Quanti giorni sprechiamo ad essere chi non siamo: lo senti il rumore del mare?

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Non ti manca il rumore del mare?

Quanta voglia hai di scappare e dimenticare le tue origini? Quanto pesa il nome che ti fa essere ciò che sei? Come lo chiami il chiasso nel cuore? Quanto fastidio ti danno le lacrime che scendono sul volto stanco? Come spieghi a tutto al mondo che vivi perennemente con gli occhi lucidi di malinconia?

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Dovremmo vivere tutti i giorni con una notizia bella e una brutta, perché noi esseri umani non apprezziamo nulla, apprezziamo qualcosa solo quando ci sfugge dalle mani o quando ci sta per sfuggire.
E allora, e solo in quel momento, ci innamoriamo di nuovo.
Da lì iniziamo a ridare un senso al caffè che esce la mattina presto, quando la sveglia suona, ma noi stiamo ancora sognando, da lì cominciamo di nuovo ad apprezzare il bacio di nostra madre.

Ma poi, passata la tempesta, sopravvissuti al trambusto, torniamo a dimenticare.

E allora dico che dovremo vivere tutti giorni con la perdita e la conquista.
Se perdessimo sempre, non ci rialzeremo più, siamo fragili, contrariamente a quanto ostinatamente vogliamo far credere, siamo irrimediabilmente fragili.
Illudiamo gli altri illudendo noi stessi, fingendo cose che non siamo, vantando doti che non ci appartengono, chiamando la paura di osare, prudenza.
Noi non siamo affatto pazienti, vogliamo tutto e subito, per poi in fondo, non apprezzare mai nulla, fino a che questo nulla non ci sta per essere sottratto dalle mani.
E allora ricominciamo.
Circolarmente; siamo essere umani in piedi, che vivono in tondo.

Non amiamo fino a che la certezza della presenza non diventi possibilità di un’assenza.

Ecco perché dovremmo vivere sempre tra la certezza e l’incertezza; un equilibrio precario che dipende dal nostro essere quotidiano.
Io oggi ci sono, oggi che ho una notizia bella e una brutta capisco che l’essere umano ha bisogno di questo. Ha bisogno di stare male per rendersi conto di quanto sarebbe potuto stare bene quando ne aveva la possibilità, e invece ha deciso di perdere tempo, di perdersi in discorsi contorti e controsenso.

Lo senti il rumore del mare?

Oggi che mi porto il cuore pesante vorrei sentire il rumore del mare, perdermi in esso; essere me senza dover essere qualcosa che non mi appartenga. Siamo maledettamente monotoni, giriamo intorno al dio denaro, chiedendo più tempo, più spazio, più vita, e non sappiamo apprezzare la magia di un istante che precede un bacio.

Ci uccidiamo e ci piangiamo a vicenda.
Abbiamo l’errata convinzione che per vivere bene dobbiamo fare male a qualcuno, quando la chiave per vivere bene sta proprio nell’amare l’altro.
Potremo abbattere barriere tanto invisibili quanto inutili, fatte di lingua, di colore, di religione e di potere ed essere finalmente al mondo per abitarlo insieme.

Perdonami Vita per tutti i giorni che perdo in conti di logica senza logica.
Perdonami se ho pianto invece di urlare.
Perdonami se ho urlato invece di piangere.
Perdonami Vita se ho deciso di cercare come funzioni, come esisti, invece che viverti.
Ho cercato chi eri, senza chiedermi come eri.
Perdonami Vita se ti ho perso a forza di capire come possederti.

Ci perdiamo in parole che non conosciamo e non ci giochiamo mai, le usiamo, le sfruttiamo, ma non le amiamo.
Come siamo folli in maniera sbagliata.

 Vedo qualcuno che finge di avere un raffreddore, per non andare a lavoro, e avere la possibilità di spogliarsi davanti al mare d’inverno correndo con tutto il fiato che gli abita nei polmoni.
Lui si che sente il rumore del mare.
Forse poi avrà davvero un raffreddore, ma è fuggito dalla monotonia quotidiana che ci schiaccia.

mare

Folle!
Folle in maniera giusta!
Non abbiamo il coraggio di essere come lui, abbandonare la convenzione per un giorno, per indossare la nostra vera essenza.
Chi è tra tutti il vero folle?

Vestiti di te stesso, scappa, prenditi il tuo spazio, urla, piangi; sii folle!
Voglio essere folle, se folle ha il significato di essere veri, di essere vivi.

Sii come non hai mai avuto il coraggio di essere, sii come chi ti governa non si aspetta.

Sii, in te stesso, completamente libero!

Stacca dal ruolo che non è tuo, almeno un giorno, vivi come vorresti, assapora l’alba al mare e il tramonto in montagna; assapora la vita!
Concediti, come me oggi, un flusso di coscienza per far parlare la tua mente e far scrivere il tuo cuore. Così sentirai il rumore del mare e potrai essere libero, anche se in catene invisibili, anche se in giacche troppo scure che non rispecchiano il tuo essere vivace.

Dovremmo vivere nella vera incertezza che domani non è certo, e quindi oggi è l’occasione per rendere reale il nostro sogno di invecchiare con alle spalle una vita vissuta davvero, e non essere ora, giovani e già morti, schiacciati da un sistema che non si preoccupa se la notte il mal di vivere non l’ha fatto dormire.

 Almeno un giorno, corri dalla vita che paga meno in denaro, ma di più in sorrisi.
Sii sempre il controsenso che nessuno vuole: ama di più, abbraccia di più, sii più umano.

Vanessa Romani

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