La storia di Giacomo Casanova, lo scrittore che rese la propria vita la sua opera più bella

La storia di Giacomo Casanova non è lineare.

La sua vita non è mai stata semplice, ma è stata senza dubbio intensa. E, con tutte le sue imperfezioni, è stata degna di essere vissuta.

Infanzia e giovinezza

Giacomo Girolamo Casanova nacque il 2 aprile 1725 a Venezia. La sua infanzia non fu affatto serena. Rimase orfano di padre a soli otto anni e, dal momento che la madre era costantemente in viaggio a causa della sua professione di attrice, a prendersi cura di lui fu la nonna materna, Marzia Baldissera in Farussi.

A 9 anni fu mandato a Padova, alla scuola dell’abate Antonio Gozzi, con cui ebbe modo di soddisfare ampiamente la sua viva e crescente curiosità culturale. Divenne esperto dei classici – conosceva a memoria l’Ariosto e Orazio – ma aveva anche una grande conoscenza scientifica. La sua cultura era davvero molto vasta, non aveva limiti. Ed in molte occasioni fu poi la sua salvezza.

Qui, qualche anno dopo, si iscrisse all’Università, precisamente alla facoltà di diritto. Che si sia poi effettivamente laureato oppure no, resta un mistero.

Quel che è sicuro è che, dopo la lunghissima parentesi padovana, Casanova continuò a viaggiare, ma non dimenticò mai le sue origini. Dopo essersi recato a Corfù e a Costantinopoli, tornò nella sua città natale nel 1742. Meno di un anno dopo, la nonna che lo aveva cresciuto morì. E fu questo il primo avvenimento che segnò profondamente la sua vita, che da quel momento in poi divenne a dir poco turbolenta.

L’arresto

Teatri, bische, gioco d’azzardo, cene eleganti ed avventure con donne (il più delle volte sposate): tutti questi sono elementi fondamentali nella storia di Giacomo Casanova. Insieme agli incontri – tutti documentati –  con i grandi del suo tempo, come Jean – Jacques Rousseau, Voltaire, Madame de Pompadour, Wolfgang Amadeus Mozart, Benjamin Franklin, Caterina II di Russia, Federico II di Prussia. E alla sua attrazione fortissima per l’aristocrazia, che però lo aveva sempre respinto.

Molto probabilmente proprio a causa del suo tenore di vita, nella sua amata madrepatria, all’alba del 26 luglio 1755, fu arrestato e condotto nei Piombi. L’accusa sembra riconducibile al “libertinaggio” compiuto con donne sposate, allo spregio della religione, alla circonvenzione di alcuni patrizi e in generale ad un comportamento pericoloso per il buon nome e la stabilità del regime aristocratico.

La fuga dai Piombi

Casanova – dopo un primo tentativo fallito – riuscì a fuggire dalla prigione. Nella notte fra il 31 ottobre e il 1º novembre 1756 mise in atto il suo piano: passando dalla cella alle soffitte, attraverso un foro nel muro praticato da un compagno di reclusione, il frate Marino Balbi, uscì sul tetto e successivamente si calò di nuovo all’interno del palazzo da un abbaino. Passò quindi, in compagnia del complice, attraverso varie stanze e fu infine notato da un passante, che pensò fosse un visitatore rimasto chiuso all’interno e chiamò uno degli addetti al palazzo. Questo aprì il portone, consentendo ai due di uscire e di allontanarsi fulmineamente con una gondola.

Fu proprio questo episodio a renderlo celebre, grazie al suo stesso racconto in “Storia della mia fuga dai Piombi”.   Quella che sembrava una disdetta si rivelò una fortuna.

Opere

Non fu un caso che proprio un’opera autobiografica segnò l’inizio della sua carriera. Come scrisse un memorialista suo contemporaneo, il principe Charles Joseph de Ligne, Casanova era tanto brillante e trascinante quando parlava della sua vita quanto terribilmente noioso, prolisso, banale quando parlava o scriveva su altre materie. Ma lui questo non riuscì mai ad accettarlo.

La sua storia è costellata di insoddisfazioni. La sua “fame”, la sua voglia di arrivare, di diventare qualcuno, di essere celebre, lo hanno accompagnato per tutta la sua vita. Non essere riuscito a far amare le sue opere, è stato il suo più grande rammarico.




 “Storia della mia vita”

E alla fine fu proprio la storia di Giacomo Casanova a diventare la sua opera più celebre. Che compose negli ultimi anni della sua vita, quando era bibliotecario nel Castello di Dux, in Boemia.

Come scrisse lui stesso:

“Ora che la mia età mi fa credere di aver finito di farla, ho scritto la “Storia della mia vita”.

Fu insomma la consapevolezza di avere tantissimi ieri e pochi domani, di non avere più avventure da vivere, a spingerlo a raccontarsi. Morì il 4 giugno del 1798, anzi, come gli piaceva credere, “cambiò forma” in quella data. Non poteva sapere cosa sarebbe successo dopo. Non poteva immaginare che sarebbe stata proprio quest’opera il suo più grande riscatto.

Nel ‘700, la sua autobiografia era ritenuta immorale, come gran parte dei suoi scritti. Del resto, Casanova non aveva paura di fare nomi, di raccontare storie, situazioni, inclinazioni, attività, trame e soprattutto confessioni, per l’epoca irriferibili. “Storia della mia vita” è, infatti, anche un po’ una fotografia della vita quotidiana del ‘700.

Non a caso, il testo originale fu ripreso solo intorno al 1960 ad opera di Angelika Hübscher e l’edizione fu pubblicata dalla casa Brockhaus insieme all’editore Plon di Parigi.

Contenuto

L’opera racchiude tutta la vita di Casanova. Vi è la sua infanzia, il rapporto con sua madre – troppo presa da se stessa e dalla sua carriera per poter accudire un bambino – e la sua capacità di amare, ma a modo suo. È descritta una Venezia in cui le differenze sociali si vedevano di meno rispetto ad altre città, ma non erano comunque invisibili. È menzionata la sua voglia di trovare un posto nel mondo, che lo accoglierà, ma mai con lo stesso calore della sua amata città natale. Sono discusse anche le due classi dominanti di quel periodo, nobiltà e borghesia. E non mancano le sue numerosissime conquiste. Come affermò lui stesso:

“Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere e insensati gli altri che si immaginano che l’Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori, delle pene e delle astinenze ch’essi gli offrono in sacrificio”.

Non a caso oggi “Casanova” non è più solo un cognome. È una parola presente nei dizionari (e significa “seduttore”). È un modo di essere, uno stile di vita.

Per lui, però, le donne non erano una mera conquista. Tante sono state le sue amanti ed altrettante le donne di cui si è invaghito. Casanova era capace di prodigarsi per loro, di impegnarsi per renderle felici. Ecco perché l’accostamento alla figura del Don Giovanni è completamente errato: quest’ultimo era una figura gelida, crudele, cinica.

Il successo post mortem

Le sue opere autobiografiche influenzarono moltissimi scrittori, tra cui Standhal, Balzac, Foscolo, Hesse. Alcuni scrissero opere sulla storia di Giacomo Casanova, di cui egli era protagonista. In particolare, dell’edizione italiana della storia della fuga da Piombi si occuparono personalità come quella di Benedetto Croce e Piero Chiara.

E non solo. Sulla sua vita sono stati girati numerosi film – anche da registi del calibro di Federico Fellini – e il suo personaggio è stato interpretato da attori come Heath Ledger.

Insomma, la storia di Giacomo Casanova è ricca di avvenimenti – anche se non tutti piacevoli – e di passione. A partire da quella per le donne per arrivare a quella per la scrittura, che ad un certo punto, in modo quasi ossessivo, divenne il centro della sua esistenza. Non fu apprezzato in vita, questo è appurato. Ma fu capace di rendere la sua stessa vita un capolavoro.

 

Anna Gaia Cavallo

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