Il Popolo del 1925 col manifesto antifascista: ritrovata l’unica copia

Fino allo scorso luglio si riteneva che il famoso documento fosse uscito solo sul Mondo di Amendola, ritrovata l’unica copia acquisita dall'Emeroteca Tucci di Napoli.

La copia del manifesto antifascista sul Popolo (Fonte foto: AGI)
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Il-Popolo-Manifesto-AntifascistaIl Popolo di Sturzo, il quotidiano con la copia del  Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, redatta il 1 maggio del 1925 è stata ritrovata ed acquisita dall’Emeroteca Tucci di Napoli. Già precedentemente si era assicurata la terza copia del primo libro di Matilde Serao, l’Opale. Edito a Napoli nel 1878.

Di fianco all’antifascismo più attivo e impegnato, vi fu la testimonianza morale di alcuni intellettuali. Come ad esempio i 12 professori universitari che nel 1931 si rifiutarono di giurare fedeltà al regime. Tra le varie testimonianze quella più rilevante senza dubbio è di Benedetto Croce. Grande storico e filosofo che, dopo un’iniziale indulgenza verso il fascismo, nel 1925 rese pubblico il proprio dissenso.

Così al «Manifesto degli intellettuali fascisti» rispondeva, nel maggio dello stesso anno, Benedetto Croce con un contromanifesto, il celebre «Manifesto degli intellettuali antifascisti». In diatriba e contrapposizione col Manifesto appena pubblicato sotto la direzione del filosofo Giovanni Gentile.  Il valore del documento sta nella riaffermata fede, non tanto sentimentale, ma intellettuale e morale. Nella libertà come conquista storica della società moderna e sicuro mezzo di progresso.

Ritrovata l’unica copia rimasta 

Fino allo scorso 26 luglio era noto che Il manifesto antifascista del 1 maggio 1925, era stato pubblicato soltanto dal quotidiano «Il Mondo», fondato da Giovanni Amendola e diretto da Alberto Cianca. Al contrario il manifesto fu pubblicato non soltanto su Il Mondo ma anche sul quotidiano il Popolo. Anche la recente pubblicazione dell’editore torinese Aragno che ha unito i due scritti dei due filosofi. «1925. I due manifesti» – cita come unica fonte il quotidiano amendoliano.

In seguito lo scrupoloso studioso Giancristiano Desiderio rende manifesto che gli antiquari Giuseppina Casillo e Salvatore Onofrio di Solopaca, possedevano l’esclusiva copia del giornale sturziano.  Abolito dal fascismo il 18 novembre 1925, che aveva in precedenza tentato di arrestarne il direttore Giuseppe Donati.

Il 30 aprile 1925 il direttore Donati riceve il testo crociano. Firmato da  Albertini, Alvaro, Amendola, Ansaldo, Benelli, Bracco, Calamandrei, Cassola, Cecchi, Chiovenda, Croce, De Lollis, Del Secolo, De Ruggiero, Einaudi, Fortunato, Ruffini, Matilde Serao, Tilgher e altri. Che non esita a pubblicare l’indomani. Il 1 maggio  in apertura della terza pagina con il titolo: «La replica degli intellettuali non fascisti / al manifesto di Giovanni Gentile».

Il direttore Faentino

Giuseppe Donati nato da una famiglia povera si trasferisce, assieme alla famiglia, a Faenza nel 1903. In seguito alla morte del padre fu mandato, dalla madre, a studiare all’Istituto Cesare Alfieri di Firenze. Collaborò alla «Voce» di Prezzolini e, in seguito, all’«Unità» di Salvemini. Fondò, nel 1912 un proprio giornale «Il Risorgimento». Una rivista di cultura politica, che ebbe vita breve (solo sei numeri).

Distaccatosi dal movimento cattolico di Romolo Murri aderì al Partito Popolare di Don Sturzo, che nel 1923 decide di fondare «Il Popolo». Un quotidiano che ospiti il dibattito culturale in seno al partito, affida la direzione a Donati. Il primo numero de il Popolo esce il 5 aprile 1923, dal 9 ottobre 1924 diventa l’organo ufficiale del partito. Don Sturzo, che gli aveva affidato la direzione, non immaginando che sarebbe stato così temerario da lanciare gravi accuse.

Quello di Donati fu un giornalismo apertamente schierato. contro il nascente regime fascista, con il suo impegno raggiunge il punto più alto con due inchieste. La prima è svolta all’interno dell’ambiente che attorniava uno dei quadrumviri, Emilio De Bono. La seconda parte dall’assassinio di don Minzoni, dove mette in luce le responsabilità di Italo Balbo.

Nuova luce per gli studiosi sul ruolo dei cattolici antifascisti

In quel numero del 1 maggio del 1925, la terza pagina del Popolo – fondato da Don Luigi Sturzo – era compreso il manifesto antifascista scritto da Benedetto Croce. Un manifesto  che chiamava all’unità, in nome della democrazia e della libertà, tutti gli intellettuali d’Italia. Motivo per cui quasi tutte le copie vennero sequestrate, e distrutte.  Il regime non poteva sostenere, chi aveva l’audacia di replicare all’altro manifesto. Quello fascista firmato da Giovanni Gentile. Si fece piazza pulita, tranne l’unica copia, del Popolo, giunta ai giorni nostri, un tesoro inestimabile. Un unico ritaglio di storia a nove colonne, acquisito dall’Emeroteca Tucci.




La copia del Popolo, oggi ritrovata, è molto importante per i ricercatori . Definisce adeguatamente quale sia stato il senso della risposta di Croce e Amendola al testo di Gentile.  Sia il ruolo svolto dalla stampa cattolica che dalla figura di Luigi Sturzo. «Il Popolo» ebbe vita breve, il primo numero uscì il 5 aprile 1923 e l’ultimo il 18 novembre 1925. Nel frammezzo ci sono sia l’esilio di Sturzo, prima a Londra poi a Parigi quindi a New York, sia quello del direttore Donati che morì in povertà a 41 anni.

Dopo l’acquisizione della terza copia del libro della Serao stampato a Napoli nel 1878 dall’ex telegrafista delle Poste di Napoli il numero del «Popolo» è un’altra perla che si aggiunge al tesoro culturale che possiede la Tucci.

 

Felicia Bruscino

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