Lingua e razzismo: demonizzare il colore nero

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Da sempre, pronunciamo frasi nelle quali il colore nero viene rappresentato come qualcosa di estremamente negativo o pericoloso.

Se pensate che razzismo e lingua siano due mondi lontani tra loro, vi state sbagliando. Più o meno inconsciamente pronunciamo o ascoltiamo modi di dire, frasi o parole che apparentemente possono sembrare innocui, ma non lo sono affatto. A tutti noi, da piccoli, sarà capitato di ascoltato le storie sul fantomatico uomo nero, ma anche ora, in età adulta, parliamo di periodi neri, di fame nera, di essere incavolati neri o vedere tutto nero. Ma cosa ci ha fatto esattamente di male il colore nero?

Se questo ostracismo riguardasse soltanto il colore nero, non ci faremmo neppure caso. Il problema è che tutto ciò ha generato, e continua tristemente a generare, dei grossi e gravi pregiudizi. La lingua è cultura e identità e la sua potenza rappresenta un’arma, solo che spesso ce ne dimentichiamo. Siamo armati quando scriviamo sui social, se parliamo con un collega a lavoro, ma siamo armati anche quando pronunciamo frasi apparentemente frivole all’interno delle nostre mura domestiche.

Da tempo ormai si parla di politically correct e razzismo , ma forse ancora non ci prendiamo abbastanza cura del nostro linguaggio. Il nero è il colore del male e, di conseguenza, i corpi neri sono ancora tristemente concepiti come i cattivi della storia, gli antagonisti per eccellenza.

Etimologia della parola nero

Nella cultura occidentale, il colore nero è spesso associato al lutto o al male in generale. Eppure non è così in tutto il mondo.  Pensiamo ad esempio alla Cina, dove è il bianco ad essere il colore che rappresenta la morte oppure nella tribù Masai, dove il colore nero era persino il simbolo di buona fortuna, poiché il cielo scuro portava pioggia e quindi grandiosi raccolti.




Ma tornando a noi, come siamo arrivati a demonizzare il colore nero? Ci avete mai pensato? Sicuramente una delle prime ragioni è da rintracciare nel fatto che esso sia l’anti colore per eccellenza, o meglio il risultato della privazione di ogni colore. Inoltre, se proviamo a risalire all’etimologia della parola nero, tutto apparirà più chiaro. La parola italiana nero richiama il latino niger, ovvero scuro, funesto, fosco. Molto probabilmente, il latino prende in prestito la parola dal greco νεκρός (nekrόs) che ha persino il significato di morto

Colore nero libero

Ci fa talmente tanto paura la parola “nero”, che siamo arrivati a sostituirla con altre espressioni come “di colore”. Infatti non stiamo dicendo che non possiamo pronunciare la parola nero, ma che dovremmo farlo con maggiore consapevolezza ed evitando di accostarla continuamente a qualcosa di spregevole.

Facciamo caso alle parole che pronunciamo e scegliamole con cura. A questo proposito, ci piacerebbe concludere con una splendida poesia di Gianni Rodari sull’importanza delle parole:

Abbiamo parole per vendere,
parole per comprare,
parole per fare parole.
Andiamo a cercare insieme
le parole per pensare.

Abbiamo parole per fingere, parole per ferire,
parole per fare il solletico.
Andiamo a cercare insieme
le parole per amare.
Abbiamo parole per piangere, parole per tacere,
parole per fare rumore.
Andiamo a cercare insieme
le parole per parlare.

Giulia Sofia Fabiani

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