Guantanamo Bay, il carcere americano simbolo della violazione dei diritti umani

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L’11 gennaio del 2002, a soli 4 mesi dall’11 settembre 2001, gli Stati Uniti d’America hanno istituito una prigione di massima sicurezza presso la base militare cubana di Guantanamo Bay.

Istituito durante la presidenza di George W. Bush, il carcere, conosciuto anche con l’acronimo “Gtmo”, era stato creato per poter imprigionare i membri di Al-Qaeda che erano stati catturati dai soldati americani in Afghanistan nel 2001. Dal momento della sua apertura, il carcere di Guantanamo Bay ha ospitato circa 780 prigionieri.

Tuttavia Guantanamo Bay sembra essere diventata la prigione simbolo della violazione dei diritti umani. Questo è quello che denunciano a gran voce sia Amnesty International che la Croce Rossa Internazionale.

Ripercorriamo la storia

Il carcere si trova nel territorio di Cuba. Nel 1898, il primo presidente cubano ha concesso in affitto agli Stati Uniti, per un periodo di tempo indeterminato, il territorio di Guantanamo. Questi ultimi, dopo aver vinto la guerra con la Spagna, ottennero infatti alcuni territori ovvero le Filippine, Portorico, Cuba e altre piccole colonie spagnole. Gli Americani, successivamente, hanno concesso l’indipendenza a Cuba, che, in cambio, garantiva loro l’affitto del territorio di Guantanamo.

Oggi Cuba chiede di avere indietro quel territorio. L’America, tuttavia, non ha certo intenzione di ritornare Guantanamo ai cubani.

D’altra parte Cuba rilancia la richiesta sostenendo che, secondo gli accordi iniziali, non era prevista la costruzione di un carcere di massima sicurezza e che, l’affitto che l’America continua a pagare a Cuba per quel territorio, è irrisorio. Inoltre, sebbene all’interno della base vi trovino lavoro tantissimi cubani, molti di questi ne auspicano la chiusura.

Da ogni parte del mondo, i leader, nel corso del tempo, hanno più e più volte chiesto la chiusura del carcere per la continua violazione dei diritti umani.

All’interno del carcere vi erano più di 700 prigionieri, costretti a vivere in condizioni disagiate e costretti a subire soprusi e torture.

Il detenuto più piccolo aveva circa 15 anni quando lo hanno catturato e imprigionato. Inoltre, la maggior parte dei detenuti si trova all’interno del carcere senza una accusa e senza un processo.

L’amministrazione Obama aveva emanato un provvedimento per far chiudere la prigione, sottolineando come un tale luogo non sia altro che una macchia negativa, una vergogna profonda per gli americani e l’America.



Ovviamente nessuna legge ha portato alla chiusura della prigione.

Durante la presidenza Trump, invece, si verifica il procedimento inverso. Il Presidente infatti, affermava di non voler chiudere la base perché il regime rigido imposto ai detenuti sembrava funzionare.

Il neopresidente Joe Biden, invece, si è dichiarato favorevole alla chiusura della prigione anche se, tuttavia, non ha ancora dato il via ad alcun gesto concreto in tal senso.

Oggi all’interno della prigione rimangono circa 39 detenuti. L’America ha, successivamente, rilasciato gli altri 600 detenuti dopo circa un decennio di prigionia senza motivazioni reali per poter poi contestare la loro detenzione.

Irene Amenta

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