La tendenza a concentrare gli investimenti nel proprio Paese ha un nome in letteratura e si osserva in ogni mercato sviluppato. Non è una peculiarità italiana, ed è stata misurata per la prima volta su scala internazionale alla fine degli anni Ottanta.
Quello che cambia da un Paese all’altro è quanto costa. Un investitore statunitense fortemente esposto al mercato domestico detiene comunque un’esposizione a un mercato che rappresenta una quota molto ampia della capitalizzazione globale. Un investitore italiano nella stessa posizione detiene un’esposizione a un mercato con un peso molto più contenuto.
La stessa scelta comportamentale produce quindi conseguenze diverse a seconda di dove si risiede.
Perché riguarda anche chi non sceglie singoli titoli
I corsi per investire trattano la diversificazione geografica come un principio, e nella pratica la distorsione si costruisce attraverso decisioni che non sembrano geografiche.
L’esposizione domestica si accumula per vie diverse:
-
Titoli di Stato nazionali, spesso considerati liquidità e non investimento
-
Azioni di società conosciute, perché presenti quotidianamente sui media
-
Fondi collocati dal sistema bancario, con una composizione che riflette il mercato di riferimento
-
Polizze e prodotti assicurativi, che investono in parte in titoli pubblici domestici
-
Il reddito da lavoro, che dipende dall’economia dello stesso Paese
L’ultimo punto non compare in nessun dossier titoli, e per la maggior parte delle persone è l’esposizione più grande di tutte.
Cosa mostrano i dati sulla ricchezza delle famiglie
La composizione del risparmio italiano è rilevata periodicamente dalla banca centrale, e i dati recenti mostrano un quadro in movimento.
Secondo l’ultima fotografia, i fondi pensione rappresentano soltanto il 5,3% della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, mentre nel 2025 la quota detenuta in depositi bancari è scesa al 21,6%, il livello più basso dal 2007, ed è aumentata la componente investita in titoli di capitale, soprattutto azioni non quotate e partecipazioni societarie.
Il capitolo previdenza
Il 5,3% destinato alla previdenza complementare è il dato più significativo per il tema della concentrazione. La stessa analisi ne indica le cause: il peso del sistema pensionistico pubblico, i vincoli economici delle famiglie e una scarsa cultura previdenziale.
Ne deriva una conseguenza poco discussa. Chi affida la propria pensione quasi interamente al sistema pubblico ha un’ulteriore posizione legata alle finanze dello Stato italiano, che si somma a eventuali titoli pubblici detenuti direttamente.
La direzione del movimento
La riduzione dei depositi e l’aumento dei titoli di capitale indicano uno spostamento verso forme di investimento più rischiose. È un movimento verso il mercato, non necessariamente verso la diversificazione geografica.
L’home bias nei fondi
La distorsione non riguarda solo le scelte dirette, ma anche i prodotti attraverso cui molti investono.
Un’analisi del risparmio gestito italiano ha rilevato una maggiore esposizione dei fondi italiani ai titoli domestici, a fronte di veicoli domiciliati all’estero che si dimostrano molto più aperti ai mercati internazionali, con la quota Italia più ampia soprattutto con riferimento al mercato del reddito fisso.
Questo significa che affidarsi a un fondo non elimina automaticamente la concentrazione. A seconda del prodotto, può riprodurla in forma meno visibile, perché l’investitore non vede i singoli titoli in portafoglio.
Le cause
Riconoscere i meccanismi aiuta a distinguere una scelta consapevole da un’abitudine.
-
La familiarità scambiata per conoscenza, dove un’azienda nota sembra più valutabile
-
La percezione di minor rischio su ciò che si comprende meglio
-
I canali di collocamento, che propongono prevalentemente prodotti di casa
-
La fiscalità, che su alcuni titoli pubblici domestici prevede un trattamento agevolato
Il quarto punto è una ragione oggettiva e va contata come tale. È un vantaggio reale, che però riguarda una parte del portafoglio e non giustifica automaticamente la concentrazione complessiva.
Perché per un investitore italiano pesa di più
La questione non è la qualità delle società italiane, ma la struttura del mercato domestico.
Il listino nazionale ha storicamente un peso rilevante di banche, assicurazioni, utility ed energia, con una presenza più limitata in alcuni comparti che a livello globale hanno trainato la crescita degli ultimi decenni. Un portafoglio concentrato sul mercato interno ha quindi una composizione settoriale molto diversa da quella di un indice globale.
Si aggiunge un effetto di sovrapposizione. Chi detiene titoli di Stato italiani e azioni di banche italiane ha una doppia esposizione al rischio Paese, perché le banche domestiche detengono a loro volta quantità significative di titoli pubblici nazionali.
Come misurarlo nel proprio portafoglio
La verifica è semplice e vale la pena farla una volta all’anno.
-
Sommare tutte le esposizioni italiane, inclusi fondi, polizze e titoli pubblici
-
Calcolare la percentuale sul totale degli investimenti finanziari
-
Confrontarla con il peso dell’Italia in un indice azionario globale
-
Aggiungere le voci fuori portafoglio, dal reddito da lavoro all’eventuale abitazione
-
Decidere consapevolmente se il risultato corrisponde a quanto si intendeva detenere
L’ultimo passaggio è l’unico che conta davvero. Un’esposizione domestica elevata scelta deliberatamente è una posizione. La stessa esposizione accumulata senza accorgersene è un risultato, e non necessariamente quello desiderato.
















