cui Edward Snowden.

Sì, Trump, Biden e Hillary hanno tutti gestito male i documenti classificati. Si potrebbe discutere “chi ha fatto peggio”, oppure ci si può chiedere se abbiamo davvero bisogno di un sistema che schiacci i lavoratori ordinari che si scontrano con questo, mentre giustificano gli stessi “crimini” se compiuti dalle élite

Con la ritorsione di questo sistema verso due Presidente statunitensi, l’aspettativa è che si avviino delle riforme che rivedano la classificazione di documenti e l’utilizzo dell’Espionage Act.

Giulia Calvani

Tags: BidenBiden contro Trumpcriminedocumenti segretiEspionage Actgiustizialibertà d'informazionelibertà di stampaTrumpwhistleblower
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