“Extinction Rebellion”: il gruppo di ambientalisti che sta bloccando Londra

Le proteste, inizialmente pacifiche, oggi sfociano in azioni concrete. Più di 400 arresti da parte della polizia inglese. Londra non può contenerli tutti.

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Si chiama “Extinction Rebellion” ed è il gruppo di ambientalisti che sta bloccando Londra da cinque giorni.

È uno dei più agguerriti gruppi di manifestanti per la  salvaguardia del clima dell’intera Gran Bretagna, e da domenica tiene ininterrottamente in scacco l’intera capitale inglese e non solo. Dal Waterloo Bridge a Marble Arch, da Piccadilly Circus a Oxford Circus fino alla piazza di Westminster, Londra è ferma a causa delle loro manifestazioni.

Da due giorni, il ponte di Waterloo, quello che collega la City alla sponda sud del Tamigi, sembra un rimpasto cittadino del Festival di Woodstock del ’69. Tra palchi per i concerti e balle di fieno per tenere i simposi, in quella zona della città si respira un’atmosfera hippie come non mai.  Da ieri poi, un’imbarcazione con la scritta “Tell the truth” – dite la verità – ha invaso il famoso incrocio di Oxford Circus e decine di tende da campo sono state montate lì per la notte.

Mercoledì, dopo aver invaso e bloccato alcune linee metropolitane e superficiali, alcuni delle migliaia di manifestanti si sono letteralmente incollati ai cancelli dell’abitazione di Jeremy Corbyn. Il leader del partito laburista, che ritengono essere “la [loro] ultima speranza“, non ha ancora acconsentito ad incontrarli e loro stanno ostinatamente proseguendo con le loro manifestazioni. E non hanno alcuna intenzione di fermarsi.

Chi sono e cosa vogliono

La  storia di “Extinction Rebellion” è piuttosto recente. Il movimento nasce in Gran Bretagna nel maggio del 2018, con la firma in ottobre di un ‘invito all’azione‘ da parte di alcuni accademici, esperti di questioni climatiche. Parte così una serie di iniziative di protesta in diverse capitali mondiali, come Madrid, Dublino o Edimburgo, che oggi sono arrivate alla stessa Londra. La loro richiesta è “semplice”: chiedono al governo di adottare immediatamente delle misure che riducano le emissioni inquinanti. In particolar modo emissioni zero entro il 2025 e la creazione di assemblee permanenti e vincolanti di cittadini che discutano e vigilino sui temi ambientali.

Nei giorni scorsi, la loro protesta è passata anche per una lettera aperta alla premier Theresa May, chiedendole ufficialmente udienza. Il gruppo di ambientalisti che sta bloccando Londra,  come testimonia il Guardian, sta creando il caos. Prima di questi quattro giorni, la capitale inglese li aveva già visti all’opera. Il 1 aprile, infatti, il movimento ha messo su una protesta pacifica denudandosi durante una seduta del parlamento a Westminster, coperti solo da scritte che chiedevano azioni urgenti per contrastare i cambiamenti climatici.

In Europa

Dublino, in contemporanea con Londra, centinaia di attivisti hanno invaso la città. La  O’Connell Street e l’O’Connel Bridge sono stati pacificamente occupati dai manifestanti, che dichiaravano che sarebbero rimasti lì fino a quando qualcuno non avesse ascoltato le loro richieste o li avesse rimossi con la forza.

Rappresentiamo un numero enorme di cittadini preoccupati: scienziati, accademici, politici, insegnanti, avvocati, studenti, bambini, genitori e nonni”,

dice il dottor O’Carroll, arrestato durante le proteste di Londra e rilasciato in attesa di ulteriori indagini.

“Non abbiamo scelta. Abbiamo provato a marciare, a fare pressioni e a firmare petizioni. Niente ha portato al cambiamento necessario. E nessun danno che possiamo sostenere può essere paragonato alla criminale inazione del governo irlandese di fronte al clima e alla crisi ecologica “.

Sempre giovedì, a Losanna, circa 350 persone hanno pranzato sul Grand-Pont, bloccando la circolazione per un’ora. Un semplice “picnic di protesta”, a cui hanno partecipato studenti, famiglie con bambini e cittadini di ogni età. Anche qui la protesta è stata pacifica, e la richiesta del movimento è che il Consiglio federale (il governo) dichiari lo stato d’emergenza per il clima, e domanda inoltre che le emissioni di gas serra siano ridotte a zero entro il 2025.

Il 15 aprile, a Madrid,  50 attivisti di “Extinction Rebellion” hanno bloccato l’accesso principale al quartier generale della Repsol per chiedere che il governo “dica la verità” sui cambiamenti climatici e approvi anche qui le politiche per ridurre le emissioni di carbonio a zero per il 2025. I manifestanti sono rimasti incatenati all’ingresso dell’edificio con uno striscione con la scritta “nessun pianeta B”, mentre urlavano “senza un pianeta non c’è futuro”.  Hanno poi creato degli effetti speciali, versando sangue finto sul terreno per “riflettere la tragedia che viene ora sperimentata in tutto il pianeta”.

Gli arresti

Al  terzo giorno, la protesta londinese contava già più di 400 arresti, più alcune decine nelle altre città. La manifestazione, inizialmente pacifica, sta mettendo ora a dura prova la polizia della capitale. Le carceri di Londra non sono più sufficienti a contenerli tutti e molti di loro sono stati trasferiti in commissariati vicini. Stando alle dichiarazioni, passati alle maniere forti dopo un inizio pacifico, gli attivisti non hanno alcuna intenzione di fermarsi nonostante gli arresti.

Laurie Laybourn–Langton, uno dei ricercatori dell’IPPR (Institute for Public Policy Reserch) dice:

L’emergenza climatica è gravissima, il tempo per evitare il disastro è quasi finito, e se la politica non agisce con rapidità le conseguenze saranno sotto gli occhi di tutti. Oggi i contestatori potranno anche essere arrestati, ma al contrario, vanno celebrati.

E proprio nelle ore in cui Papa Francesco accoglie Greta Thunberg in udienza per discutere del cambiamento climatico, un’azione di protesta ribelle tiene sospesa l’intera Londra e non solo, promettendo di andare oltre. In ogni parte del mondo, infatti,  stanno nascendo gruppi nazionali di “Extinction Rebellion”, e l’Italia non è da meno. A Milano, il prossimo 15 maggio, una manifestazione in Piazza Duomo sarà l’occasione per discutere i primi passi di Extinction Rebellion Italia.

Pasquale Ancona

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