Inquinamento nell’antica Roma: i livelli di piombo narrano la storia del suo acquedotto

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Se avere sempre pensato: viva il progresso che ha diminuito la fame e ci ha portato la moderna medicina ma certo che belli erano i tempi andati senza l’inquinamento, ripensateci, l’inquinamento è correlato alla presenza della civiltà certo, ma non pensate che sia un’esclusiva dell’era tecnologica, l’inquinamento nell’antica Roma per esempio c’era, eccome se c’era!
Lo studio sugli acquedotti di Roma Antica
E già perchè scopo dello studio (condotto da un team di studiosi provenienti da varie istituzioni Francesi e del Regno Unito) non era indagare sul livello di inquinamento, nello specifico inquinamento da piombo, raggiunto nell’antica Roma. Lo studio si proponeva di indagare la storia dello straordinario sistema che portava a Roma l’acqua potabile e portava via i liquami attraverso l’altrettanto straordinario sistema fognario.



Dal momento che le fonti scritte sono largamente lacunose (almeno fino alla fine del I secolo d.c.) i ricercatori hanno seguito un altro approccio misurando i livelli di piombo nei sedimenti. La ricerca pubblicata su PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences (of the United States of America) è intitolata Rome’s urban history inferred from Pb-contaminated waters trapped in its ancient harbor basins, il titolo ci dice dove hanno prelevato i sedimenti, ad Ostia Antica, il porto dell’Antica Roma. L’acquedotto romano nasce nel quarto secolo a.c. ma la grande meraviglia tecnologica fu quando si passò al sistema di tubazioni in piombo, qualcosa di assolutamente straordinario dal punto di vista tecnologico per l’epoca. Il nuovo studio basato sui livelli di piombo nei sedimenti rilevati con moderne tecniche ad alta risoluzione di misurazione dei radioisotopi ha permesso di stabilire che il sistema di tubi in piombo risale all’incirca al secondo secolo a.c. circa 150 anni dopo la prima costruzione dell’acquedotto. Inoltre un crollo dei livelli di piombo risalente a circa un centinaio di anni dopo ci racconta che durante il turbolento periodo delle guerre civili che condussero alla fine della Repubblica l’acquedotto fu lasciato in abbandono. Ovviamente non vuol dire che i tubi in piombo lasciati in abbandono inquinassero meno (c’è bisogno di spiegarlo?) ma che le acque non arrivavano dappertutto, c’erano meno persone servite.
Il picco si raggiunge durante il periodo di maggiore stabilità dell’impero nella prima parte dell’alto impero (l’alto impero romano va dalla nascita dell’impero alla salita al potere di Diocleziano nel 284 d.c.).




Lo studio pur non essendo focalizzato sulla questione ambientale suggerisce che è molto probabile che le acque davanti al porto di Ostia diventarono molto inquinate dal piombo con ripercussioni sulla vita marina. Da notare che alcuni scienziati, già una trentina di anni fa,  ipotizzarono che l’avvelenamento da piombo, proprio delle classi più elevate, che cucinavano in pentole in piombo ed avevano tutti l’acqua in casa proveniente dall’acquedotto, potesse essere stata una concausa del declino dell’impero, ma uno studio pubblicato nel 2014 pur documentando livelli di piombo nell’acqua cento volte superiori a quelli comunemente trovati in acqua di sorgente, afferma che non è abbastanza per causare effetti su tale vasta scala. Il nuovo studio suggerisce che però in certe aree specifiche, come appunto il porto di Ostia dove arrivavano le acque del Tevere con gli scarichi della città, la situazione locale potesse essere diversa. Anche l’antica Roma aveva la sua terra dei fuochi?

Roberto Todini

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