Il Governo pubblica la dichiarazione dei redditi; Bongiorno la più ricca

Pubblicata on line le dichiarazioni dei redditi di alcuni membri dell'attuale esecutivo. Giulia Bongiorno in testa.

La dichiarazione si riferisce ai redditi precedenti agli incarichi governativi, mostrando una netta differenza fra i diversi dicasteri. Bongiorno si conferma il ministro più ricco, mentre il premier Conte è il secondo in classifica.

Immagine Copertina tpi.it
0

Pubblicate on line le dichiarazioni di redditi del Governo. Da ieri è possibile consultare, sul sito ufficiale di Palazzo Chigi, i redditi ufficiali del 2017 di vari membri dell’attuale consiglio dei ministri. Nell’ambito della cosiddetta amministrazione trasparente, la possibilità di consultare l’effettivo guadagno dei nostri ministri rappresenta un traguardo di chiarezza, necessario per tornare a tessere un tavolo di confronto con quelle istituzioni che ormai tendono a solleticare l’emotività della gente, piuttosto che immedesimarsi nella vita reale.

Una scelta di trasparenza non per tutti, dato che su venti rappresentanti della presidenza del Consiglio, solo nove hanno scelto di pubblicare la propria dichiarazione dei redditi.




Dal quadro generale emerge una leggera flessione di coloro che, nella vita precedente al governo, hanno svolto la professione di avvocato. Questa tendenza non riguarda però Giulia Bongiorno.

Con un reddito imponibile di 3.566.594 euro, la titolare della pubblica amministrazione risulta la ministra più ricca dell’attuale governo Lega-M5s.

Va sottolineato che si tratta dell’ultima dichiarazione dei redditi, ossia quella del 2017 e precedente al successivo incarico nell’esecutivo di governo, ma il ministro Bongiorno, con un patrimonio di quasi 4 milioni, si conferma come uno degli avvocati più pagati del paese; a questo si aggiungono anche numerose proprietà fra immobili e terreni. Si può dire che la difesa legale di Giulio Andreotti e la battaglia a tutela delle donne, abbia fruttato al ministro della funzione pubblica una notevole autorevolezza.

Secondo in classifica, fra i “paperoni” di Palazzo Chigi, è il premier Giuseppe Conte il quale può vantare un reddito complessivo di 380.233 euro, con un imponibile pari a 370.314 mila euro, sempre relativo alla dichiarazione dei redditi 2017.  Un dislivello notevole se si pensa che il suo guadagno netto, per l’incarico di presidente del Consiglio previsto dalla legge, è di “soli 114.796 euro circa”.

Il terzo posto va invece al sottosegretario per gli Affari Ue Luciano Barra Caracciolo con una dichiarazione dei redditi pari a 179.434 euro, mentre l’ultimo posto è riservato a Riccardo Fraccaro. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta ha dichiarato un imponibile di 93.437 euro.

I dati sono consultabili sul sito di palazzo Chigi, alla voce amministrazione trasparente.




Anche il vicepremier nonché ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio ha provveduto a inviare i suoi dati, pubblicando però non solo i 98.471 euro della sua dichiarazione reddituale, ma anche quelli della sua famiglia.

Che sia stato eccesso di zelo compulsivo o smania di trasparenza virtuale non si sa!

Fatto sta che le dichiarazioni dei redditi parentali, mostrano un gap troppo eccessivo fra le disponibilità reali in forze alla famiglia Di Maio e gli imponibili dichiarati. Sembra infatti che il padre del leader pentastellato, abbia dichiarato un imponibile pari a soli 88 euro, staccato dalla rendicontazione della moglie che si ferma a 52.000 euro, mentre la figlia ne ha dichiarati solo 7.000. Tutto questo accade nello stesso momento in cui Di Maio senior risulta comproprietario di diversi terreni e fabbricati, mentre il fratello del vicepremier avrebbe dichiarato zero.

In mezzo a questa classifica si attestano il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, con i suoi 123.635,  seguito dai 105.000 del sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Vincenzo Santangelo, che supera di poco l’altro vicepremier leghista Matteo Salvini che, nel 2016 ha dichiarato circa 100mila euro relativo all’incarico di europarlamentare.

La classifica insomma vede una certa diversificazione fra  i precedenti incarichi dei membri del governo e l’attuale funzione pubblica, con uno scarto notevole per alcuni sottosegretari. Tutto questo ha poco senso, se non si spiega concretamente quali sono le reali esigenze della politica italiana in rapporto ai costi reali che, ricordiamo, sono tra i più alti al mondo.

Fausto Bisantis

 

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi