Homo naledi, scoperto primo cranio parziale di bambino

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Homo naledi, scoperto primo cranio parziale di bambino

Ritrovati 28 frammenti di cranio e 6 denti appartenenti ad un bambino di età intorno ai 6 anni datato 236.000 e 335.000 anni fa. È stato chiamato Leti e potrebbe dare nuove sorprendenti informazioni sulla storia dell’uomo. 

La scoperta

La scoperta, descritta su PaleoAnthropology, è avvenuta tra il 2017 e il 2018 e ha dato alla luce 28 frammenti ossei e 6 denti appartenenti ad un cranio di bambino vissuto tra i 236 e i 335 mila anni fa.
Leti, parola che in lingua tswana significa “perduto”, è il nome dato all’esemplare.
I resti di Leti sono stati confrontati con altri ominini aventi crani di dimensioni simili come ad esempio
Australopithecus africanus, con cui Homo naledi condivide delle caratteristiche morfologiche simili. Sulla base di queste analisi, la scatola cranica di Leti avrebbe supportato un cervello di circa 450-610 centimetri cubi, poco più di una mela.

Al momento della morte doveva avere un’età variabile tra i 4 e i 6 anni ma stando a quello che dice Lee Berger, professore all’Università di Witwatersrand: «Non sappiamo quanto velocemente crescesse l’Homo naledi. Al momento possiamo dire solo fosse giovane».

Il sesso del bambino non è ancora noto per un duplice motivo: i frammenti non rendono facile l’interpretazione; essendo un individuo molto giovane manca di quelle caratteristiche peculiari utilizzate dagli antropologi per la determinazione del sesso. 

Rising Star Cave

Uno degli aspetti di Homo naledi che più incuriosisce gli studiosi risiede nel luogo in cui è stato scoperto. Homo naledi è stato scoperto in Sudafrica in un complesso di grotte profonde e di difficile esplorazione chiamato Rising Star Cave.
Nella prima esplorazione, nel 2013, ad essere coinvolte sono state sei speleologhe di corporatura minuta in quanto gli stretti passaggi non permettono a tutti di accedere. Le prime ricerche hanno portato alla luce circa 20 esemplari di cui 15 ritrovati nella stessa camera chiamata Camera Dinaledi, in Sesotho Naledi significa stella .

Una concentrazione così importante di resti solitamente è il risultato di una “trappola mortale” ovvero una fessura del terreno in cui cadono accidentalmente animali ed esseri umani. Ma in questa camera sono state ritrovate esclusivamente ossa di Homo naledi

Perchè si trovano qui?

La risposta a questa domanda vale sia per Leti che per gli esemplari rinvenuti precedentemente.
In un primo momento si è pensato che i resti fossero stati trasportati all’interno delle grotte da predatori, ma sulle ossa non sono stati riscontrati traumi o danni causati da animali. Non sono presenti neppure segni da trasporto da parte dell’acqua.
Quello che i resti presentavano è una particolare disposizione: con i palmi rivolti verso l’alto e le dita piegate verso l’interno. Questo fa pensare che qualcuno abbia intenzionalmente trasportato i resti in quel luogo. Lo stesso Lee berger commentata “Non vediamo nessun’altra ragione per cui il cranio di questo bambino possa trovarsi in una posizione così pericolosa e incredibilmente difficile da raggiungere”. 

Le grotte hanno un ingresso pericoloso, specie se si immagina il trasporto di un defunto. Ma è stato ipotizzato che i passaggi per entrare fossero due al tempo dell’Homo naledi , il primo un canale verticale chiamato “lo scivolo”  che permetteva di collocare i corpi dei defunti facendoli scorrere dentro la camera. Il secondo una rete di passaggi molto stretti. L’ipotesi dello “scivolo” sembrava la più attendibile. Scavi successivi hanno però individuato altre tre camere più profonde comprese quella di Leti. 

Conclusioni

Sicuramente è presto per una risposta definitiva alle varie domande su Homo naledi. Se si dovesse accertare che questo nostro antenato avesse un rito funebre, la lettura della nostra storia potrebbe variare.

Un rito funebre indica amore per altri individui e quindi legami che consideriamo una nostra particolarità. Ma quanto sono umani questi tratti? 

Silvia Conforti

 

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