Gianni Rodari, il maestro della fantasia. Educare i bambini alla creatività

«È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.» (Gianni Rodari, Parole per giocare)

Gianni Rodari faceva correggere le sue favole dalla fantasia dei bambini, giocava con loro e incoraggiava un rapporto stretto tra insegnanti, genitori e figli. Era un educatore insolito: faceva leva soprattutto sul dialogo, e proprio con i suoi libri cercava di rompere le distanze tra generazioni. Molti suoi racconti li definiva egli stesso come ‘’la prima pagina di un racconto che dovrebbero poi scrivere loro’’. Un atto, se vogliamo, di umiltà, nonché una importantissima responsabilità sociale.

Rodari maestro e quel suo regno di favole

Nel 1937 Rodari si diplomò come maestro a Gavirate. Fu poi precettore a Sesto Calende presso una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania, per passare un paio di anni dopo all’insegnamento elementare. Negli anni che seguirono lavorò in alcune scuole nei dintorni tra Varese e Gavirate.

Fare il maestro, per Rodari, doveva essere un grande spasso: ma per lui tanto quanto per i suoi piccoli alunni. Pare che i bambini utilizzassero la fantasia per aiutarlo a correggere le sue stesse opere, e che inventasse metodi di insegnamento alternativi atti a stimolare l’immaginazione.

Liberare la fantasia, infatti, per Rodari è liberarsi da schemi e preconcetti. Stando alle parole del maestro dovrebbe essere proprio l’educazione alla creatività il vero fondamento dell’insegnamento scolastico: solo così si può allenare la mente nel miglior modo possibile.

Ma migliore in che modo? La fantasia, secondo Gianni Rodari, è motore delle migliori scoperte, quindi della crescita dell’umanità intera e della creazione di cose nuove. Essa ci insegna ad andare oltre la realtà evidente e trovare soluzioni nuove, originali. E soprattutto, vedere le cose punti di vista differenti: capire che esiste sempre qualcosa di altro, di più profondo.



La grammatica della fantasia

Rodari è stato indiscusso riferimento per il mondo dell’infanzia, sia ieri che oggi. Ma non solo: anche i valori trasmessi nelle sue favole sono senza tempo. Fine ultimo di tutto il suo lavoro, stimolare la fantasia. Non solo con la sua scrittura, ma anche nell’insegnamento.

Grammatica della fantasia è il titolo del capolavoro di Rodari, uscito nel 1973. Si tratta di un saggio indirizzato a insegnanti, educatori e genitori, e consiste in una ‘’proposta concreta che intende rivendicare all’immaginazione lo spazio che deve avere nella vita di ciascuno.’’

Quello che io sto facendo è di ricercare le “costanti” dei meccanismi fantastici, le leggi non ancora approfondite dell’invenzione, per renderne l’uso accessibile a tutti. Insisto nel dire che, sebbene il Romanticismo l’abbia circondato di mistero e gli abbia creato attorno una specie di culto, il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti.

Attraverso le più svariate tecniche per l’invenzione, Rodari offre con insomma uno strumento molto efficace rivolto ”a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.”

Noemi Eva Maria Filoni

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