L’Iran di Mohammad Mossadeq e il colpo di stato orchestrato dalla Cia e dall’Inghilterra

Una storia quasi segreta

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Mohammad Mossadeq

Mossadeq è nato il 19 maggio1882 a Teheran. Laureatosi in giurisprudenza in Svizzera, torna in Iran per occupare diversi incarichi amministrativi tra cui governatore dell’Azerbaijan. Nel 1925 fu eletto nel parlamento iraniano  cominciando qui la sua vera e propria ascesa politica. Si oppose (senza successo) all’incoronazione a Re del primo ministro Reza Khan Pahlavi. Nel 1950 divenne il capo del Fronte Nazionale. Tale schieramento era composto da un eterogeneità di forze politiche tra cui quelle del clero sciita guidato dall’Ayatollah Kashani. Il 28 aprile del 1951 Mohammad divenne il Primo Ministro dell’Iran.



Nazionalizzazione dell’Anglo-Iranian Oil Company

L’Impero Inglese aveva già dagli inizi del 900 completa disposizione dei giacimenti petroliferi iraniani. Nel 1951 la concessione era vivamente contestata in Iran sia dagli sciiti e sia dai popolar-nazionalisti guidati dal primo ministro. Nel 1951 (pochi mesi prima della nomina di Mohammad) il negoziato per il rinnovo delle concessioni fu bloccato dall’assassinio del Primo Ministro Razmara. All’epoca, tale concessione era detestata dalla maggioranza degli iraniani. Nel petrolio essi vedevano un enorme ricchezza alla quale non potevano rinunciare per le loro ambizioni di indipendenza. Appena nominato Primo Ministro Mossadeq non perse tempo, smantellò i possedimenti inglesi e li nazionalizzò.

Mohammad Mossadeq come uomo dell’anno

L’Inghilterra (in risposta) ordinò un embargo e rafforzò la presenza militare e navale lungo il Golfo Persico. Nell’impossibilità di esportare petrolio, l’economia iraniana collassò. Fu qui, che ebbe inizio la “leggenda“: Mossadeq si recò personalmente negli USA per difendere il suo paese. Portò la questione all’attenzione dell’ONU e conseguì una vittoria schiacciante ai danni dell’Impero Inglese. Verso la fine del 1951 il Time lo proclamò uomo dell’anno.



Nuove riforme e primi conflitti interni

Da tempo egli ambiva di far diventare l’Iran una repubblica. Limitò i poteri del sovrano (vietandogli inoltre di tenersi in contatto con i capi di stato esteri)  rafforzando quelli parlamentari. Successivamente (nel 1953) costrinse lo Scià a lasciare il paese mandandolo a Roma. A causa delle sempre più fondate paure di un “eccessiva modernizzazione” molti alleati lasciarono la sua fazione (compresa quella spirituale dell’Ayatollah). A metà del 1953, i seggi del Fronte Nazionale in parlamento si erano ridotti molto (per una serie di dimissioni). Con un referendum che venne approvato dal 99% degli elettori, Mossadeq si accentrò il potere di fare le leggi. La dissoluzione del parlamento venne considerata come la “goccia che ha fatto traboccare il vaso“.

L’operazione Ajax e il colpo di stato.

Promossa da Stati Uniti e Gran Bretagna. Il piano fu affidato al direttore della CIA Allen Dulles. Ufficialmente il movente fu il referendum con cui il premier iraniano concentrò in se la potestà legislativa. Il 19 agosto del 1953 delle persone si infiltrarono nelle file del Tudeh . Essi organizzarono una fittizia “rivoluzione comunista” convincendo quante più persone possibili a unirsi a loro. Molti scesero in strada attaccando tutti i simboli del “Capitalismo“. Distrussero negozi ed altre attività, il distretto commerciale di Teheran venne pesantemente vandalizzato. Sotto l’autorità di Zhaedi l’esercito prese in mano la situazione. La casa di Mossadeq venne circondata ed egli fu arrestato. Dopo il colpo di stato lo Scià fece ritorno a Teheran in compagnia del direttore della Cia. Zahedi divenne il nuovo premier e Mossadeq fu condannato a 3 anni di carcere (successivamente esiliato a vita). Morì nel 1967

Le conseguenze ambigue

Il colpo di stato ha lasciato una profonda e duratura eredità. L’operazione ha fermato l’Iran nella strada verso l’indipendenza accendendo i fuochi dei movimenti nazionalisti di tutto l‘Oriente. La caduta dello Scià, ad opera della Rivoluzione Islamica del 1979(che istituì un regime anti occidentale) venne giudicata come effetto di quegli eventi passati che resero sempre più impopolare la monarchia.





In uno scritto del giudice della Corte Suprema William Douglas(che visitò l’Iran prima e dopo il golpe) si legge

Quando Mossadeq e la Persia iniziarono a fare delle riforme di base ci allarmammo. Ci unimmo con gli inglesi per distruggerlo e ci riuscimmo. Da allora il nostro nome non è stato onorato in Medio Oriente

Da tempo girano diverse teorie circa il ruolo di questa operazione nella formazione dei gruppi terroristici e dei fronti nazionalistici-religiosi che minano lo scenario contemporaneo. Stephen Kinzer ha scritto che l’operazione Ajax è stato il primo colpo di stato orchestrato dalla CIA ai danni di un governo eletto democraticamente.

 

In conclusione possiamo dire che ancora oggi esistono molti dubbi riguardanti gli attori coinvolti e gli effetti di queste vicende. Chissà se il tempo farà trapelare qualcos’altro. Speriamo.

 

MARCO GALLETTI


 

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